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La storia

Le fragole di Sofia

Simona Ciaramitaro
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In Veneto una giovane imprenditrice, nella sua azienda agricola ad alta tecnologia, assume sei persone rimaste disoccupate a causa della crisi da Covid-19. Le preoccupazioni per il futuro non mancano e l'unica cosa che sa è che ora bisogna solamente darsi da fare

Si chiama Sofia Michieli, ha 24 anni, è un’imprenditrice agricola di Crespino, in provincia di Rovigo, e in piena crisi da Covid-19 ha assunto sei giovani che avevano perso il lavoro proprio a causa della chiusura forzata dei bar e dei ristoranti nei quali si guadagnavano da vivere. Una notizia in controtendenza rispetto a tutte quelle che abbiamo sentito negli ultimi due mesi e che riguardano il mondo del lavoro. “Il settore agricolo non è rimasto bloccato in questo periodo – ci dice Michieli -, quindi abbiamo continuato a lavorare con la nostra squadra di sei persone, ma la fragola è stagionale, con picchi di raccolta, quindi abbiamo deciso di incrementare la squadra e abbiamo trovato la disponibilità di sei persone giovani che erano rimaste a casa senza lavoro. Noi avevamo bisogno di manodopera, loro avevano bisogno di lavorare: ci siamo incontrati e abbiamo costruito questo percorso insieme. Non avevano esperienza in questo settore, ma abbiamo insegnato loro come lavorare”. L’azienda si è naturalmente attrezzata per rispettare le nuove esigenze di sicurezza sanitaria.


Sofia Micheli dal 2018 ha dato il via alla coltivazione ad alta tecnologia di fragole in serra, anche perché è quella che si dice una figlia d’arte. “I miei genitori sono imprenditori agricoli – racconta -  coltivavano già mais, soia frumento e hanno anche un allevamento”. È stata la sua scelta di studiare Scienze e tecnologie agrarie, insieme alla sua tenacia, a fare operare lo scatto di qualità all’azienda di famiglia attraverso la diversificazione della produzione. Ha scelto il settore orticolo e ha pensato di importare dall’Olanda il sistema up&down per la coltivazione delle piante, “che consente di coltivare molte più piante di quelle possibili in pieno campo sulla stessa superficie”. Si tratta infatti di una “coltivazione a due piani mobili, con canaline ancorate al soffitto attraverso dei fili, così che rimangano appaiati durante la crescita e poi, alternativamente, si possano abbassare ad altezza uomo per la raccolta e le operazioni colturali”. La giovane imprenditrice sottolinea l’importanza della sua formazione: “Sto terminando gli studi, entro ottobre, e per me l’istruzione è quella che consente di avere lo spirito critico, autonomo, indipendente e che ti permette di fare un percorso di ragionamento”.


E il futuro? “Se parliamo delle mie serre, le preoccupazioni sono indipendenti dal Covid, ma si sono accentuate con la pandemia, soprattutto in relazione all’andamento terribilmente altalenante dei prezzi e all’assoluta imprevedibilità, questa è la paura attuale. Dando uno sguardo oltre la coltivazione in serra, la paura grande per il futuro è di come sarà l’economia dopo, quando sarà passato questo momento negativo per la salute. Come ripartiremo? Le persone potranno avere un lavoro? Quale sarà il reddito medio di una famiglia? La vita sarà la stessa? No, boh, chi lo sa?… Adesso sappiamo solo che dobbiamo darci da fare e null’altro”.