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La storia

A Convenienza del padrone

Giorgio Sbordoni
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Il video denuncia di Danila, dipendente di Mondo Convenienza e rsa Filcams Cgil nello store di San Giuliano Milanese: “Se dici un no o segnali qualcosa che non va, quello che non va diventi tu"

L’ansia di andare al lavoro. È in questa ammissione che si condensa la denuncia di Danila, dipendente da dieci anni di Mondo Convenienza e rappresentante sindacale Filcams Cgil nello store di San Giuliano Milanese. La catena di arredamenti, famosa per i suoi prezzi accessibili, ha 38 negozi in tutta Italia, vanta 3 mila addetti diretti e oltre 5 mila indiretti e ha registrato a fine 2019 un fatturato di oltre un miliardo di euro. Nel settore è seconda solo a Ikea. Eppure, la realtà che esce dal racconto di Danila ricaccia la nostra mente indietro nel tempo, con la brutalità di una cronaca che parla di uno showroom di mobili ai giorni nostri, ma sembra alludere a una fabbrica del Novecento. Con le catene fordiste, gli odiati tempisti, cronometro alla mano, e quella geniale didascalia tra dramma e sorriso che è Tempi moderni.

 

 

Tra i corridoi e le postazioni dello store agonizza un lavoro spogliato di ogni valore, dal quale è bandita ogni forma di tolleranza e umanità. In cui si va al bagno solo con il permesso del superiore e mentre si è al bagno si viene richiamati all’altoparlante se la sosta dura troppo. Un lavoro in cui ci vuole l’autorizzazione per bere. In cui la regola è che il cliente non può aspettare per più di dieci minuti. In una lettura del mondo che sembra diviso in caste. L’ultima è quella del paria/lavoratore, quella senza diritti, dell’addetto alle vendite che vive un’esistenza sospesa tra l’ottusa e zelante intransigenza dei capi reparto e la presunta insofferenza di chi è lì per comprare. In uno scenario da Homo homini lupus, come scriveva il filosofo Thomas Hobbes, nel quale gli uomini aggrediscono i propri simili come farebbero i lupi, comandati da un istinto naturale costantemente in bilico tra la tendenza a sopraffare e quella a sopravvivere. E non c’è salvezza nella solidarietà.

“Se dici un no o segnali qualcosa che non va – ammette Danila – quello che non va diventi tu. Diventi tu l’elemento da eliminare. Se sei una madre, sei un problema e tuo figlio diventa un problema. Mettiti una mano sulla coscienza prima di utilizzare un congedo parentale, mi è stato detto, persino in tempi di covid”. Perché il tempo libero va organizzato in base ai turni di lavoro, non il contrario. E la cura di un figlio per i padroni è tempo libero, come fosse un capriccio. In un ricatto continuo, che corre sul confine sottile tra la minaccia e il senso di colpa. E riserva agli iscritti al sindacato e ai delegati il volto, e i turni, più duri.

Un jingle pubblicitario diventato l'immagine di quest’azienda dice: la nostra forza è il prezzo. A guardare questo video, verrebbe da pensare al prezzo pagato dai lavoratori.

Così va il Mondo. Regolato solo dalla Convenienza. Un altro Mondo è possibile?