Clima d’odio in provincia di Bologna dove l’ennesimo fatto di cronaca che riguarda una scuola irrompe tra le notizie battute dalle agenzie nella mattinata di sabato scorso, 3 ottobre. Nel centro alle porte del capoluogo emiliano, infatti, è stato dato alle fiamme lo striscione “Qui nessun* è stranier*” che la comunità educante e il sindacato, Cgil ed Flc in prima fila, sta affiggendo su molti istituti del Paese in risposta alla volontà del governo di imporre quote massime per i figli dei migranti dentro alle classi. Alla Daneo di Genova vennero chiamate le forze dell’ordine perché lo rimuovessero, stavolta il messaggio di protesta è stato bruciato, nonostante stiamo parlando di un asilo. 

Caforio, Flc Cgil provinciale: “Bologna accoglie, non discrimina e dice no al DL Scuola”

La reazione della provincia e della città non si è fatta attendere e ieri mattina, 4 ottobre, nonostante fosse domenica, decine e decine di scuole, a Bologna e provincia, hanno appeso striscioni, cartelli e manifesti per ribadire che nelle scuole nessuno è straniero. L’iniziativa, lanciata a livello nazionale dalla Flc Cgil, è la risposta delle scuole al clima di tensione e attacco frontale continuo alla libertà di espressione. “I fatti del 25 settembre alla scuola Daneo di Genova hanno mostrato come un semplice striscione realizzato da genitori e bambini, recante la scritta ‘Qui nessun* è stranier*’, sia diventato così scomodo da dover essere rimosso con forza e urgenza dalle forze dell’ordine di fronte agli stessi alunni – scrive Gabriele Caforio, segretario generale Flc Cgil Bologna, in una nota –. La ricerca di consenso elettorale da parte del governo ha spostato il dibattito attorno alla scuola pubblica verso pericolosi estremismi di destra. Il DL scuola, approvato con decretazione d’urgenza dal Consiglio dei Ministri lo scorso 24 settembre, travalica l’argine rappresentato dalla nostra Costituzione – prosegue – e porta la discussione in una cornice di discriminazione e compressione dei diritti. Un decreto che non prevede nulla su salari e precariato e che fa solo propaganda ideologica sulla pelle degli studenti, trasformando l’accesso all’istruzione in una bandiera ideologica”.

La Carta costituzionale è chiara, ribadisce il sindacato: “l’articolo 3 afferma il principio di uguaglianza e impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, che impediscono il pieno sviluppo della persona. L’articolo 34 stabilisce che la scuola è aperta a tutti.
Questi principi valgono per ogni bambina, bambino, ragazza e ragazzo, indipendentemente dalla loro origine, cultura e tradizione. Saremo in piazza il 17 ottobre a Roma assieme alla rete de La Via Maestra per ribadirlo ancora una volta”.

“L’inclusione non si attua guardando al numero degli studenti stranieri nelle classi o prevedendo multe per i genitori che non frequentano i corsi d’italiano – conclude Gabriele Caforio –. Si attua, invece, creando classi con un numero di studenti adeguato. La scuola ha bisogno di abbassare il tetto al numero di alunni per classe imposto dal DPR 81/2009, ha bisogno di maggiori investimenti sugli organici, sulla stabilizzazione del precariato, sul tempo scuola e ha la necessità di essere più aderente alla realtà nella quale si trova puntando sulle figure specializzate a partire da mediatori linguistici e psicologi. La scuola pubblica, con le sue lavoratrici e lavoratori, garantisce la libertà di insegnamento, attua la Costituzione e la rende concreta ogni giorno, non fa propaganda e non discrimina”.