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Norcia, i martelli non picchiano più

Norcia, i martelli non picchiano più
Foto: Foto di Giorgio Sbordoni
Davide Colella
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Terza puntata del nostro viaggio tra le terre colpite dal terremoto del Centro Italia. In Valnerina il Covid19 ha fatto più danni del sisma. Da qui parte un appello: "Vi aspettiamo per ripartire tutti insieme"

In Umbria, il virus ha messo in ginocchio una popolazione rimasta fieramente in piedi in seguito a 2 terremoti nell’arco di 20 anni. Anche dopo gli eventi sismici che tra il 2016 e il 2017 hanno devastato il Centro Italia, si sono battuti per mettere in salvo le attività di ristorazione e ricettive, perché le bellezze paesaggistiche e storiche della Regione non possono essere messe in discussione. L’unico patrimonio che gli abitanti del luogo non sono riusciti a trattenere, in Umbria come lungo tutti gli Appennini, sono stati i propri figli che hanno continuato a fuggire a Perugia, Roma, Milano e resto del mondo. Oggi, anche nel cratere della Valnerina, tutto è immobile, drammatizzando una situazione già difficile in una terra bella e martoriata.

Per Massimo Venturini, segretario della lega dello Spi di Cascia e Norcia, la situazione è veramente difficile: “Il Covid-19 ha certificato la morte delle attività economiche e della poca socialità che eravamo riusciti a ricreare dopo il terremoto. Per esempio, Norcia è divisa in 4/5 zone dove sono presenti dei villaggi SAE da circa 60 casette ciascuno. Gli spazi sono angusti. Io vivo in un'abitazione da 60 metri quadri con 4 persone. Tolti il tavolo, gli elettrodomestici e i letti, il calpestatile sarà ridotto a 20 metri quadri. L'unico vantaggio è quello di vivere in aperta campagna, quindi possiamo concederci delle brevi passeggiate. Però manca tutto il resto”. La preoccupazione per gli abitanti di questo cratere è quella di non essere più nell’agenda del governo. Di tornare invisibili. La ricostruzione andava avanti tra mille difficoltà, ora c'è lo stop totale. “Sabato – racconta ancora Venturini - in fila alla Coop, mi è capitato di parlare con degli edili che lamentavano di essere in cassa integrazione. Ma la paura vera è che alla fine di questa bufera, gli impegni di spesa da parte dello Stato possano volatilizzarsi.

Dal profano al sacro, a condividere questo timore è monsignor Giampiero Ceccarelli, direttore dell’Ufficio Dei Beni Culturali Ecclesiastici dell’Archidiocesi. "In questo momento il governo sta impiegando risorse importanti per far fronte all’emergenza. Ma non ci sono rassicurazioni sul fatto che la ricostruzione possa riprendere a un ritmo accettabile. I danni subiti dagli edifici di culto sono inestimabili: l’Abbazia di Sant’Eutizio a Preci risalente al V Secolo è andata quasi distrutta; lo stesso Google indica l’edificio simbolo di Norcia come Rovine della Basilica di San Benedetto. “La vita sociale è zero – conferma don Giampiero – non si celebra più nemmeno la messa, quindi è venuto meno un importante momento di aggregazione”.



Ma se non ci si vede per la messa, è vero anche che non ci si vede più alle fermate dei pullman e nei cantieri. Tutte le opere, sacre, pubbliche e private, sono ferme. Cristian Benedetti ci aiuta a mettere a fuoco un’immagine assolutamente statica. “A 3 anni dal sisma c’era stato un minimo segno di ripartenza ma il virus ha bloccato tutti cantieri. Dopo il 16 marzo ancora qualcuno lavorava, ma dal 23 non si è più sentito picchiare nemmeno un martello ed è partita la cassa integrazione. Il sindacato, in questo momento difficile è al fianco dei lavoratori per aiutarli a ottenere al più presto gli ammortizzatori sociali e per assicurare migliori condizioni di salute a chi – anche qui – lavora in prima linea. In un momento che può essere di enorme solitudine, i volontari della Cgil chiamano gli anziani per chiedere come stanno e per trovare soluzioni alle loro esigenze. Gli operatori dell’Auser continuano a trasportare in ospedale i pazienti oncologici. Un servizio in convenzione col comune di Norcia che funziona anche bene.

