Questa mattina Cgil, Cisl, Uil si incontreranno per ridare il via ad una nuova fase di mobilitazione sulle pensioni. L’obiettivo immediato è quello di ottenere la riapertura del tavolo di confronto con il governo sulla riforma che dovrà sostituire la legge Fornero. Dopo una prima fase di temporeggiamenti, il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha detto che renderà presto nota la data di convocazione dell’incontro. La piattaforma unitaria dei sindacati è pronta da tempo ed è molto chiara su quello che i lavoratori si aspettano. Alla vigilia dell’incontro di oggi abbiamo chiesto al segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli, quali sono le priorità. 

Segretario, nei giorni scorsi la Cgil aveva definito sconcertante l’atteggiamento del governo che continuava a rimandare l’avvio del confronto. Poi si è pronunciato il ministro Orlando. Oggi il quadro è diverso?

Il ministro del lavoro Orlando, in seguito alle nostre ripetute sollecitazioni, si è detto disponibile ad avviare il tavolo di confronto sulle pensioni. Il tema, infatti, non può essere più rimandato ulteriormente anche se non compreso nel Pnrr. Noi pensiamo che le pensioni vadano riformate e che devono essere superati i tanti vincoli e le tante iniquità ancora presenti nel quadro legislativo. Quelle sulle diseguaglianze di genere, per esempio. Sono problemi strategici che hanno una loro precisa tempistica e che non possono essere affrontati in ritardo o comunque all’ultimo momento. Le linee di un provvedimento che per noi dovrebbe sostituire la legge Fornero, dopo Quota 100, misura sperimentale in scadenza e che tra l’altro non ha neppure dato i risultati attesi - determinando un notevole risparmio di risorse che ora possiamo utilizzare - devono essere decise oggi.

Molti commentatori e analisti (o ex ministri) si sono lanciati in questi mesi in descrizioni e anticipazioni di quello che potrebbero essere i nuovi scenari per le pensioni pubbliche: ci sono state anche proposte mirate per la sostituzione di Quota 100…

Sì, in molti hanno parlato e parlano ancora. Ma quasi sempre non si riesce a cogliere il punto vero della faccenda. Finora si è andati avanti con sperimentazioni o provvedimenti tampone mentre per noi si tratta di delineare un quadro generale organico delle nuove pensioni. Non accetteremo perciò altri interventi parziali o improvvisati, come Quota 102 o il semplice allargamento dell’Ape sociale. Serve una vera riforma e di questo vogliamo discutere con il governo.

Marco Merlini


Sono molto chiari i punti delle richieste di Cgil, Cisl, Uil che saranno centrali nella mobilitazione per superare l’impianto della Legge Fornero, a partire dal 2022. Ma considerando anche l’attuale emergenza, da che cosa si deve partire?

La pandemia, come sappiamo, ha attaccato duramente l’economia e in particolare alcuni settori. Noi pensiamo che, fra le altre misure, dovranno essere riformati e resi più accessibili alcuni strumenti che permettono di affrontare le crisi senza farle pagare ai lavoratori, come i contratti di espansione e l’isopensione. Si tratta di strumenti che possono favorire le uscite anticipate dei lavoratori che sono più vicini alla pensione. In questo modo si possono aiutare i lavoratori e al tempo stesso favorire i giovani che possono essere assunti dalle  aziende. Ma se queste sono misure contingenti, legate agli effetti devastanti della pandemia, dobbiamo cominciare a guardare anche più in là, ad un sistema più equo di previdenza pubblica. Per far questo è necessario prima di tutto introdurre una flessibilità in uscita a partire dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età; riconoscere la diversa gravosità dei lavori, il lavoro di cura e delle donne; offrire una prospettiva previdenziale anche ai più giovani e a chi fa lavori poveri o discontinui attraverso l’introduzione di una pensione di garanzia. Questo è un punto che per noi è molto importante perché con l’attuale mercato del lavoro precario e discontinuo stiamo rischiando di creare un esercito di pensionati poveri. Sono migliaia infatti i giovani che non riescono a costruirsi un adeguato montante di contributi per avere una pensione dignitosa. Per noi è anche importante rilanciare il tema della previdenza complementare, che va resa effettivamente accessibile a tutti. Allo stesso tempo, la nostra piattaforma unitaria si basa su proposte precise a favore delle donne che sono sempre le più penalizzate. L’altro punto decisivo, ovviamente, riguarda la condizione di chi è già in pensione . E’ arrivato il momento di riparlare del valore reale delle pensioni e della legge per la non autosufficienza che, insieme ai sindacati dei pensionati, chiediamo da anni. Siamo l’unico Paese in Europa a non avere una legge nazionale in tal senso.