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Trasporti

Mezzi pubblici: dove la pandemia non esiste

Trasporto pubblico © Marco Merlini Roma, 27 agosto 2020 Trasporto pubblico in città
Foto: Marco Merlini
Davide Colella
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Nessuna distanza separa ormai i passeggeri su autobus e metropolitane. Un miraggio lo scaglionamento degli orari di scuole e uffici. Ma per il governo alla base dell'aumento di contagi sembra esserci solo la frequentazione di bar e ristoranti

Metro piene, poche corse e scarsi controlli. Il trasporto pubblico locale è la vera bomba a orologeria per la salute del nostro Paese. L'autobus rimane una scelta obbligata per chi non ha altri mezzi per andare a scuola o al lavoro. La cartina di tornasole delle crescenti differenze sociali, con le famiglie meno abbienti maggiormente esposte al virus a causa di un tenore di vita che non permette il rispetto delle distanze.

Soprattutto nelle grandi città, il settore dei trasporti pubblici non sembra aver tenuto il passo dell'emergenza causata dalla diffusione del Covid-19. A Roma, le corse della metropolitana non sono state aumentate e questo provoca diversi disagi ai passeggeri: mantenere un metro di distanza dal proprio vicino è impossibile, sia mentre si attendono i mezzi nelle stazioni che in viaggio sui vagoni. Lo stesso discorso vale per gli autobus, sui quali l'unica misura di prevenzione adottata è stata quella di bloccare la porta d'ingresso all'altezza del conducente, impedendo ai passeggeri di occupare i primi sedili.

“Una misura che abbiamo chiesto con forza – racconta una lavoratrice dell’Ataf che chiede di rimanere anonima – . Alla riapertura delle scuole, dopo la decisione di riempire gli autobus all’80% le separazioni tra passeggeri e autisti erano state rimosse, costringendo gli stessi lavoratori a rimanere appiccicati agli utenti. Io ho una famiglia da tutelare –sottolinea – vivo insieme ai miei genitori che sono piuttosto anziani, e se mi ammalassi metterei seriamente a repentaglio la loro vita”.

Da Firenze a Perugia la situazione non è diversa. “Pochi giorni fa – racconta un autista della società dei trasporti urbani – mi trovavo a bordo di un autobus da 13 metri stracolmo di ragazzi appena usciti da scuola. La corsa sarebbe dovuta partire dopo un quarto d’ora ma, poco dopo, mi sono accorto che il mezzo aveva un problema all’armatura delle porte. Quando ho chiamato la centrale operativa mi è stato chiesto, nonostante l’affollamento, di provare a risolvere da solo il problema. Il mezzo sostitutivo è arrivato dopo oltre un’ora”.

“La situazione non potrà migliorare finché non riusciremo a far mettere mano all’organizzazione del lavoro – spiega Alessio Aschettino, delegato sindacale Filt Cgil dell’Atac di Roma – . Abbiamo delle corse che girano praticamente vuote, mentre negli orari di punta i mezzi sono talmente pieni che le persone non riescono nemmeno a salire. Oltretutto, in caso di blocchi della metropolitana, sulle navette sostitutive è impossibile garantire il distanziamento e men che meno il rispetto dell’utilizzo dei mezzi all’80%”. Senza contare – e qui gli addetti sono unanimi nel sottolinearlo – che l’autista è da solo a fronteggiare tanti utenti frustrati e arrabbiati per una situazione che non fa che aumentare rischi individuali e collettivi: “Senza controlli degli enti preposti, non possiamo essere noi a far rispettare distanze e uso dei dispositivi di protezione. Sono numerosi i casi in cui abbiamo quasi rischiato il linciaggio”.

Nei giorni scorsi la Filt ha ribadito come nelle città vadano differenziati gli orari di ingresso negli uffici e nelle scuole”. Secondo la segretaria nazionale, Maria Teresa De Benedictis, sarebbe necessario aumentare il numero di mezzi in circolazione ricorrendo ai bus turistici oltre che a potenziare la vigilanza alle fermate e agli ingressi delle metropolitane per verificare utilizzo corretto della mascherina e il rispetto dei criteri di riempimento”.

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