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L'intervista

Liberiamo il lavoro

Roberto Greco
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Il 4 e 5 settembre si tiene l'ottava edizione delle Giornate del lavoro, organizzate dalla Cgil Basilicata. Il segretario regionale Angelo Summa: "L'attuale sistema è inadeguato. A breve potremmo trovarci con un -11% di Pil e con 5.000 occupati in meno"

"Un mondo nuovo, liberiamo il lavoro" è il titolo dell’ottava edizione delle Giornate del lavoro organizzate dalla Cgil Basilicata, che quest’anno si terranno il 4 settembre a Matera e il 5 settembre a Potenza. Su questo, abbiamo intervistato Angelo Summa, segretario generale della Cgil regionale.

Le Giornate del lavoro, da voi organizzate, stanno diventando un appuntamento rituale per il sindacato...

Certo, un appuntamento ormai abituale che teniamo da otto anni e che nel corso del tempo ha assunto una valenza nazionale, anche perché facciamo quasi sempre da apripista alle analoghe iniziative delle altre strutture regionali della Confederazione. Le nostre Giornate si sono sempre connotate anche per la qualità e lo spessore dei partecipanti ai dibattiti, dal magistrato Nicola Gratteri al giurista Giovanni Maria Flick e a tanti altri. Segnalo poi che Laboratorio Sud, il progetto sulla questione Mezzogiorno per fare sistema con le Regioni, messo a punto dalla Cgil, venne lanciato da Susanna Camusso nel 2015 proprio dal nostro palco. E a distanza di cinque anni, il tema continua ad essere di grande attualità, in quanto manca tuttora una strategia di coordinamento fra lo Stato e le Regioni; e mentre il gap fra il Sud e il resto del Paese è aumentato sul fronte delle infrastrutture, della mobilità, dei servizi, del welfare, le risorse da destinare al Meridione risultano in diminuzione: la famosa clausola del 34% prevista dall’attuale governo nel Piano per il Sud, e che avevamo accolto assai favorevolmente, di fatto, si è fermata al 26-27%.    

Quali sono i temi di discussione al centro delle Giornate del lavoro di quest’anno?

In primis, si parlerà dei problemi legati alla scuola, nell’ambito del dibattito su "Mezzogiorno, istruzione e cultura", in programma a Matera il 4 settembre, che vedrà la partecipazione di Giuseppe Provenzano, ministro per il Sud, Gianna Fracassi, vicesegretaria generale della Cgil, Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali, Francesco Sinopoli, segretario generale Flc Cgil, Patrizio Bianchi, professore di Economia e management. Il tema è di grandissima attualità, vista l’imminente riapertura delle scuole, proprio in concomitanza con il riesplodere dei contagi da Coronavirus, e comunque in una difficile e ancora non chiara gestione della coesistenza con la pandemia in atto. La pandemia ha messo in evidenza un modello di sviluppo sbagliato e la scuola è l’emblema di tutte le inadeguatezze e precarietà esistenti nel nostro Paese, dalla piaga dell’abbandono scolastico ai disinvestimenti fatti negli ultimi anni in tema di istruzione, e, non da ultimo, le carenze legate ai trasporti, del tutto insufficienti rispetto al numero di bambini e ragazzi che si servono quotidianamente dei mezzi pubblici per andare a scuola.

Oltre alla scuola, è proprio tutto il modello di sviluppo nazionale da cambiare?

Se il modello di sviluppo economico e sociale del nostro Paese, in particolare della Basilicata, dove la crisi pandemica ci ha solo sfiorato, è andato in crisi, vuol dire che quel modello di sviluppo va cambiato e che è un modello inadeguato, che le politiche economiche e le leve su cui abbiamo agito sono leve sbagliate. Dovremmo agire su nuove leve, su cui posizionare la visione programmatica. Il nostro ultimo rapporto Ires Cgil sulla Basilicata post Covid ci dice che a settembre potremmo trovarci con un -11% di Pil e con 5.000 occupati in meno. Ciò significa che dobbiamo ripensare completamente la politica allocativa delle risorse pubbliche che avremo a disposizione e con l'accordo in Europa ne avremo a disposizione anche tante. È evidente che c'è da leggere una nuova visione di modello di sviluppo che sta dentro il potenziamento del welfare e della sanità pubblica.

 

Quella della sanità è l’altra grande questione fondamentale che affronterete durante le vostre Giornate del lavoro?

Sì, ne parleremo approfonditamente a Potenza, durante la seconda Giornata del lavoro. “Il diritto alla salute è un bene pubblico universale", recita il titolo della nostra tavola rotonda, che avrà come illustri ospiti il ministro della Salute, Roberto Speranza, Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna, Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’istituto Spallanzani, Vito Bardi, presidente della Regione Basilicata, e il leader della Cgil, Maurizio Landini. La crisi pandemica ha messo in ginocchio il nostro sistema sanitario, già di per sé fragile, soprattutto nel Mezzogiorno, sottoposto a circa vent’anni di tagli indiscriminati. Laddove c’era un sistema pubblico forte e radicato, l’organizzazione ha retto e i risultati sono stati soddisfacenti; viceversa, laddove il sistema era in mano soprattutto a privati, è stato uno sfacelo, con gravi ripercussioni sulla salute dei cittadini, come tutti noi abbiamo avuto modo di vedere. Proprio l’emergenza sanitaria che ci ha colpito, ci insegna che è prioritario ora avviare un piano di grandi investimenti nel settore, perché il diritto alla salute di tutti i cittadini è la premessa fondamentale per un nuovo modello di sviluppo socio-economico, che promuova anche un rapporto più stretto con il territorio. 

Insomma, qual è il tuo giudizio sulla sanità della tua Regione?

Io credo che la sanità debba essere il volano di una Basilicata che negli anni passati è stata anche una Basilicata avanzata sulla sanità. Oggi, dopo diciotto mesi di governo di centrodestra in Basilicata, non c'è un atto di programmazione sanitaria, uno che sia uno. E quando si governa una Regione, attraversata anche da una crisi pandemica come quella che abbiamo, non aver avuto neanche la responsabilità di misurarsi con il quadro riformatore di un territorio come il nostro, credo che questo sia un vulnus molto, ma molto, preoccupante.

A proposito di ripresa, l’occasione di riscatto che arriva dall’Unione europea attraverso il Recovery fund, è di quelle da non perdere per il rilancio del nostro Paese.  

Sicuramente. Siamo in una fase storica molto delicata e l’utilizzo delle risorse del Recovery fund può aprire una prospettiva diversa anche nel quadro della lotta alle diseguaglianze. Il 15 ottobre prossimo il nostro governo presenterà il suo programma di investimenti al Parlamento europeo, che, secondo noi, dovrà vedere al centro come prioritari grandi progetti sul welfare e la sanità pubblica. Il governo non può continuare a esercitare in solitaria la sua funzione esecutiva: serve il confronto diretto e costante con i cittadini, che negli ultimi tempi è stato assai ridotto. A nostro giudizio, si è creato un vero e proprio vulnus che va superato al più presto. Ne va della tenuta della nostra democrazia, che è fondata sulla partecipazione e il confronto, non dobbiamo mai dimenticarlo”.