La settimana Collettiva, sette notizie in cinque minuti. Ogni settimana una nuova puntata. Uno sguardo giornalistico per capire cosa sta succedendo e perché ci riguarda.

(montaggio a cura di Ivana Marrone)

Si parte dal lavoro, dai salari e dalla precarietà. Le famiglie italiane perdono potere d’acquisto. È quanto emerge dagli ultimi dati Istat: nel secondo trimestre del 2026 il potere d’acquisto diminuisce, mentre cresce la pressione fiscale. Un quadro che racconta le difficoltà di chi, tra prezzi e tasse, fatica sempre di più a far quadrare i conti. E che riporta al centro una questione fondamentale: senza salari adeguati e politiche capaci di redistribuire la ricchezza, il lavoro non basta a garantire una vita dignitosa.

Altro tema di grande attualità riguarda la democrazia e la rappresentanza.

La Camera ha approvato la nuova legge elettorale, a maggioranza e con il ricorso alla fiducia. La Cgil contesta il metodo e i contenuti della riforma, sostenendo che il nuovo sistema rischia di indebolire ulteriormente la rappresentanza e il ruolo del Parlamento. Per il sindacato, il problema del Paese non è la mancanza di governabilità, ma una crisi di partecipazione e rappresentanza democratica. Le regole che stabiliscono come si elegge il Parlamento, insomma, non sono una questione tecnica: riguardano il funzionamento delle istituzioni e l’equilibrio dei poteri.

Dalle regole della democrazia passiamo a una crisi industriale che rischia di avere conseguenze pesantissime sul lavoro e su un intero territorio. All’ex Ilva di Taranto si fermano le attività produttive dell’area a caldo. Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ha comunicato la sospensione degli impianti dal 9 ottobre, con il ricorso agli ammortizzatori sociali. In attesa della decisione della Cassazione, è previsto che, senza un provvedimento favorevole, lo spegnimento definitivo possa arrivare entro il 25 ottobre.

È una prospettiva che mette in allarme lavoratrici, lavoratori e sindacati: in gioco non ci sono soltanto migliaia di posti di lavoro, ma il futuro della siderurgia italiana e di un territorio che da anni aspetta una soluzione industriale credibile. La transizione non può significare abbandonare i lavoratori e lasciare senza prospettive intere comunità.

E mentre si discute del futuro dell’industria, c’è un’emergenza che continua a consumarsi ogni giorno: quella delle morti sul lavoro. Cinque persone sono morte in diversi incidenti: dai boschi dell’Appennino ai cantieri in Campania, da uno stabilimento Amazon fino a un’officina romana. Luoghi e attività differenti, ma lo stesso risultato drammatico: persone che escono per lavorare e non tornano a casa.

La cronaca quotidiana rende evidente quanto sia urgente rafforzare prevenzione, controlli e formazione e intervenire sulle condizioni in cui si lavora. Le morti sul lavoro non possono essere archiviate come fatalità: la sicurezza deve essere una priorità concreta, non un costo da comprimere.

La dignità, però, non riguarda soltanto il lavoro. Riguarda anche il diritto ad avere una casa.

L’emergenza abitativa è ormai una questione europea. Il 7,7 per cento dei cittadini dell’Unione vive in condizioni di stress abitativo: affitto o mutuo assorbono oltre il 40 per cento del reddito disponibile. In Italia la quota è del 5 per cento, circa tre milioni di persone.

La crisi si manifesta con affitti sempre più difficili da sostenere, case inaccessibili e famiglie costrette a destinare alla casa una parte enorme delle proprie entrate. Le mobilitazioni che attraversano l’Europa chiedono politiche pubbliche capaci di garantire il diritto all’abitare, oltre gli interventi limitati agli affitti brevi. Perché anche la casa è una questione di disuguaglianza e giustizia sociale come ci ha ricordato nel suo testamento morale Maricarmen Abascal, simbolo delle proteste in Spagna

E dalla difesa dei diritti sociali passiamo alla difesa della democrazia, con una sentenza che riguarda direttamente la Cgil.

La Corte d’Appello di Roma ha confermato le condanne di primo grado per i sette imputati nel processo principale sull’assalto alla sede nazionale del sindacato, avvenuto il 9 ottobre 2021. Confermate, tra le altre, le pene a Roberto Fiore e Giuliano Castellino.

Per Maurizio Landini, la sentenza ha un grande valore per la difesa della democrazia e dei principi costituzionali. A quasi cinque anni dall’assalto, la decisione giudiziaria riporta alla memoria un attacco che colpì non soltanto una sede sindacale, ma un luogo di rappresentanza e partecipazione democratica.

E arriviamo così all’ultima notizia, che raccoglie molti dei temi di questa puntata: torna La Via Maestra.

Il 17 ottobre a Roma la manifestazione nazionale riunirà la Cgil e le realtà della società civile che chiedono un’Italia fondata sul lavoro, sulla giustizia sociale, sull’uguaglianza, sulla pace e sulla Costituzione.

Le rivendicazioni vanno dall’aumento di salari e pensioni al contrasto della precarietà, dal rafforzamento della sanità e della scuola pubbliche al diritto alla casa, fino alla sicurezza sul lavoro e alla difesa degli spazi di partecipazione e dissenso.

La Via Maestra vuole riportare in piazza queste richieste e chiedere politiche concrete per affrontare le emergenze del Paese. Perché, dalle fabbriche ai cantieri, dalle case alle istituzioni, il filo che unisce queste storie è la necessità di rendere effettivi i diritti.

Queste erano le sette notizie della settimana.
Sette storie per provare a capire cosa succede nel mondo del lavoro, nella politica e nella società. È La settimana collettiva. Noi ci sentiamo la prossima.