Il 20 maggio 1999, Massimo D’Antona, giuslavorista e, al tempo, consigliere del ministero del Lavoro, cadeva ucciso in un agguato terroristico. Come ogni anno, anche nel sedicesimo anniversario della sua tragica scomparsa, la sua figura di uomo, di studioso delle regole al servizio della democrazia e della coesione sociale, di eroe civile, verrà ricordata durante una commemorazione pubblica, alla presenza della cittadinanza e delle istituzioni. La commemorazione si svolgerà oggi (mercoledì 20 maggio alle ore 12 in via Salaria a Roma) nel luogo in cui fu tragicamente assassinato. Interverranno: Laura Boldrini, presidente della Camera dei deputati; Silvana Sciarra, amica e collega di D’Antona; Susanna Camusso, segretario generale della Cgil.

Ma chi era Massimo D’Antona? Cosa rimane oggi delle sue intuizioni, delle sue riflessioni, del suo contributo intellettuale? “Il suo lavoro scientifico – lo ricorda il sito dirittodellavoro.it – è noto non solo agli studiosi, ai lettori e agli operatori del diritto sindacale, ma anche a quelli del diritto amministrativo, avendo egli contribuito in maniera determinante al processo di ‘privatizzazione’ del pubblico impiego” (…). “Il rapporto con il sindacato – si legge ancora su dirittodellavoro.it – è stato connaturale al modo in cui Massimo interpretava il suo impegno di studioso. Nella Consulta giuridica e nell’Ufficio legale della Cgil, nelle sedi unitarie di dibattito sui problemi giuridici dell’occupazione e del lavoro, il suo maggiore impegno è consistito nella ricerca di percorsi e di soluzioni che connotassero il sindacato come soggetto della trasformazione e dell’innovazione, spesso mettendo in guardia da posizioni e impostazioni di mera conservazione dell’esistente”.

“Ricordare Massimo non è mai opera rituale. Non lo era allora, e non lo è oggi”. Così Amos Andreoni ricordava D'Antona in un convegno del 2009 dedicato al giuslavorista, nel decennale della sua morte. “Un tempo lungo – proseguiva il docente di Diritto della sicurezza sociale alla Sapienza Università di Roma – che, al ricordo, ritorna improvvisamente come un tempo breve. Massimo (...) era una figura in continuo divenire e quel suo sorriso ironico ci ammonisce sulle virtù della cautela, necessaria ad affrontare la complessità del reale, e ponderare le ragioni di ogni ipotesi e del suo contrario, scontando la provvisorietà degli equilibri, ed affidando alla dimensione del tempo l’indispensabile convalida degli assetti”.

“Ricordare Massimo – ancora nelle parole di Andreoni – è sempre un’opera complessa anche sotto il profilo del metodo della ricerca. Un metodo aperto alle riflessioni di economisti e sociologi, intese come linfa del ragionamento sistematico l confronto costituisce, di poi, un’opera complessa perché il fluire del tempo (...) ripropone molti dei problemi con cui Massimo si era cimentato nelle sfide di fine secolo: la globalizzazione e la fine dello Stato nazione, la deconcentrazione della grande fabbrica, l’occupazione fluttuante, il pluralismo degli interessi e la difficile mediazione sindacale, la riforma della p.a”.