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Siderurgia

Ex Ilva, il piano industriale delude tutti

Foto: Ruggiero Filannino (da Twitter)
Tommaso Di Felice
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Gli investimenti promessi da ArcelorMittal e Invitalia fino al 2025 (circa 2,15 miliardi di euro) non convincono i sindacati, che chiedono più garanzie per il futuro e la sicurezza dei lavoratori. “Tempi troppo lunghi”, osserva la segretaria generale Fiom Cgil Francesca Re David, chiedendo di “confermare obiettivi e vincoli occupazionali sanciti dall'accordo sindacale del 2018 firmato dalle parti e dal governo”

Il piano industriale 2021-2025 va cambiato. È questa la richiesta della Fiom Cgil a Invitalia e ArcelorMittal, formulata nella serata di martedì 12 gennaio al termine del primo incontro dell’anno sull’ex Ilva. “La prospettiva – ha spiegato la segretaria generale Francesca Re David – di un piano industriale che si allunga fino al 2025, e che prevede molta cassa integrazione e nessun vincolo occupazionale in grado di riassorbire l’insieme della forza lavoro, compresi coloro che sono ancora in amministrazione straordinaria, rappresenta per noi un’ipotesi che deve essere cambiata”.

Il meeting fa seguito agli incontri di dicembre, con i quali sono stati decisi i coinvestimenti di Invitalia e l’ingresso dello Stato nel capitale della multinazionale dell’acciaio. Il piano industriale 2021-2025 presentato nella sede di Confindustria, frutto dell’accordo con il governo, prevede di portare a pieno regime la produzione industriale degli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure. La dirigenza ha anche garantito il reimpiego di tutti i 10.584 occupati e, se oggi sono 4 mila i lavoratori in cassa integrazione, il piano industriale ne prevede 1.200 tra cinque anni. Per quanto riguarda la produzione, si passerà dai 3,4 milioni di tonnellate del 2020 agli 8 milioni di tonnellate di acciaio del 2025, a pieno regime.

L’amministratore delegato di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, ha illustrato le risorse che saranno impiegate sia sul fronte industriale sia su quello ambientale, altro nodo cruciale della vicenda: il piano prevede investimenti per 310 milioni nel 2021, e poi a salire 412 nel 2022, 433 nel 2023, 427 nel 2024 e circa 300 nel 2025. A questi si aggiungono i 270 milioni di euro già stanziati nel 2020. Gli investimenti includono il rifacimento dell’altoforno 5 di Taranto, il più grande d’Europa, spento dal 2015. L’altoforno 4 marcerà all’85% della produzione, fin quando non saranno completati i lavori di ammodernamento e messa in sicurezza dell’impianto. Complessivamente, ArcelorMittal Italia si è posta l’ambizioso obiettivo di investire 2,15 miliardi di euro, che includono anche la costruzione di un forno elettrico entro il 2024.

“Le linee guida presentate e i risultati del 2020 si collocano all’interno di una strategia che dovrebbe fare del 2021 un anno di svolta per il gruppo siderurgico”, ha proseguito Re David, precisando che, in realtà, ci sono “molti elementi di indeterminatezza e anche di contraddizione con l’azzeramento degli investimenti in manutenzione ordinaria e straordinaria di questi mesi che ha reso le condizioni di sicurezza negli stabilimenti particolarmente difficili”. E sul tema della sicurezza, la segretaria generale della Fiom Cgil ha rimarcato che “proprio oggi (ieri, ndr) si è verificato un altro incidente nello stabilimento di Genova, in cui si è staccato una lamiera di rivestimento della parete superiore di un capannone”.

I sindacati esigono maggiori garanzie sulla piena occupazione della forza lavoro, giudicando i tempi di attuazione del nuovo piano industriale “troppo lunghi”. Le organizzazioni dei lavoratori, inoltre, chiedono di poter riassorbire nell’ex Ilva gli operai in cassa integrazione. “È evidente – ha concluso la segretaria generale Fiom Cgil Francesca Re David – che per quanto ci riguarda l’obiettivo della trattativa non può che essere quello di confermare gli obiettivi e i vincoli occupazionali sanciti dall’accordo sindacale del 2018 firmato dalle parti e dal governo”.

Scettico anche Rocco Palombella, segretario generale Uilm Uil, che segnala una chiusura di ArcelorMittal a confrontarsi sui temi cari ai sindacati. “È inaccettabile che un’intesa, che stabilisce l’ingresso dello Stato attraverso Invitalia, preveda migliaia di lavoratori in cassa integrazione per i prossimi cinque anni e tempi troppo lunghi per la realizzazione del piano industriale". Palombella sottolinea come “Invitalia e ArcelorMittal prevedono una fumosa garanzia occupazionale per i propri dipendenti entro il 2025”, auspicando per questo motivo un “coinvolgimento diretto del governo per un confronto senza pregiudiziali”.

Il segretario generale della Fim Cisl Roberto Benaglia, infine, ha già annunciato che ci saranno altri confronti, visto che l’accordo tra i sindacati e l’azienda coinvolgerà anche il governo. “Incombe un grandissimo uso degli ammortizzatori e una grandissima incertezza sugli assetti finali”, ha precisato al termine dell’incontro: “Quindi abbiamo chiesto di poter arrivare a un accordo sindacale passando per confronti sito per sito, per poter approfondire e non prendere a scatola chiusa le indicazioni di ArcelorMittal”.