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Bergamo, lavoratore in bicicletta travolto a fine turno

Foto: Pashminu Mansukhani Pixabay
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La Cgil provinciale lancia l'allarme sulla crescita della logistica e pone l'urgenza di pensare a una viabilità a misura di chi ci lavora. Molti gli stranieri con bassi salari e che non hanno un mezzo proprio

Sono per loro natura isolati, spesso nel mezzo della campagna, lontani dai centri abitati e collocati lungo snodi viabilistici strategici: nella Bassa Bergamasca si moltiplicano i centri della logistica, in un boom che va ben oltre la presenza di Amazon e che conta Italtrans a Calcio, Covo e Calcinate, Kamila a Brignano, Bracchi a Fara, il centro di distribuzione Md a Cortenuova, Vgp Group a Calcio e il polo logistico Finiper a Casirate, giusto per citarne alcuni.

Per Italtrans - sembrerebbe come interinale - lavora il ventiquattrenne pachistano travolto e gravemente ferito mercoledì pomeriggio sulla strada provinciale 102 a Calcio, mentre rientrava dal lavoro in bicicletta.

“Il comparto della logistica nella zona della pianura bergamasca è in pieno sviluppo, e trasformerà nei prossimi anni il volto di quella porzione di territorio. Ora, dentro quei capannoni, alle dipendenze dirette e, molto più di frequente, indirette, tra agenzie interinali e cooperative, ci sono lavoratori che guadagnano salari modesti” spiega oggi Marco Sala, segretario generale della Filt Cgil di Bergamo. “Lo vediamo dalle loro buste paga, quando vengono nelle nostre sedi o quando li intercettiamo sul territorio: spesso si tratta di cifre sotto i minimi contrattuali o ai limiti della legalità nel sistema di appalti di frequente opaco. Per i compensi bassi, si tratta di un’occupazione lasciata ai cittadini stranieri, che –proprio per i magri guadagni– non dispongono di mezzi propri, nessuna auto con cui recarsi al lavoro. Molti usano la bicicletta, percorrendo, anche a tarda sera o prima dell’alba, a seconda dei turni, strade fortemente sollecitate dal passaggio di mezzi pesanti”.

“Bene gli investimenti, bene la creazione di posti di lavoro, ma torniamo a ripetere – ormai lo facciamo da anni – che il boom dei poli logistici deve andare di pari passo a una crescita di tutele (e stipendi) per i lavoratori” prosegue Sala. “Questo può avvenire anche cominciando a tutelare i percorsi casa-lavoro. Gli enti locali che prendono in considerazione le autorizzazioni da rilasciare ai nuovi insediamenti devono cominciare a immaginare, nell’imposizione degli oneri di urbanizzazione, opere che non siano solo funzionali alle aziende, come le mille rotonde utili ai camion che circolano nella zona. Si realizzino anche percorsi sicuri, piste ciclabili interconnesse e davvero funzionali (magari non come quella che gira attorno allo stabilimento Amazon a Casirate e che finisce nel nulla). Si deve permettere ai lavoratori di raggiungere in sicurezza queste enormi cattedrali nel deserto, e poter tornare a casa a fine turno senza rischiare la vita. Nel frattempo, proseguiremo da parte nostra a spingere per un aumento degli stipendi e un miglioramento delle condizioni di lavoro dentro i capannoni e sui camion”.