"La decisione di Almaviva è assolutamente irresponsabile e sconsiderata. È del tutto evidente che produrrà delle ‘bombe sociali’, perché rinunciare a 1.700 posti di lavoro a Roma è un disastro, così come lo è altrettanto toglierne 800 a Napoli, senza dimenticare i 150 trasferimenti dalla sede di Palermo a Rende in Calabria. Oltretutto, con quel gruppo avevamo stipulato un accordo di solidarietà il 31 maggio scorso, che incideva di media per il 40% in meno sulla retribuzione. Un’intesa complicata e sofferta per i lavoratori, dunque, ma alla fine eravamo riusciti a mantenere intatto il perimetro occupazionale, grazie anche al contributo importante del Mise. Perciò, è inammissibile il comportamento di Almaviva, che ha agito con autentico disprezzo senza informare nessuno, né i sindacati né il ministero e, di fatto, oggi quell’intesa è carta straccia”. La vertenza Almaviva, con la chiusura delle sedi di Roma e Napoli e il conseguente licenziamento di 2.511 addetti, è stata al centro dell’intervista rilasciata stamattina da Massimo Cestaro, segretario generale Slc Cgil, a Italia parla, la rubrica di RadioArticolo1.

 

“Secondo il gruppo – ha osservato il sindacalista –, alla base di tutto, c’è il mancato accordo con il sindacato sul controllo a distanza dopo le norme del Jobs Act che hanno liberalizzato la materia, modificando l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori. In realtà, il vero motivo della decisione aziendale attiene al sistema degli appalti che ha estromesso dalle gare Almaviva per via del meccanismo del massimo ribasso”. È altrettanto vero, ha proseguito l’esponente Cgil, che "tutte le aziende di Tlc ci hanno chiesto l’applicazione dell’articolo 4 della nuova legge; ragion per cui, abbiamo provato a costruire delle linee guida con Asstel, l’associazione datoriale del comparto, per evitare che ognuno andasse per conto suo. Non siamo arrivati a un accordo, ma abbiamo chiesto al ministero del Lavoro la verifica delle policy aziendali e controlli anche da parte del Garante della privacy, perché il nuovo articolo 4 può incappare nella violazione della privacy dei singoli lavoratori. Il nodo di fondo restano le gare al massimo ribasso, che producono l’effetto di estromettere dal mercato le aziende strutturate, rispettose di contratti e norme di legge. Alla fine, vincono i furbetti che ignorano le regole e spesso si avvicinano alla criminalità organizzata”.

“Certo, essendo commesse che arrivano dal pubblico – ha aggiunto il leader sindacale della comunicazione –, le responsabilità sono anche dello Stato e delle sue istituzioni. Oltretutto, dietro il massimo ribasso, spesso vi sono aziende con bilanci miliardari, che agiscono così unicamente per dimostrare di saper risparmiare anche solo lo 0,000001% sulle gare d’appalto. Parlo di Enel, Poste italiane, Inps, che alla fine provocano disastri in un settore, i call center, che potrebbe avere prospettive serie, se solo si rispettassero le norme e venisse messo in sicurezza”.

Per finire, Cestaro è intervenuto sulla nuova legge dell’editoria approvata la scorsa settimana in Parlamento: “È un’impalcatura abbastanza debole, nel senso che, pur avendo fatto qualche passettino avanti, siamo ancora lontani dalla situazione ottimale che noi vorremmo. Si continua a fare la leggina sull’editoria, la leggina sulla Rai, la leggina sul cinema, e si continua a considerare i vari comparti a sé stanti, come se non ci fosse un’interdipendenza tra loro. Manca una visione d’assieme, una legge quadro sull’informazione, che parta da azioni di sostegno alla produzione culturale, alla difesa del pluralismo”.