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L'opinione

I nostri centri? Non sono progettati per i suv

Patrizia Pallara
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Il ricercatore del Cnr e divulgatore scientifico Mario Tozzi perora il limite dei 30 km/h nelle città italiane, per salvare vite e fare spazio alle bici

Ne è convinto Mario Tozzi, geologo, primo ricercatore del Cnr, divulgatore scientifico, saggista, autore: bisogna mettere subito il limite dei 30 chilometri orari nelle città italiane, anche a Roma, per salvare vite e abbandonare l'auto privata. La conferma della validità di questo appello arriva dalla scienza.

Un manuale sulla sicurezza stradale del World Health Organization mette in correlazione in modo preciso la velocità di un veicolo con le possibilità di sopravvivenza di un pedone, calcolando la distanza di arresto. Ebbene, se l’auto va a 30 all’ora il pedone ha 9 possibilità di sopravvivenza su 10. A 40 km/h le chance si riducono a 7, a 50 km/h scendono a 1,5. “Più chiaro di così? – dice Tozzi -. Tra l’altro la maggior parte delle città italiane è stata costruita per i cavalli, le carrozze e gli uomini a piedi, non per i suv né per i tir.

Quindi, largo alla bici e ai suoi molteplici vantaggi: decongestiona il traffico, è più efficiente di qualsiasi vettura endotermica, non inquina, dura a lungo, pesa poco, si ripara con niente, non esce di moda, consuma poco, ti rimette in forma, permette la meditazione, non ha problemi di parcheggio”.

Ma la bici deve poter viaggiare in sicurezza. Anche qui le statistiche sono lampanti. “In Italia abbiamo la maggior parte di morti in bicicletta per urto con autoveicolo per chilometri percorsi – prosegue lo scienziato -. Vuol dire che noi non facciamo tantissimi chilometri in bicicletta, rispetto all’Olanda o alla Danimarca, ma per i chilometri che percorriamo registriamo relativamente più morti. Siamo completamente fuori scala rispetto al resto dell’Europa. Le critiche ai 30 km/h? Basta un dato: la velocità media nelle città è tra i 18 e 20 chilometri orari. Si corre tra un semaforo e l’altro, e si poi si resta in fila”.