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Il suicidio

Balde Moussa: non chiamatelo clandestino

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Suicida a Torino il giovane migrante che nelle scorse settimane era stato pestato in strada a Ventimiglia. Era stato rinchiuso nel Cpr del capoluogo piemontese in attesa di rimpatrio

Anche questo può succedere. Che un ragazzo di ventitré anni venga pestato in pieno giorno, sotto gli occhi di tutti. Che dopo essere stato pestato venga rinchiuso in un centro di permanenza per il rimpatrio perché non ha i documenti in regola. Balde Moussa veniva dalla Guinea, era arrivato in Italia nel 2016 e lì volevano rispedirlo. Lui, però, ha deciso che indietro non sarebbe tornato. Quando lo hanno trasferito da Ventimiglia al Cpr di Torino le associazioni che tutelano i migranti hanno provato a rintracciarlo, ci sono riuscite solo dopo qualche giorno. Un avvocato ha provato a difenderlo, a impugnare l'espulsione. Balde gli ha raccontato di quella domenica 9 maggio, dei pugni, dei calci, delle menzogne. Gli ha raccontato quell'aggressione razzista. Era agitato Balde, messo in isolamento sanitario, ieri notte si è impiccato con un lenzuolo. 

Non chiamatelo clandestino. Balde era un ragazzo che il nostro Paese non ha voluto né saputo accogliere. E mentre i suoi tre aggressori identificati e denunciati per lesioni aggravate, rimangono a piede libero, lui non c'è più.

"Le immagini del pestaggio di quel sabato sono durissime da vedere.  - ha denunciato appena appresa la notizia la Cgil Imperia in un post facebook - In pieno centro,  davanti agli occhi sbigottiti di cittadini terrorizzati. Una presa di possesso del territorio, un metodo che richiama a modalità decisamente buie. Un'aggressione alla cittadinanza tutta. Anche noi ci siamo sentiti aggrediti. E le giustificazioni lette nelle ore seguenti in tanti e diversi contesti lasciano ancora più l'amaro in bocca: 'aveva il foglio di via', 'stava tentando di rubare un cellulare', 'era clandestino', 'Ventimiglia non ne può più'. Come se lo status sociale di una persona fosse rilevante ai fini di giustificare un'aggressione. Come se fosse comprensibile chi si fa giustizia da sé. Come se la presenza dei migranti giustificasse le reazioni più becere. Oggi c'è stato l'epilogo. Il ragazzo aggredito, 'il migrante, il clandestino, il ladro', trasferito in un Cpr, centro per il rimpatrio ha 'tolto il disturbo'.  Non ha più retto. Si è tolto la vita oggi pomeriggio".