Il contratto nazionale dell'industria del legno è stato chiuso, e abbiamo concluso la campagna di assemblee tra i lavoratori”. Così Marinella Meschieri, segretaria nazionale della Fillea Cgil, fa il punto sui rinnovi nel settore delle costruzioni. Per quanto riguarda il legno-arredo, spiega la dirigente sindacale a RadioArticolo1, “le assemblee sono state 674 in tutta Italia, in realtà di più se consideriamo che molte aziende lavorano a ciclo completo. Quindi per un'azienda le assemblee possono essere due, tre o anche quattro. Dei 23 mila 324 lavoratori che si sono presentati alle assemblee, il 97 per cento ha votato a favore dell'ipotesi di accordo. Quindi abbiamo comunicato a Federlegno che è diventato contratto nazionale a tutti gli effetti, con soddisfazione da parte dei lavoratori, altrimenti chiaramente non lo avrebbero approvato”.

 

Per Meschieri si tratta di un “buon contratto”. “Non lo definirei un grande contratto – precisa la dirigente Fillea –, sono onesta, dico le cose che abbiamo detto ognuno di noi nelle assemblee: è un contratto frutto dei tempi rispetto alla situazione di crisi che purtroppo non è ancora finita e rispetto anche alle dinamiche di carattere più generale nel paese”. Per Meschieri, però, “i lavoratori hanno apprezzato sia l'onestà nel porre i temi sia anche i risultati: sul piano economico abbiamo previsto un incremento fisso, e questa è la novità principale del contratto, perché qui scriviamo che l'aumento salariale, che è decorso da gennaio di quest'anno, serve per rilanciare il potere d'acquisto dei lavoratori, quindi non è mero recupero dell'inflazione”. Prosegue Meschieri: “Abbiamo inserito un principio nuovo: per far decollare l'economia servono soldi in più, tradotto brutalmente. Poi le altre due tranche saranno di semplice recupero rispetto agli indicatori statistici. Noi abbiamo scelto l'Ipca generale (l’indice dei prezzi al consumo armonizzato a livello europeo, ndr) perché contiene anche il costo energetico, e tutti gli indicatori ci dicono che purtroppo l'energia aumenterà parecchio nel prossimo periodo”.

Per un contratto siglato e approvato dai lavoratori ci sono contratti che invece vengono rescissi e disdettati. Accade in Sardegna con i contratti territoriali. Inoltre il rapporto con l'Ance (l’Associazione nazionale costruttori edili) in questo periodo non è facilissimo, tanto è vero che l'altro contratto, forse quello più importante per quanto riguarda la Fillea, non fosse altro che per il numero dei lavoratori che coinvolge, quello appunto dell’edilizia, fatica a andare avanti. “Siamo ancora al preliminare della trattativa – spiega ancora Meschieri –, ed è prematuro oggi dire quando si chiuderà. Diciamo che ci sono dei presupposti discreti. Il tema è anche quello di un'associazione frammentata al suo interno, la situazione della Sardegna lo dimostra. Quindi auspichiamo che l'Ance riesca a recuperare un ruolo più generale e che il contratto si possa chiudere almeno entro sei, sette mesi”.

Riguardo alla reintroduzione della clausola solidale nella catena degli appalti (uno dei due temi del referendum, ora inserito nel decreto legge del governo dello scorso 17 marzo), la sensazione è che i costruttori non siano molto felici. Ma, commenta Meschieri, “se ne faranno una ragione”.

Intanto, anche in casa Fillea, la campagna referendaria prosegue. Nessuno ha ancora letto il testo del decreto del governo, né ci sono notizie certe sulla sua conversione in legge. Il sindacato resta in campo con le sue iniziative di mobilitazione. La Fillea, da parte sua, dà appuntamento a Roma, il prossimo 31 marzo: in Piazza Vittorio si terrà una manifestazione e, a seguire, l’assemblea dei delegati e delle delegate.