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L'anniversario

Pagliaro (Inca): patronati strumento di emancipazione. Lo Stato non riduca il fondo

Giorgio Sbordoni
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Nel ventennale della legge 152/2001 sull'attività degli istituti di tutela individuale, Cepa, Cipla, Cipas e Copas, che raggruppano il 90 per cento dei soggetti, lanciano un grido d'allarme: con la pandemia il lavoro è sempre di più, ma il fondo sempre più esiguo

“Quando nacque l’Inca, nelle sedi del patronato si tenevano corsi per insegnare a leggere e a scrivere. Da allora ne abbiamo fatta di strada, ma la nostra funzione non è cambiata. E in questi tempi di digitalizzazione sempre più frenetica e di distanziamento dovuto alla pandemia, abbiamo assistito decine di migliaia di cittadini affinché potessero godere dei propri diritti, nonostante spesso il percorso fosse tortuoso e l’informatizzazione dei processi rischiasse di tagliarli fuori”. Se ha un senso profondo celebrare il ventennale della legge 152/2001, la norma che ridefiniva le attività dei patronati al servizio dei cittadini, questa frase di Michele Pagliaro, presidente dell’Inca Cgil, ce lo chiarisce.

I vent’anni dal varo della legge sui patronati cade in un momento particolare, complicato, per molti aspetti drammatico. Non solo perché ogni giorno contiamo le vittime del virus, ma anche perché interi settori travolti dalla crisi economica stanno lasciando a casa milioni di persone, appese alla cassa integrazione o peggio, senza più un impiego. L’unico argine, per molti aspetti fragilissimo, è rappresentato dagli aiuti messi in campo, a ogni stretta dell’emergenza, dal governo. Sostegni stabiliti da norme spesso complicate, in un contesto in cui è difficilissimo trovare aiuti. Le linee telefoniche sono intasate, molti uffici sono chiusi, molti cittadini non hanno alcuna confidenza e spesso alcuna possibilità di accesso al web.

“In questo mare di difficoltà – rivendica orgogliosamente Michele Pagliaro – abbiamo dato il meglio di noi. E mentre istituti come l’Inps e l’Inail sono rimasti chiusi, i patronati sono riusciti rapidamente a riconvertirsi, soprattutto grazie all’articolo 36 che ha introdotto il mandato di patrocinio telematico. Diventando anche uno luogo di coesione sociale tra pubblica amministrazione e cittadino. Abbiamo investito in tecnologia, sicurezza, abbiamo anche dovuto sopportare lo strazio di vedere tanti nostri operatori, in Italia e all’estero, contagiati dal Covid, ma questo grande processo di riorganizzazione ha dato i suoi frutti”.

Lo hanno scritto tutti insieme, i quattro grandi raggruppamenti degli istituti di tutela, splendida anomalia tutta italiana. Cepa, Cipla, Cipas e Copas, che tengono insieme oltre il 90 per cento dei patronati esistenti nel nostro Paese, con un patrimonio di oltre 15 mila lavoratori e più di 6 mila sedi, in Italia e nel mondo, hanno lanciato un appello alla politica, “perché di fatto con la pandemia è aumentato, e non poco, il lavoro, non i fondi per svolgerlo”. Un grido di allarme per chi non si è tirato indietro, ma è costretto a costatare l’estrema difficoltà di mantenere standard altissimi di preparazione e consulenza in una situazione di difficoltà oggettiva.

“Il nostro lavoro – spiega il presidente dell’Inca Cgil – è caratterizzato da un contributo che lo Stato ci mette a disposizione riconoscendo un punteggio a determinate attività. Ora, se si introduce, faccio un esempio, il rem o il reddito di cittadinanza e si danno 4 punti per queste pratiche, sostanzialmente la nostra attività aumenta esponenzialmente a fronte di una remunerazione che non è proporzionale all’impegno aggiuntivo. In una situazione in cui il fondo patronati, che è finanziato dalle lavoratrici e dai lavoratori, oggi è messo a dura prova dalla crescita esponenziale della cassa integrazione a causa della pandemia. Il fondo sicuramente si ridurrà”.

Perché celebrare il ventennale di questa norma? Perché è così importante per voi? “Perché la 152 scaturì dal tentativo dei radicali di cancellare il fondo patronati. Un blitz che fallì grazie a una sentenza con cui la Corte Costituzionale riconobbe il ruolo fondamentale del patronato nel garantire tutele ai cittadini. Per noi questa norma è motivo di grande orgoglio. Certo, in vent’anni tante cose sono cambiate. La rivoluzione digitale ha investito i nostri ambiti e questa legge avrebbe bisogno di una manutenzione, ma di fatto ha consentito ai nostri istituti di essere quel presidio di prossimità che ha garantito la tutela di milioni e milioni di cittadini”.

Se dovessi spiegare a un giovane che cos’è l’Inca Cgil e più in generale cos’è un patronato, cosa gli diresti? “L’inca – risponde Michele Pagliaro – è un istituto di consulenza che prova a dare risposta nell’ambito dei diritti e delle tutele individuali. È nato con la Cgil e, attraverso la sua attività, è stato un volano di emancipazione per le donne e gli uomini di questo Paese e per i tanti italiani emigrati all’estero. Può esserlo ancora, in tempi di frammentazione sociale, di estrema precarietà. Può ancora aiutare le persone, attraverso l’aiuto e la difesa dei loro diritti, a emanciparsi da una condizione di difficoltà e di subalternità”. A patto che lo Stato non lasci soli i patronati e protegga la loro funzione essenziale.