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Concorrenza

Multe ridotte (di poco) ad Amazon e Apple

Foto: www.news.biancolavoro.it
Cinzia Maiolini
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Per un errore di calcolo l'Antitrust corregge l'importo delle sanzioni, che restano comunque elevate. Ma la sostanza non cambia: le grandi piattaforme vendono servizi e prodotti propri in un mercato che loro stesse gestiscono

Una piccola correzione all’importo e al termine per il pagamento, ma le multe comminate dall’Autorità garante della concorrenza ad Amazon e Apple nelle ultime settimane rimangono elevate. Nel suo bollettino settimanale l'Antitrust italiana ha dichiarato di aver ridotto le multe precedentemente imposte ad Apple e Amazon rispettivamente di 20 e 10 milioni di euro, a causa di un errore materiale di calcolo.

Cambiano le cifre, ma non cambia la sostanza. Per Amazon l’attenzione del garante si è attestata sui servizi di logistica resi dalla piattaforma ai venditori per effettuare le consegne ai clienti. L’Autorità ha evidenziato come Amazon discrimini i venditori che non aderiscono ai suoi canali di logistica perché scelgono di gestire gli invii in autonomia.

Secondo quanto rilevato dal garante, Amazon avrebbe “danneggiato gli operatori concorrenti nel servizio di logistica per e-commerce”, giacché la società ha legato alla scelta di utilizzo del “servizio di logistica” di Amazon laccesso a un insieme di vantaggi che risultano essenziali per ottenere visibilità e, conseguentemente, con prospettive di migliori di vendite su Amazon.

Fino a poco tempo fa, infatti, chi voleva gestire gli invii in proprio, pur utilizzando la piattaforma e-commerce di Amazon, non poteva ricevere l’etichetta Prime, che è un elemento di grande propulsione all’acquisto per chi è abbonato al servizio. I venditori “autonomi”, inoltre, non potevano partecipare al Prime Day o al Black Friday e a tutti gli altri vantaggi e privilegi dati dalla visibilità sulla piattaforma.

Certo, aderire o meno ai canali di logistica Amazon ha un costo, ed è parimenti vero che nella logistica Amazon è divenuta un colosso, ma forse proprio perché offre maggiore visibilità ai prodotti dei venditori che vi si affidano. Come dire: se vuoi fruire della visibilità che la piattaforma ti può offrire, devi affidarti (e pagare) in esclusiva i suoi servizi di logistica. In questo caso, dunque, i danneggiati sono le altre aziende di logistica e le piattaforme di commercio on line diverse da Amazon.

La dicitura specifica del provvedimento di violazione riguarda l’art. 102 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea ed evidenzia che ”Amazon detiene una posizione di assoluta dominanza nel mercato italiano dei servizi di intermediazione su marketplace, che le ha consentito di favorire il proprio servizio di logistica, denominato Logistica di Amazon (Fulfillment by Amazon, c.d. FBA”), presso i venditori attivi sulla piattaforma Amazon.it ai danni degli operatori concorrenti in tale mercato e di rafforzare la propria posizione dominante”.

Ma qual è il punto dirimente su cui si attestano in generale le valutazioni dell’Autorità? Che le grandi piattaforme vendono servizi e prodotti propri in un mercato che loro stesse gestiscono.

L’Autorità è anche intervenuta su Apple e su Google. Per il garante “Google fonda la propria attività economica sull’offerta di un’ampia gamma di prodotti e di servizi connessi a Internet [...] basata anche sulla profilazione degli utenti ed effettuata grazie ai loro dati”, mentre “Apple raccoglie, profila e utilizza a fini commerciali i dati degli utenti attraverso l’utilizzo dei suoi dispositivi e dei suoi servizi. Quindi, pur senza procedere ad alcuna cessione di dati a terzi, Apple ne sfrutta direttamente il valore economico attraverso unattività promozionale per aumentare la vendita dei propri prodotti e/o di quelli di terzi.

Un tema, quello affrontato dall’Autorità garante della concorrenza, che ci riporta all’annosa questione della cessione dei dati effettuata dai singoli in fase di utilizzo di Apple e Google come di altre piattaforme. Giustamente l’Autorità interviene perché né l’una né l’altra piattaforma “hanno fornito informazioni chiare e immediate sull’acquisizione e sull’uso dei dati degli utenti a fini commerciali”, quelle informazioni che rendiamo loro, ad esempio, per attivare i servizi Google, indispensabili per far funzionate i nostri dispositivi o, ancora, quando creiamo una ID Apple.

Al di là dei ricorsi che le singole aziende fanno alle pronunce del garante, è evidente come questi temi siano sempre più preponderanti ed esigano interventi netti da parte delle Autorità indipendenti, ma anche una conoscenza e una consapevolezza diffusa da parte di cittadini e cittadine delle pratiche di questi big.

Cinzia Maiolini, responsabile Ufficio lavoro 4.0 Cgil nazionale