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Il giornale

Antonio Gramsci: «Cari compagni, saluti comunisti»

Antonio Gramsci
Ilaria Romeo
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Il 12 settembre 1923 il fondatore del Partito comunista inviava una lettera ai compagni di partito proponendo la fondazione di un giornale della sinistra operaia, rimasta fedele al programma e alla tattica della lotta di classe. L'Unità verrà dato alle stampe cinque mesi più tardi

Il 12 febbraio 1924 viene dato alle stampe a Milano, in Via Santa Maria alla Porta nei pressi di Corso Magenta, il primo numero de l’Unità. Così il 12 settembre 1923 da Vienna Antonio Gramsci proponeva al CE del PC d’Italia la fondazione del giornale:

Cari compagni,
nella sua ultima seduta il Pres. Ha deciso che in Italia sia pubblicato un quotidiano operaio redatto dal CE al quale possano dare la loro collaborazione politica i terzinternazionalisti esclusi dal PS. Voglio comunicarvi le mie impressioni e le mie opinioni a questo proposito.
Credo che sia molto utile e necessario, data la situazione attuale italiana, che il giornale sia compilato in modo da assicurare la sua esistenza legale per il più lungo tempo possibile.
Non solo quindi il giornale non dovrà avere alcuna indicazione di partito, ma esso dovrà essere redatto in modo che la sua dipendenza di fatto dal nostro partito non appaia troppo chiaramente.
Dovrà essere un giornale di sinistra, della sinistra operaia, rimasta fedele al programma ed alla tattica della lotta di classe, che pubblicherà gli atti e le discussioni del nostro partito, come farà possibilmente anche per gli atti e le discussioni degli anarchici, dei repubblicani, dei sindacalisti e dirà il suo giudizio con un tono disinteressato, come se avesse una posizione superiore alla lotta e si ponesse da un punto di vista ‘scientifico’. Capisco che non è troppo facile fissare tutto ciò in un programma scritto; ma l’importanza non è di fissare un programma scritto, è piuttosto nell’assicurare al partito stesso, che nel campo delle sinistre operaie ha storicamente una posizione dominante, un tribuna legale che permetta di giungere alle più larghe masse con continuità e sistematicamente.
I comunisti e i serratiani collaboreranno al giornale, manifestamente, cioè firmando gli articoli con nomi di elementi in vista, secondo un piano politico, che tenga conto mese per mese, e direi, settimana per settimana, della situazione generale del paese e dei rapporti che si sviluppano tra le forze sociali italiane. Bisognerà stare attenti ai serratiani che tenderanno a trasformare il giornale in un organo di frazione nella lotta contro la direzione del PS. Bisognerà essere severissimi in ciò ed impedire ogni degenerazione. La polemica si farà necessariamente, ma con spirito politico, non di setta ed entro certi limiti. Bisognerà stare in guardia contro i tentativi per creare una situazione ‘economica’ a Serrati, che è disoccupato e sarà dai suoi compagni proposto, molto probabilmente, come redattore ordinario. Serrati collaborerà firmando e non firmando; i suoi articoli firmati dovranno però essere fissati in una certa misura e quelli non firmati dovranno essere accettati dal CE nostro. Sarà necessario fare con i socialisti, meglio con lo spirito socialista di Serrati, Maffi ecc. delle polemiche di principio che saranno utili per rinsaldare la coscienza comunista delle masse e per preparare quella unità ed omogeneità di partito che sarà necessaria dopo la fusione per evitare una ricaduta nella caotica situazione del 1920.
Io propongo come titolo l’Unità puro e semplice, che sarà un significato per gli operai e avrà un significato più generale, perché credo che dopo la decisione dell’Esec. All. sul governo operaio e contadino, noi dobbiamo dare importanza specialmente alla questione meridionale, cioè alla questione in cui il problema dei rapporti tra operai e contadini si pone non soltanto come problema di rapporto di classe, ma anche e specialmente come un problema territoriale, cioè come uno degli aspetti della questione nazionale.
Personalmente io credo che la parola d’ordine ‘governo operaio e contadino’ debba essere adattata in Italia così: ‘Repubblica federale degli operai e dei contadini’. Non so se il momento attuale sia favorevole a ciò, credo però che la situazione che il fascismo va creando e la politica corporativa e protezionistica dei confederali porterà il nostro partito a questa parola d’ordine. A questo proposito sto preparando una relazione per voi che discuterete ed esaminerete. Se sarà utile, dopo qualche numero, si potrà nel giornale iniziare una polemica con pseudonimi e vedere quali ripercussioni essa avrà nel paese e negli strati di sinistra dei popolari e dei democratici che rappresentano le tendenze reali della classe contadina e hanno sempre avuto nel loro programma la parola d’ ordine dell’ autonomia locale e del decentramento.
Se voi accettate la proposta del titolo l'Unità lascerete il campo libero per la soluzione di questi problemi e il titolo sarà una garanzia contro le degenerazioni autonomistiche e contro i tentativi reazionari di dare interpretazioni tendenziose e poliziesche alle campagne che si potranno fare: io d’altronde credo che il regime dei soviets, con il suo accentramento politico dato dal partito comunista e con la sua decentralizzazione amministrativa e la sua colonizzazione delle forze popolari locali, trovi un’ottima preparazione ideologica nella parola d’ordine: Repubblica federale degli operai e contadini.
Saluti comunisti
Antonio Gramsci