Il 18 settembre 2008 un commando armato fa irruzione all’interno della sartoria Ob Ob Exotic Fashion a Ischitella, frazione di Castel Volturno, uccidendo sei immigrati africani. Sono Kwame Antwi Julius Francis, Affun Yeboa Eric, Christopher Adams del Ghana, El Hadji Ababa e Samuel Kwako del Togo e Jeemes Alex della Liberia. Tutti giovanissimi: il più grande ha appena 30 anni. Sono muratori, sarti, braccianti agricoli. “Uno di loro – racconta Antonio Casale del Centro Fernandes – il giorno dopo avrebbe dovuto cominciare a lavorare in un bene confiscato. Lo avevamo aiutato noi”. Nessuno di loro ha precedenti o contatti con contesti criminali legati alla mafia nigeriana o a quella locale. La loro unica colpa, forse, il colore della pelle. Sono vittime innocenti. A ordinare quella strage (poi ribattezzata “strage di San Gennaro”, perché avvenuta alla vigilia della ricorrenza del santo patrono di Napoli), fu il boss del clan dei Casalesi, Giuseppe Setola.
A distanza di 18 anni da quella strage, grazie al lavoro portato avanti dalla comunità locale, dalla Chiesa, dalle associazioni e dai sindacati si è creato un modello di integrazione e inclusione. Un lavoro che oggi il governo rischia di vanificare, con la decisione di costruire proprio a Castel Volturno un Centro per il Rimpatrio (CPR) che possa ospitare circa 200 migranti, su un’area naturalistica di proprietà del demanio in località La Piana. Costo dell’operazione: 43 milioni di euro. “Soldi – spiega la segretaria Cgil Napoli e Campania, Elisa Laudiero – che dovrebbero essere investiti in istruzione, sanità e servizi per questa comunità e questo territorio, vengono invece destinati alla costruzione di un carcere”.
Contro questo progetto si sono subito schierati gli stessi migranti che da anni vivono sul territorio, la Chiesa con in testa il vescovo di Capua e Caserta, monsignor Pietro Lagnese, la Regione Campania e i sindacati, con la Cgil che ha aderito al comitato regionale No Cpr ed è tra i promotori della manifestazione nazionale in programma il prossimo 24 ottobre per dire “No al Cpr né a Castel Volturno né altrove”.






















