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Focus

Regione che vai, emergenza che trovi

Foto: nonmisvegliate da Pixabay
Patrizia Pallara
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Dalla Campania all'Emilia Romagna passando per il Piemonte, una fotografia della situazione degli sfratti nel nostro Paese

Anche se l’emergenza abitativa e l’allarme sfratti dopo la fine del blocco riguardano tutta la Penisola, ogni regione presenta situazioni e numeri diversi. Ecco un breve viaggio in tre diversi territori, per scoprire a che punto siamo con gli accordi con le prefetture, qual è lo stato del patrimonio immobiliare, quante e quali le risorse stanziate per fare fronte alle difficoltà delle famiglie.  

Campania
18mila sfratti esecutivi in tutta la Campania, di cui 11mila solo a Napoli. In questa regione la moratoria decisa per la pandemia è finita il 7 gennaio, e anche se il boom delle esecuzioni ancora non si vede, in queste settimane partiranno le notifiche alle famiglie che devono lasciare casa. “Da fine febbraio partiranno centinaia di intimazioni, tra maggio e giugno assisteremo all’esplosione dell’emergenza che tutti temiamo – spiega Antonio Giordano, segretario generale Sunia Campania -.  Nonostante le risorse e la disponibilità delle istituzioni a mediare, la proprietà non accetta di contrattare e quando ottiene lo sfratto vuole l’alloggio libero. La prefettura ha predisposto un protocollo d’intesa tra sindacati, associazioni, istituzioni e proprietari, in procinto di essere firmato, che mira a monitorare la situazione degli sfratti e a individuare le alternative da offrire alle famiglie che devono lasciare casa. È una possibile risposta all’emergenza, dobbiamo verificare se funziona”.

Le resistenze dei proprietari di casa ad andare incontro agli inquilini è dimostrata dal fatto che anche in presenza di un aiuto pubblico, derivante dal fondo morosità incolpevole, solo in un caso su dieci si riesce a trovare un accordo. E anche i tentativi di rinegoziare il canone in piena pandemia è una strada che ha portato scarsi risultati. "Così, molte famiglie che non trovano spiragli nel mercato né pubblico né privato risolvono il problema con l’occupazione abusiva di immobili, un fenomeno che qui è dilagante – prosegue Giordano -. Stiamo parlando di 18mila alloggi occupati in tutta la Campania, secondo l’ultimo censimento degli enti. E poiché è emerso che molte occupazioni sono da attribuire alla camorra, che caccia le famiglie e si impossessa degli appartamenti, il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica sta procedendo allo sgombero dei palazzi occupati, sia pubblici che privati”.

Il Comune di Napoli, l’Acer e la Regione hanno presentato progetti di recupero urbano e riqualificazione edilizia con l'impiego dei fondi Pinqua, e prossimamente dovrebbe partire il piano per 18mila alloggi di edilizia pubblica con l'uso del Bonus al 110. Mentre la gran parte dei fondi del Pnrr sarà utilizzata per i rioni San Tommaso e San Francesco, circa 1.500 alloggi da recuperare. “Qualcosa si è mosso, anche se di nuovo c’è poco o niente – conclude Giordano -. Il grosso problema oltre alla qualità dei progetti presentati, è la vivibilità dei quartieri popolari. Si deve pensare al recupero dei manufatti ma anche ai contesti nei quali si trovano queste case. E poi i tempi: i soldi ci sono, bisogna usarli e farlo in fretta”.

Piemonte
“Abbiamo provato a fare una proiezione: solo a Torino e provincia si profilano 6mila sfratti, 8-9mila in tutta la regione. Perché nonostante il blocco, in questi due anni i proprietari hanno comunque dato avvio alle procedure esecutive, i provvedimenti sono stati emessi e quasi tutti hanno all’origine la morosità”. A parlare è Sergio Contini, segretario del Sunia del Piemonte, che non nasconde la preoccupazione per la situazione che sta per delinearsi dopo la fine della moratoria degli sfratti in una regione che dal punto di vista abitativo è considerata il Sud del Nord. “Finora le prefetture non hanno spinto il piede sull’acceleratore delle esecuzioni perché c’è grande consapevolezza che si rischia di mettere in mezzo a una strada migliaia di persone”.

