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Amatrice, aspettando il sole

Amatrice, aspettando il sole
Foto: Amatrice
Davide Colella
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Un filo di neve copre il cratere laziale del terremoto del 2016. Macerie urbane e sociali del borgo che un cartello - beffardo - continua a definire tra i più belli d'Italia. Luigi e Barbara, un ristorante chiuso e un bimbo in arrivo, non mollano

Ancora una volta, il tempo sembra essersi fermato. Come nell’istante successivo al terremoto che la notte del 24 agosto 2016 ha spazzato via case, storia e vite. E degli altri che sono seguiti. Qui il nuovo sisma si chiama Covid-19. Da settimane hanno chiuso esercizi che con fatica in questi tre anni avevano provato a ripartire. Ma in realtà quasi tutte le saracinesche sono giù. Come nel resto del Paese. Con l’aggravante che se sei un terremotato, aspettare è più snervante. Hai aspettato che ti assegnassero un letto. Un tetto. Quattro mura in cui ricreare una routine, da solo o con la tua famiglia. Hai aspettato che sgombrassero le macerie. Che riprendesse il lavoro. Aspetti ancora per capire cosa ne sarà di te. E nel frattempo sei ancora una volta bloccato in una casetta di legno di pochi metri quadri ad aspettare la fine di una nuova emergenza.

Ad Amatrice, se cerchi informazioni sul sito del sindacato dei pensionati della Cgil, trovi il numero di cellulare di Domenico Coletti. Il terremoto – un altro –  ha segnato la sua vita: suo nipote si trovava all’interno della casa dello studente dell’Aquila nella notte sbagliata. In questi giorni anche lui è costretto a osservare quanto accade tra i suoi concittadini. “Questa pandemia ha ributtato nella depressione l'intero territorio del cratere, in particolare ad Amatrice e Accumoli perché ci sono molte persone anziane sole e bloccate in spazi angusti. Nei giorni scorsi la caserma della Guardia di Finanza di Antrodoco è stata interessata dal virus e questo aumenta il nostro grado di preoccupazione. Per il resto siamo bloccati e nelle ultime ore è arrivata anche la neve. Con l’Auser stiamo facendo un grande lavoro insieme agli assessorati ai servizi sociali. Il nostro compito è di stare vicino alle persone sole”.

Il racconto prosegue con le parole di Walter Filippi, segretario dello Spi Cgil di Rieti, Roma Est e Valle dell’Aniene. “Nel periodo precedente era tornato un lieve ottimismo perché nonostante le difficoltà, qualcosa si stava muovendo dal punto di vista della ricostruzione. Si stavano per avviare i lavori per l'ospedale, una struttura di 40 posti letto che qui serve come il pane. Come è necessario il centro polivalente di Colle Macrone, località che ospita nelle SAE quasi 400 persone, senza un punto di aggregazione. Ora, con politica e istituzioni concentrate sull’emergenza sanitaria, qui si è fermato tutto e siamo più isolati di prima. Ad Amatrice ci sono anche enormi problemi di collegamento. Il sindacato ha aperto un tavolo con l’azienda dei trasporti per intervenire sulla frequenza delle corse e sul costo del biglietto ma adesso è tutto in forse.

Naturalmente chiediamo del lavoro. “Il problema c’era già – risponde Filippi – ma ora con le restrizioni a cui tutti sono sottoposti tutto è fermo. Qui si punta sul settore agroalimentare, sul turismo perché non ci sono industrie. Si sperava che nei giorni intorno alla Pasqua, con la bella stagione, di rimettere in moto tutto il tessuto e ora i gestori sono molto preoccupati”. Le aziende agricole intanto tentano di andare avanti, affidandosi anche alle consegne a domicilio.

Luigi e Barbara 6 mesi fa hanno inaugurato il loro agriturismo. Si chiama “La Grotta” e in molti – sui siti popolari di recensioni – assicurano che lei cucini deliziosamente. Dopo il terremoto hanno delocalizzato la loro attività e ci sono voluti tre anni per ricominciare. Luigi confessa: “Qui manca tutto. Ci sono le bestie da sistemare, bisogna dar loro da mangiare e soldi non ne entrano. Chi ha riaperto 3 anni fa grazie agli spazi costruiti dalla Regione in questo periodo ha lavorato e incassato qualcosa. Per il nostro progetto abbiamo ricevuto 350 euro al metro quadro, ci siamo rimboccati le maniche, e naturalmente abbiamo impegni da onorare per quello che abbiamo fatto in più”. La voce cambia tono mentre dice che “Peggio di così non poteva andare”. Ma Luigi e Barbara non hanno mollato dopo anni passati all’interno di una casetta su ruote e non hanno intenzione di farlo adesso. “Ora l’attività è chiusa. Abbiamo un bimbo di 6 anni e uno in arrivo. Mia moglie è seguita dagli ostetrici di Ascoli, il nostro primo figlio è nato lì. Anche l'ospedale di Rieti è lontano più di 50 Km. Non sarà facile ma piano piano supereremo anche questa”.

Intanto la Cgil prosegue la propria attività soprattutto online. “Ci scambiamo il materiale come possibile, anche attraverso le foto dei documenti – racconta ancora Walter Filippi –  per rimanere al fianco dei lavoratori. I nostri centri di assistenza fiscale e il patronato Inca stanno cercando di dare la precedenza alle pratiche più urgenti come pensioni, richieste di agevolazioni legate alla Legge 104, invalidità. Abbiamo due sedi che continuano a funzionare a Rieti e Poggio Mirteto. Così come sono operative tutte le categorie della Cgil per assicurare nelle aziende in attività l’utilizzo dei corretti dispositivi di protezione”.

Le situazioni di disagio sono molte – conclude Filippi – . Il reatino è già considerata area di crisi complessa. A questo si sono sommati gli effetti del terremoto e ora quelli causati da questa emergenza sanitaria. Ci sono numerose situazioni di cassa integrazione e in deroga, alle quali si aggiungono le sofferenze di chi fa parte di categorie più deboli, come partite IVA, precari del terzo settore, gente che ha perso il lavoro e sconta oggettive difficoltà. Sul territorio abbiamo una rete di comuni molto piccoli, quasi tutti sotto i mille abitanti e siamo al lavoro affinché si attivino al più presto gli aiuti". Aspettando il sole.