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Il libro

C'era una volta la Costituzione

Emiliano Sbaraglia
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L'editore add propone “La più bella”, resoconto accurato delle inchieste per “Piazza Pulita” del giornalista Alessio Lasta, legate ai princìpi della Carta costituzionale

Traendo origine dalla radice etimologica del verbo aggiungere, “add” è un editore indipendente torinese che inizia la sua avventura nel complicato e affollato mercato editoriale giusto dieci anni fa, proponendo titoli che spaziano mescolando il racconto al saggio, la narrativa ai temi di carattere sociale e civile, con un particolare sguardo al mondo della scuola (oggi più utile che mai), attraverso libri mirati e una serie di iniziative lodevoli, oltre che efficaci.

Tra le ultime uscite in catalogo “La più bella”, il cui sottotitolo racconta già molto, “La Costituzione tradita. Gli italiani che resistono” (pp. 285, € 15), un volume realizzato e poi scritto da Alessio Lasta, giornalista d’inchiesta che abbiamo imparato a conoscere grazie ai suoi puntuali servizi “d’assalto” per la trasmissione televisiva “Piazza pulita”.

Da qui l’idea di tradurre in pagina scritta un lavoro che negli anni ha portato Lasta a raccogliere storie e testimonianze in ogni angolo d’Italia, costruendo un reportage sul campo di assoluto valore, dando voce a persone spesso dimenticate, troppo spesso costrette a lottare per vedere rispettati i propri diritti.

Si prenda il primo capitolo, “Fuori di casa”, in cui protagoniste sono cinquanta famiglie, tra cui sessanta bambini, tutte racchiuse in via San Severo, nella periferia al nord della città di Foggia, dove nel 2006 vennero messi in fila una lunga serie di container, per affrontare un’emergenza abitativa aggravatasi nel tempo; doveva trattarsi di una soluzione temporanea, un anno al massimo prima di trovare una “casa vera” a chi era costretto a vivere in quelle condizioni. Di anni invece ne sono passati tredici, e con il loro scorrere sui container sono apparsi i numeri civici e le cassette della posta.

Nel capitolo successivo ci troviamo nelle campagne della Carmagnola, in Piemonte, dove proprio dalla Puglia un gruppo di lavoratori rumeni arriva per lavorare nelle serre adibite alla coltivazione di ortaggi da due italianissimi caporali senza scrupoli. Presto li raggiunge Ioan, una vita spesa a costruirsi un futuro in Romania prima che Ceausescu, e le conseguenze della sua rovinosa didattura, lo costringessero a trovare un futuro altrove. Ma il duro lavoro cui è quotidianamente sottoposto gli fa trovare anche la morte, e da quel momento in poi, per nascondere le responsabilità dei proprietari, si susseguono una serie di menzogne nel tentativo di occultare l’intera vicenda.

Ma esistono (e resistono) anche altri italiani, che Alessio Lasta interroga per raccontare la verità. Riesce a farlo grazie a Giulio Siccardi, un cittadino comune che raccoglie varie testimonianze sulla sorte di Ioan, e due rappresentanti della Cgil piemontese: Fedele Mandarano, della Camera del Lavoro provinciale della Cgil di Torino, e Denis Vayr, segretario della Flai Cgil Piemonte.

Per chiudere il cerchio, il libro si conclude tornando al Sud, nel quartiere Zen di Palermo, per raccontare la vita giovane di un ragazzo simile a molte altre, fatta di dispersione scolastica, di un lavoro cercato troppo presto, troppo in fretta, con conseguenze facili da immaginare.

Sarebbe ora interessante coinvolgere il lettore in un gioco: in questi tre racconti appena accennati, quali sono gli articoli della Costituzione che non vengono rispettati? Perché il valore aggiunto di queste pagine è proprio l’intuizione da parte dell’autore di porre alla fine di ognuna delle vicende raccontate il testo dell’articolo violato. Nel nostro caso, in riferimento alle tre storie descritte, la soluzione è piuttosto semplice: nell’ordine il 2, il 35 e il 36, e ovviamente il 34.

Eppure la nostra Costituzione è per l’appunto “la più bella”, e invece di arrovellarsi sul come modificarla, forse sarebbe molto più semplice, e molto più civile, tentare di applicarla, di farla rispettare da tutti per vivere tutti in un Paese migliore.

Ce lo ricorda lo stesso autore in fase di presentazione: “La più bella è dunque la nostra Costituzione. Ma potrebbe anche essere l’Italia, almeno quell’Italia che la Carta aveva disegnato”.