A Torino come nelle altre province non ci sono protocolli d’intesa tra le parti, sindacati degli inquilini, associazioni dei proprietari e istituzioni, per graduare gli sfratti, trovare soluzioni per il passaggio da casa a casa, anche perché non c’è una normativa a livello nazionale. A questo si aggiunga che ai fondi statali per la morosità incolpevole e per il sostegno all’affitto il Piemonte negli ultimi tre anni non ha contribuito con risorse aggiuntive, come invece hanno fatto altre Regioni. Molti Comuni si erano già lamentati che gli stanziamenti erano esauriti e che non sarebbero riusciti a soddisfare le domande. “A fronte di 55mila alloggi di edilizia pubblica esistenti, tutti occupati, ci sono 20mila famiglie che hanno presentato richiesta e che hanno i requisiti – prosegue Contini -. Ma le case per loro non ci sono. Gli alloggi di edilizia popolare rappresentano il 3 per cento del patrimonio immobiliare complessivo, siamo al di sotto della media nazionale, che si attesta al 4 per cento. Anche quelli che verranno recuperati grazie ai fondi del Pnrr, circa un migliaio, sono praticamente una goccia nel mare”.

Poiché a livello nazionale il governo non ha stanziato un centesimo per il fondo di sostegno all’affitto nel bilancio previsionale, su questa voce non è prevista nessuna risorsa. Di conseguenza, i comuni non potranno intervenire in alcun modo per favorire i contratti a canone concordato. Senza contare che in tutta la regione gli accordi territoriali sono scaduti e dovrebbero essere rinnovati ogni tre anni con l’aggiornamento dei parametri. E anche in questo caso gli accordi non ci sono. In definitiva, le famiglie sotto sfratto non riusciranno a trovare risposte nel mercato pubblico e nemmeno in quello privato.

Emilia Romagna
In Emilia Romagna la tensione data dal rischio sfratti è relativamente più bassa rispetto ad altre regioni. Qui gli sfratti eseguibili sono 6-7mila, una realtà che però si scontra con la difficoltà di ottenere l’intervento della forza pubblica necessaria dopo il primo tentativo fatto dall’ufficiale giudiziario e non andato a buon fine. Per costruire un percorso che tenga conto e tuteli i nuclei familiari più disagiati a Bologna, dove si concentra il 45-50 per cento delle esecuzioni, la prefettura ha avviato una raccolta capillare di informazioni che incroci i dati dei tribunali, delle graduatorie per gli alloggi popolari, dei servizi sociali, in modo da individuare le situazioni più fragili. L’obiettivo è avere gli elementi per affrontare l’imminente emergenza e ridurne l’impatto, usando le risorse messe a disposizione dalla Regione e dal Comune.

“Una proposta innovativa, che abbiamo accolto positivamente perché supera il vecchio principio del protocollo e la semplice logica risarcitoria per la proprietà, ma prova a mettere a sistema tutto ciò che è disponibile, per trovare una soluzione caso per caso – spiega Valentino Minarelli, segretario Sunia Emilia Romagna -. Se un nucleo ha diritto alla casa dell’Erp, si accelera la consegna delle chiavi. Se è a carico dei servizi sociali e ci sono gli estremi per accedere all’alloggio per l’emergenza abitativa, si costruire una strada per entrare in quel percorso, e così via. Tutto questo però presuppone che ci siano alloggi popolari”.

Anche qui la nota dolente è questa: ogni anno si liberano 2mila case, che vengono poi riassegnate, ma la richiesta è alta: sono 18mila le famiglie in graduatoria, 50mila quelle che faticano a pagare l’affitto e che hanno presentato domanda di contributo. “A seguito delle nostre pressioni e della contrattazione portata avanti dal sindacato, la Regione ha allargato il contributo all’affitto stanziando fondi propri che, aggiungendosi a quelli statali, hanno consentito di coprire il 75 per cento delle domande – riprende Minarelli -. Inoltre, sono stati recuperati 1.200 appartamenti vuoti negli ultimi due anni e sono stati rinegoziati 700 affitti con il contributo della Regione, intervento che ha consentito di ridurre la morosità incolpevole”.

Anche in Emilia Romagna i soldi del Pnrr andranno a riqualificare gli alloggi popolari, case che hanno bisogno di interventi da 5-25mila euro prima di poter essere di nuovo riassegnate. Con il Covid e la riduzione dei redditi degli inquilini, infatti, l’ente non è in grado di programmare gli interventi di manutenzione straordinaria. Si stima che verranno riattribuiti 7-800 appartamenti all’anno, un numero del tutto insufficiente a rispondere alla domanda. “Gli unici interventi che il governo sta facendo è sull’acquisto della prima casa – conclude Minarelli -. Non vorrei rubare questo sogno ai giovani, ma il problema è che i giovani non se la possono permettere la casa di proprietà: il mercato del lavoro è sempre più precario e le banche non prestano un euro. In questo modo con gli aiuti che vengono erogati non interveniamo sulle disuguaglianze, ma le accentuiamo”.

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Patrizia Pallara

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