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L'ipocrisia di Whirlpool: riaprire per poi chiudere

L?ipocrisia di Whirlpool: riaprire per poi chiudere
Stefano Milani
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La proprietà americana chiede l'avvio della produzione come da decreto del governo. Per i sindacati metalmeccanici si tratta di una fastidiosa provocazione: riapriamo il confronto con l'azienda, al lavoro solo con la massima sicurezza

La quarantena della Whirlpool non è esplosa in questa emergenza Covid-19, ma ben prima. E la colpa non è dettata da un virus più o meno improvviso, bensì dalla decisione ponderata della proprietà americana di chiudere lo stabilimento di Napoli e mandare a casa migliaia di lavoratori. La stessa proprietà che adesso, in piena pandemia, chiede la ripresa delle attività come se nulla fosse. Un ossimoro o meglio “una provocazione” secondo i sindacati dei metalmeccanici che fanno muro contro una decisione pericolosa. Tutto nasce, denuncia la Fiom, venerdì scorso quando l’azienda di elettrodomestici ha comunicato alle organizzazioni sindacali e alle Rsu dei vari stabilimenti italiani la decisione di ricominciare a produrre a partire dal 15 aprile. Decisione giustificata come conseguente al decreto del governo che fa riaprire il commercio al dettaglio in negozi non specializzati di elettrodomestici.

Ma “il decreto non prevede la ripresa della fabbricazione di elettrodomestici – spiega Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom –. Infatti l'azienda intende passare dalle richieste in prefettura utilizzando il silenzio-assenso dei prefetti previsto per le filiere”. Invece “tutte le Rsu – continua la sindacalista delle tute blu della Cgil – hanno ribadito la necessità di prepararsi con la sanificazione dei locali e approntare tutte le misure di sicurezza per quando (presumibilmente il 3 maggio, ndr) la nuova normativa nazionale riaprirà la produzione per gli elettrodomestici”. Tibaldi sottolinea anche la contraddizione tra questo atteggiamento dell'azienda e la persistente decisione di chiudere la sede di Napoli. Per questo “chiediamo al governo di far rispettare le norme che ha definito e auspichiamo l'immediata ripresa del confronto sulla vertenza Whirlpool”.

Contraria anche la Fim, secondo la segretaria nazionale Alessandra Damiani “la riapertura è una forzatura” e denuncia il tentativo di “far ricorso alla richiesta di autorizzazione al prefetto poiché ritiene di rientrare nella filiera collegata al commercio di elettrodomestici”. Di conseguenza “ci attiveremo presso i prefetti e le Regioni interessate per segnalare la nostra contrarietà. In ogni caso, la ripresa dell'attività lavorativa non può essere messa in primo piano rispetto alla salute dei lavoratori e alla condivisione e individuazione dei protocolli necessari a mettere in sicurezza gli stabilimenti.

Stessa lunghezza d’onda per la Uilm; anch’essa ritiene che “non ci siano i presupposti per ripartire. A prescindere dall'autorizzazione prefettizia, non sussistono ancora le condizioni di sicurezza che come sindacato reputiamo del tutto essenziali per poter parlare di una ripresa del lavoro. Chiediamo a Whirlpool di fermarsi, di non ripartire il giorno 15 e di intraprendere subito il confronto col sindacato in tutte le unità produttive, affinché siano predisposte le massime misure di sicurezza possibili. Siamo consapevoli che la chiusura generalizzata non potrà essere infinita, mentre l'emergenza Covid-19 purtroppo si preannuncia molto lunga, ma la sicurezza deve restare al primo posto”.

Ma la preoccupazione non è solo dei lavoratori di Napoli, anche i colleghi dello stabilimento della Whirlpool di Cassinetta di Biandronno, in provincia di Varese, parlano di “vera e propria forzatura”. In una lettera indirizzata al prefetto, Fim, Fiom e Uilm provinciale scrivono che quella dell’azienda sarebbe un’interpretazione molto estrema del concetto di “filiera” essenziale a differenza della finalità delle previsioni contenute nei Dpcm emanati nelle scorse settimane fino al 10 aprile. “Riteniamo non sostenibile la continuazione delle attività a prescindere dalla comunicazione che Whirlpool Le ha inviato – si legge nella missiva –. Con l'aggravante della dimensione molto rilevante dello stabilimento in questione, con molte maestranze che si recano al lavoro da numerosi Comuni della Provincia e fuori Provincia, finanche con l’utilizzo di mezzi pubblici e quindi con un rischio molto elevato di diffusione del contagio. Restiamo disponibili per ogni chiarimento anche di dettaglio sulla situazione descritta”.