Il 24 giugno i lavoratori della Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna sono chiamati a partecipare a un’assemblea sindacale unitaria pubblica e retribuita. Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil e la Rsu hanno infatti annunciato l’apertura dello stato di agitazione sindacale, convocando l’iniziativa dalle 10 alle 13 nel piazzale antistante la Gate House dello stabilimento.

Cresce il malcontento sulle condizioni organizzative

Nel comunicato diffuso alle lavoratrici e ai lavoratori, le organizzazioni sindacali spiegano che la mobilitazione nasce dalle condizioni gestionali e organizzative presenti negli stabilimenti e dall’esito delle trattative in corso, giudicate finora insufficienti a raggiungere accordi condivisi. A questo si aggiunge una crescente preoccupazione sull’andamento produttivo, elemento che ha spinto sindacati e rappresentanze aziendali a coinvolgere direttamente il personale in un momento di confronto pubblico.

L’assemblea servirà a fare il punto sulla situazione e a condividere il percorso di mobilitazione che potrebbe svilupparsi nelle prossime settimane. I sindacati invitano i dipendenti a partecipare numerosi, sottolineando la necessità di difendere salute, salario, livelli occupazionali e prospettive industriali degli stabilimenti.

Organici, sicurezza e futuro industriale al centro dello scontro

Secondo le organizzazioni sindacali, la vertenza riguarda non solo le condizioni di lavoro attuali ma anche le prospettive industriali del sito bolognese. Sul tavolo ci sono questioni considerate decisive per il futuro della fabbrica: gli organici giudicati insufficienti rispetto ai fabbisogni produttivi, il ricorso continuo al lavoro precario che renderebbe più difficile la formazione del personale e l’organizzazione dei reparti, oltre a carichi di lavoro ritenuti sempre più gravosi sia nelle aree produttive sia in alcuni uffici. I sindacati segnalano inoltre criticità sul fronte della salute e della sicurezza e contestano la mancata disponibilità di strumenti di comunicazione come la bacheca sindacale virtuale, utilizzata in passato per mantenere un confronto diretto con i lavoratori.

La preoccupazione più forte riguarda però la tenuta industriale dello stabilimento. Secondo Filctem, Femca e Uiltec, il sito dispone di competenze e tecnologie che potrebbero garantire ulteriori margini di sviluppo, ma rischia di essere penalizzato da inefficienze organizzative e dalla carenza di personale. I sindacati evidenziano inoltre una riduzione dei volumi produttivi e guardano con particolare allarme alla vicenda del progetto “Nil” dedicato ai prodotti orali. L’investimento, presentato alle organizzazioni sindacali come un’opportunità strategica per Bologna, sarebbe stato successivamente indirizzato verso altri siti produttivi europei. Una scelta che, secondo le sigle confederali, potrebbe rappresentare il segnale di una crescente competizione interna tra stabilimenti e alimentare il timore di un progressivo ridimensionamento delle attività in Italia, con possibili conseguenze sull’occupazione.

Una svolta nei rapporti sindacali dello stabilimento

La decisione assume un significato particolare perché arriva in un contesto che, negli anni, è stato caratterizzato da relazioni industriali considerate tra le più avanzate del settore manifatturiero. Il dialogo tra azienda e organizzazioni sindacali si è infatti distinto per un forte approccio partecipativo e per la costruzione di accordi integrativi orientati a elevati standard di welfare, retribuzione e tutele.

L’apertura dello stato di agitazione segnala quindi un cambio di clima nelle relazioni tra le parti. Le organizzazioni sindacali ritengono che le risposte ricevute finora non siano sufficienti a sciogliere i nodi aperti e chiedono un confronto capace di fornire garanzie concrete ai lavoratori.

Coinvolto uno dei principali poli industriali del gruppo

Lo stabilimento bolognese rappresenta uno dei siti produttivi più importanti del gruppo a livello europeo e occupa migliaia di lavoratori tra attività produttive, logistiche e tecnologiche. Per questo motivo l’evoluzione della vertenza viene seguita con particolare attenzione sia dalle organizzazioni sindacali sia dal territorio.

Per il personale del sito di Zola Predosa è prevista la possibilità di raggiungere l’assemblea durante l’orario di lavoro, con rientro in postazione entro le 13. Al termine dell’iniziativa potrebbero essere comunicate ulteriori decisioni sul percorso di mobilitazione che accompagnerà il confronto tra azienda e sindacati nelle prossime settimane.

“La filiera legata alle attività di Philip Morris in Italia coinvolge oltre 60mila lavoratrici e lavoratori. I problemi di una realtà industriale così complessa non si risolvono con il precariato, con la riduzione degli organici o con premi assegnati unilateralmente e in modo episodico a singoli gruppi di dipendenti”, afferma Vincenzo Mauriello, funzionario della Filctem Cgil Bologna. “Siamo stanchi di relazioni sindacali di facciata, fatte di annunci e continui rinvii. Le persone sono preoccupate e noi condividiamo queste preoccupazioni. Per questo chiediamo interventi concreti prima che sia troppo tardi”.