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Automotive

Sciopero riuscito, Gianetti Ruote si ferma

Foto: www.facebook.com/fiomcgilbrianza
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Alta adesione allo stop e alla manifestazione dei 152 lavoratori dell'azienda metalmeccanica di Ceriano Laghetto, dopo la decisione della multinazionale di chiudere lo stabilimento. Fiom Cgil: "Il tavolo al Mise, convocato per il 22 luglio, abbia come obiettivo l'individuazione di una soluzione industriale"

Alta adesione allo sciopero dei lavoratori della Gianetti Ruote di Ceriano Laghetto (Monza), cui il 5 luglio scorso è stata comunicata la chiusura dello stabilimento, con il conseguente licenziamento dei 152 dipendenti. In occasione dello stop di otto ore si è tenuta anche una manifestazione davanti alla sede della Provincia per chiedere il ritiro della procedura di licenziamento e una soluzione industriale, cui hanno partecipato anche delegazioni delle aziende del settore di altri territori, come la Rollon, azienda del gruppo Timken che lunedì 19 ha annunciato la chiusura del sito di Brescia.

“Il tavolo per la vertenza della Gianetti Ruote, convocato al ministero dello Sviluppo economico il 22 luglio prossimo, deve tener conto della mobilitazione del settore e avere come obiettivo prioritario di individuare urgentemente una soluzione industriale per la ripresa delle attività e il ritorno al lavoro di tutte le lavoratrici e i lavoratori”, spiegano Simone Marinelli (coordinatore nazionale automotive per la Fiom Cgil) e Pietro Occhiuto (segretario generale Fiom Cgil Monza e Brianza).

Quella di Gianetti Ruote è una vertenza che “si somma alla Gkn, alla Timken e alle tante crisi industriali aperte nei tavoli al ministero e che attendono risposte, alcune da troppo tempo, come la Blutec di Termini Imerese”. Marinelli e Occhiuto sollecitano il governo a “non essere spettatore dei cambiamenti che il settore automotive sta affrontando. Manca un piano di politica industriale, mancano regole e strumenti per impedire che la transizione diventi un’emergenza sociale e che sia gestita dai fondi di investimento o da grandi gruppi multinazionali a discapito delle lavoratrici e dei lavoratori e della tenuta industriale del nostro Paese”.