In Valnerina è possibile acquistare i quotidiani presso 8 edicole. Ce n’è una a Norcia, una Cascia, una a Preci, una a Monteleone e le altre sono sparse in centri ancora più piccoli. Sono servite da un unico operatore che con un furgone si occupa dell’approvvigionamento.  Questa è l'ultima settimana in cui porterà i giornali perché, da lunedì prossimo, se gli edicolanti non gli daranno più soldi, non andrà più. Cristina è una giovane ragazza che ha contratto un mutuo per acquistare l'edicola: se lo spopolamento seguito al terremoto l'aveva penalizzata, in questi giorni è proprio disperata. Intanto per non dover andare fino a Spoleto per acquistare un quotidiano, idea cestinata in tempi di coronavirus, i comuni stanno pensando di dare vita a un consorzio per venire incontro a questa difficoltà. Intanto, nel corso storico di Norcia, da Porta Romana a Porta Ascolana, con i negozi chiusi, l'edicola rimane l’ultimo baluardo della civiltà. Ma ancora per poco. A preoccupare seriamente l’intero tessuto sociale è l'andamento del turismo nella prospettiva estiva. Chi, dopo il terremoto, è tornato a scommettere sulla propria attività, sta subendo uno stop che rischia di essere fatale. Infatti numerose aziende che non si sono fermate nemmeno dopo l’ultimo terremoto sono state messe in ginocchio dal Covid-19.

Qui bisognerà capire cosa accadrà in estate – mi spiega Alfredo Virgili, agronomo artefice di numerosi progetti di sviluppo per questo territorio - . Qui tutti gli anni vengono molte famiglie dall'estero, prenotano di anno in anno, ma in queste settimane hanno disdetto tutti. Sarebbe interessante se gli italiani, quando si allenterà la tensione, invece di andare all'estero scegliessero zone come questa. Potrebbe essere la volta buona per scoprire che anche sull'Appennino si può star bene in vacanza e scoprire un genere un mondo fatto di natura, sport, passeggiate, cibo buono, fino a oggi frequentato in larga maggioranza da stranieri. C'è stato un periodo in cui si promuoveva il concetto di partenza intelligente, per spingere a non concentrarsi sulle strade, quest'anno si potrebbe iniziare a parlare di soggiorni intelligenti, non concentrati a Ferragosto in modo da poter garantire un distanziamento sociale che renderebbe possibili le vacanze e magari potrebbe renderle più soddisfacenti”.

Rimane sullo sfondo il tema dello spopolamento e della mancanza di infrastrutture in questo Appennino che presenta gli stessi problemi da Cadibona alla Sicilia. Lo stesso figlio di Virgili, - Marco – dopo essersi laureato in ingegneria energetica, si è trasferito in Inghilterra, dove sta proseguendo gli studi con un dottorato sul tema della connettività in aree rurali. A Preci, dove vivono, non arriva nemmeno l’Adsl. “In questi giorni – lamenta Virgili - le linee dei cellulari sono sovraccariche e non si riesce a fare una conversazione decente. Sarà il coronavirus a insegnarci che dovremo investire di più sulle comunicazioni a distanza? Sulla fibra ottica? Su ponti radio in grado di sostenere un traffico che non sia quello minimo indispensabile? Quello che da noi succedeva a Ferragosto, quando c’era il pienone di turisti, ora sta succedendo tutti i giorni. Parli al telefono a scatti. Da qualche tempo sono iniziati i lavori per installare la fibra. Ma bisognerà attendere”. Le occorrenze di questo termine sono innumerevoli dall’inizio di questa pandemia. Tutti condannati all’immobilità.