Salvatore Calignano (Facebook)

La Procura di Napoli Nord (sostituto procuratore Sabrina Navarro) ha iscritto tre persone nel registro degli indagati per la morte di Salvatore Calignano, l’operaio edile di 61 anni deceduto in ospedale lo scorso 3 ottobre dopo essere stato abbandonato in strada. A tutti viene contestato il reato di omicidio colposo in cooperazione. Si tratta del datore di lavoro dell'operaio e i due titolari di un capannone di Caivano. L’iscrizione si è resa necessaria in vista dell’esame autoptico il cui conferimento dell’incarico si terrà il 7 ottobre prossimo per consentire agli indagati di poter nominare i propri consulenti di parte.

La famiglia Calignano è assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi. Secondo la ricostruzione della moglie riportata nel video dall’Avvocato Petruzzi, venerdì il 61enne stava lavorando sul tetto di un capannone a Caivano. Dopo un grave infortunio sul lavoro, però, sarebbe stato abbandonato in via Fosso del Lupo, dove è stato soccorso dal 118. Nonostante il trasporto d’urgenza all’ospedale San Giuliano di Giugliano in Campania, Salvatore Calignano è morto sabato mattina proprio a causa delle gravi ferite riportate. “Salvatore – ha detto l’avvocato – era al lavoro, sembra sul tetto di un capannone o comunque su una struttura molto alta. Così ha raccontato alla moglie all’ora di pranzo. In seguito è stato ritrovato in una strada nella quale non c’erano strutture alte da cui potesse cadere, con molte fratture ed è morto in ospedale per un arresto cardiaco. La famiglia e la moglie chiedono giustizia, ci sono dei lati oscuri della vicenda come ad esempio il fatto che la sua macchina fosse parcheggiata presso il luogo dove si stavano svolgendo dei lavori e lui era invece ferito in un’altra strada”. Le indagini sono condotte dai carabinieri.

Fillea Cgil Napoli: “Indegno e disumano per un Paese civile”

“Quanto accaduto a Caivano travalica persino la già drammatica piaga degli infortuni sul lavoro: siamo di fronte a un atto di vera e propria inciviltà e barbarie. Abbandonare un lavoratore gravemente ferito sul ciglio della strada per nascondere il lavoro nero e sfuggire alle proprie responsabilità è un crimine intollerabile che offende la dignità dell’intera comunità e della nostra terra”. È quanto dichiara il segretario generale della Fillea Cgil Napoli, Giuseppe Mele, commentando l’infortunio sul lavoro che ha causato la morte dell’operaio Salvatore Calignano.

“In questo momento di angoscia – scrive Mele – la nostra priorità assoluta è ricercare la verità. Alla famiglia va la nostra totale e completa solidarietà e disponibilità: la Fillea Cgil mette fin d’ora a disposizione le proprie strutture, per garantire che sia fatta piena luce sull’accaduto e che i responsabili paghino di fronte alla giustizia. Non possiamo considerare questo fatto come un evento isolato. È il sintomo velenoso di una filiera malata dove la corsa al ribasso, il subappalto incontrollato e la piaga del lavoro sommerso producono deregolamentazione selvaggia e totale disprezzo per la vita umana. Non è più accettabile”.

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