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Le infrastrutture

Sicilia, mobilità vo cercando

Colleferro, quale futuro © Marco Merlini Colleferro (Rm), 9 ottobre 2020 Il futuro incerto della città fabbrica Nella foto un treno frecciarossa nel tratto della Valle del Sacco
Foto: Marco Merlini
Roberta Lisi
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Strade e autostrade, ferrovie e porti, sono precondizioni per lo sviluppo. Ma nell'isola sembrano essersi fermate ad alcuni decenni fa. Ammodernare e ricostruire è indispensabile sia per creare lavoro diretto sia per spostare i prodotti locali nel mondo

Sono ormai decenni che, con fortune alterne, si discetta di ponte sullo Stretto di Messina. E sono ormai decenni che la rete infrastrutturale della Sicilia non vede gli investimenti di cui avrebbe bisogno. Strade dissestate che non vengono manutenute, viadotti insicuri che a volte franano e non vengono ripristinati. Ferrovie a scartamento ridotto. E quello che potrebbe essere una sorta di miniera a cielo aperto, il mare, che non viene sfruttato costruendo un sistema portuale e retroportuale adeguato ai tempi e alle esigenze. Forse, una delle ragioni dell’abbandono dell’allora Fiat dello stabilimento di Termini Imerese fu anche che lo sviluppo del trasporto marittimo per trasferire le auto prodotte in provincia di Palermo nel continente non si è mai realizzato.

“L’insularità e la sua posizione geografica periferica rispetto ai mercati europei e ai principali fornitori di materie prime costituiscono fattori limitanti per lo sviluppo della Sicilia", illustra Francesco Lucchesi, segretario regionale Cgil con delega alle infrastrutture: "Il nodo delle infrastrutture è centrale nella vita economica e sociale dei siciliani, ed è necessario a tal proposito esigere il primario diritto alla mobilità. Per questo l’annoso problema dei collegamenti interni, di quelli da e per l’isola, e nel suo complesso la continuità territoriale, dovrebbero occupare un posto di primo piano nell’agenda del governo regionale. Ma così non è”.

Nelle scorse settimane un'ispezione ministeriale ha definito "disastrosa" la situazione della A20, l’autostrada che collega Palermo con Messina. E non se la passa meglio la A18, quella che collega Messina con Catania. "Quella della rete autostradale è una situazione gravissima – sostengono Lucchesi e il segretario generale della Fillea Cgil Sicilia Giovanni Pistorio - perché mette a rischio la vita delle persone, ma anche perché pregiudica ogni ipotesi di sviluppo che vede centrale la situazione dei collegamenti e dei trasporti”. Cgil e Fillea chiedono “l’immediato intervento del Cas (Anas regionale, ndr) per la messa in sicurezza di gallerie, cavalcavia e di tutta l’autostrada, utilizzando le risorse già esistenti e altre dei fondi europei. Il ministero delle Infrastrutture è ora chiamato a vigilare affinché venga fatto il necessario per affrontare una situazione che ha dell’incredibile, ma che purtroppo è vera”.

La situazione delle strade e autostrade è quella appena descritta. Eppure, la maggior parte del traffico merci, sia quelle destinate all’interno dell’isola sia quelle che devono andare nel resto del Paese, viaggia su gomma perché le ferrovie – se possibile – sono messe ancora peggio. Basti pensare che la provincia di Ragusa, che annovera il mercato ortofrutticolo di Vittoria, il secondo per movimentazione di merci in Europa e il primo in Italia, è tagliata fuori da ogni collegamento ferroviario col capoluogo siciliano. Per non parlare dell’alta velocità, questa sconosciuta.

Il servizio ferroviario ordinario è quasi inesistente, ci sono 428 corse (lentissime) di treni regionali contro 2.396 in Lombardia. Eppure qualcosa si muove. “E’ importante l’investimento per i nodi ferroviari di Palermo, con il potenziamento infrastrutturale e tecnologico, e di Catania, con la sistemazione del nodo e del collegamento ferroviario con l’aeroporto", riprende il segretario regionale Lucchesi: "Rete ferroviaria italiana, nei suoi diversi interventi programmati, dal punto di vista sia infrastrutturale sia tecnologico, assicura che, per il raddoppio della linea Messina-Catania-Palermo, le risorse messe a disposizione consentiranno di innalzare la velocità fino a 250 chilometri orari e la conclusione per fasi permetterà progressive riduzioni dei tempi di percorrenza, a vantaggio delle persone che viaggiano per motivi di lavoro, studio e turismo".

A lavori ultimati, dunque, il viaggio tra Messina e Catania sarà coperto in 45 minuti, contro i 70 di oggi, e quello fra Catania e Palermo in un’ora e 50 minuti, con un risparmio di circa un’ora rispetto alla percorrenza attuale. "Nel medio periodo - aggiunge l'esponente sindacale - è atteso, con una tempistica già prevista, il potenziamento dell’asse ferroviario Salerno-Messina-Catania-Palermo e Messina-Palermo (linea tirrenica). Così sostiene Rete ferroviaria italiana, e noi auspichiamo che tali impegni possano tramutarsi in realtà nel più breve tempo possibile”.

Il mare, dicevamo. Altro che ponte tra le coste calabre e quelle messinesi. La Sicilia è – e così dovrebbe essere considerata – il vero ponte tra l’Italia e il Nord Africa. L’Italia è il primo Paese europeo per scambio marittimo coi paesi del Medio Oriente e Nord Africa. Inoltre, un campo di eccellenza per l’Italia è il trasporto marittimo a corto raggio, per il quale il nostro Paese rappresenta il 36% del totale degli scambi effettuati nel Mediterraneo. La Sicilia può vantare una posizione centrale nel Mediterraneo. È, infatti, situata tra le due porte d’accesso, il canale di Suez e lo stretto di Gibilterra, dove passano ogni giorno circa 350 navi e circa il 20% del traffico mondiale in volumi.

“Un porto hub nel centro del Mediterraneo renderebbe più economiche non solo le rotte Asia-Europa, ma anche quelle per il Nord Africa e le Americhe", riprende il segretario regionale Cgil Lucchesi: "Un porto hub è anche di grande importanza per il territorio che lo ospita. Ragion per cui occorre individuare un sito al centro del Mediterraneo per un porto hub. E quale migliore sito della Sicilia? L'isola non può perdere quest'opportunità dato che possiamo considerarla un hub naturale”. Ed è bene ricordare che la Sicilia vanta un sistema marittimo con oltre 22 mila imprese, l’11,5% del totale nazionale. Le vie del mare costituiscono degli asset fondamentali per lo sviluppo del territorio regionale. Quello per le esportazioni delle merci e quello per la ricezione dei turisti.

La pandemia finirà, si tornerà a viaggiare, il rilancio e l’ammodernamento delle infrastrutture e dei trasporti saranno la chiave per riconnettere la regione al resto d’Italia e a una economia più florida. Ed è bene ricordare che il diritto alla mobilità, sancito dalla Costituzione, deve valere anche per i cittadini e le cittadine siciliane all’interno della loro isola.