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“Il lavoro non è solo reddito: è autonomia, dignità e piena partecipazione alla vita sociale”. Forse sarebbe meglio dire: dovrebbe essere. Infatti, per le persone sorde spesso non è così. Angelo Raffaele Cagnazzo è presidente dell’Ente nazionale sordi (Ens), e illustra tre giorni fitti di appuntamenti. Si comincia il 23 settembre con l’apertura di una Conferenza internazionale “per affermare i diritti umani dei sordi che si svolgerà il 24 e 25”. Il 26, poi, tutti in piazza per “Orgogliosi di essere sordi”.
La Fns si rivolge al sindacato perché “è il luogo in cui i diritti diventano tutele concrete. E la contrattazione può fare molto, per esempio inserendo clausole di accessibilità comunicativa nei contratti collettivi e aziendali”. Per la Confederazione parteciperà alla Conferenza internazionale Valerio Serino, responsabile Ufficio Politiche per il lavoro e l’inclusione delle persone con disabilità della Cgil nazionale.
La Costituzione afferma che siamo una Repubblica fondata sul lavoro. Anche le persone non udenti, dunque, hanno diritto al lavoro conforme alle proprie aspettative e professionalità. Oggi è davvero così?
Purtroppo la realtà è ancora ben lontana dal dettato costituzionale. Sebbene l'articolo 1 sancisca il lavoro come fondamento della nostra Repubblica e l'articolo 3 imponga la rimozione degli ostacoli all’eguaglianza, le persone sorde affrontano quotidianamente enormi barriere nell’accesso e nella progressione lavorativa. Spesso la legge sul collocamento mirato (legge 68/99) viene applicata in modo meramente formale, considerando i lavoratori sordi come una ‘quota da coprire’, anziché come risorse con specifiche competenze, lauree e aspirazioni.
La distanza tra i princìpi e la vita quotidiana delle persone sorde, dunque, è ancora molto grande…
Le barriere iniziano prima dell’assunzione: selezioni e concorsi non accessibili, colloqui senza interpreti Lis o sottotitolazione, informazioni sulla sicurezza pensate solo per chi sente. Poi, sul posto di lavoro, nessuna inclusione: riunioni e formazione inaccessibili alle persone sorde e spesso percorsi di carriera più limitati rispetto alle competenze e al titolo di studio. Il lavoro non è solo reddito: è autonomia, dignità e piena partecipazione alla vita sociale. Il riconoscimento della Lis e della List del 2021 è stato un passaggio storico, ma serve un'attuazione concreta, anche nel mondo del lavoro.
Quali sono le azioni che proponete per migliorare la situazione di occupabilità e le condizioni di lavoro delle persone sorde?
La prima è rendere inclusivi e accessibili selezioni, concorsi e colloqui, con interpreti Lis, sottotitoli e prove adeguate. La seconda è garantire sul posto di lavoro accomodamenti ragionevoli strutturali, con risorse certe e non affidate alla buona volontà del singolo datore di lavoro. La terza è la sicurezza accessibile, con allarmi visivi e procedure d'emergenza comprensibili a tutti. Inoltre, è necessaria una formazione professionale e di riqualificazione accessibile, per non restare bloccati nei ruoli meno qualificati, un collocamento mirato che parta dalle competenze della persona e non solo dalle quote. Dunque, è necessario superare la logica assistenziale sostenendo i giovani sordi nei percorsi universitari e nello sviluppo di carriere manageriali, scientifiche e artistiche.
Cgil ed Ente nazionale sordi possono fare percorsi comuni?
Non solo possono: devono. Il sindacato è il luogo in cui i diritti diventano tutele concrete, e la contrattazione può fare molto, per esempio inserendo clausole di accessibilità comunicativa nei contratti collettivi e aziendali. Possiamo lavorare insieme sulla formazione di delegati, Rsu e operatori sindacali e dei servizi sull'accessibilità degli sportelli e delle assemblee, sulla raccolta di dati e segnalazioni di discriminazioni, sulla sensibilizzazione delle imprese. Proponiamo di partire da un tavolo di lavoro condiviso, con l’obiettivo di farci promotori di proposte legislative congiunte per migliorare l'efficacia della legge 68/99 e garantire che il lavoro per le persone sorde sia davvero un diritto e non una mera concessione.
State organizzando una giornata di mobilitazione a Roma, una sorta di “pride” delle persone sorde: perché?
Il 26 settembre a Roma, in occasione della Giornata mondiale dei sordi, da piazza della Repubblica partirà la parata Deaf Pride – Orgogliosi di essere Sordi. Lo facciamo per due ragioni. La prima è l'orgoglio: di una lingua (la Lis), di una cultura e di una comunità con una storia lunga e ricca. La seconda è la rivendicazione: la sordità non si vede, e spesso non si vedono le barriere che incontriamo nel lavoro, nell'istruzione, nella salute, nell'informazione.
Scendere in piazza, quindi, significa rendere visibili le persone sorde, affermare i vostri diritti.
La parata sarà a Roma perché proprio qui, il 23 settembre 1951, è nata la Federazione mondiale dei sordi, di cui l'Ens è membro fondatore. Nel 2026 ne celebriamo i 75 anni con delegazioni da tutto il mondo. La parata è aperta a tutti: persone sorde, famiglie, udenti alleati, associazioni, studenti. Dalle 18 la giornata proseguirà con il Festival Deaf Pride, con teatro, poesia in lingua dei segni, visual vernacular, musica e danza.
Infine, il 24-25 settembre si terrà a Roma una Conferenza internazionale: quali gli obiettivi?
La conferenza si terrà dopo l'apertura istituzionale del 23 settembre alla Camera dei Deputati, coincidendo con il 75° anniversario della Federazione mondiale (Wfd). Il tema è: ‘Affermiamo i diritti umani dei sordi’. L'obiettivo è fare il punto sui traguardi raggiunti e sulle sfide aperte, confrontando ricerche, progetti e buone pratiche di tutto il mondo. Giovedì 24 si parlerà di riconoscimento della lingua dei segni, salute mentale e patrimonio storico della Wfd. Venerdì 25 di educazione, ricerca e leadership, di intelligenza artificiale e lingua dei segni, con le osservazioni conclusive del presidente Wfd Joseph J. Murray. Vogliamo costruire reti tra Paesi e settori diversi, e ribadire un principio: i diritti linguistici sono diritti umani. Per noi questi giorni devono essere un punto di partenza, in Italia, per il pieno riconoscimento dei nostri diritti, per una vera, reale inclusione. Per la parità di accesso a istruzione, salute, lavoro e vita sociale.






















