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Da anni si parla delle concessioni balneari. L’Europa ci ha richiamati e poi messi in infrazione per mancata concorrenza, visto che i concessionari lo erano praticamente a vita e pagando pochissimo al demanio. Ora la situazione si comincia a sanare, ma mentre sono previsti indennizzi e tutele per i concessionari, per i lavoratori e le lavoratrici, che quasi sempre sono stagionali e quindi hanno una condizione di già precarietà, non solo non è previsto nulla, ma ai diversi tavoli di loro non si è parlato, tranne quando i sindacati di categoria hanno battuto i pugni.
Silenzio dunque mentre, lo ribadiamo, i concessionari di spiagge, rive di fiumi e laghi per attività turistico-ricreative hanno avuto proroghe ripetute, tavoli, indennizzi, e tempi certi per riparare agli eventuali danni subiti.
Già prima dell'estate Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UIltucs hanno chiesto di essere ricevuti dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che era al lavoro sul bando tipo per le concessioni demaniali, affinché tenesse conto anche delle preoccupazioni e dei bisogni delle migliaia di addetti che da Nord a Sud della penisola tengono in piedi l'attività di accoglienza e sicurezza nelle spiagge e nei chioschi.
Salvini, evidentemente, era prima preso con i modellini del ponte sullo Stretto che non si farà, poi forse si è occupato dei treni che però continuano ad arrivare in ritardo. O forse, ancora, è impegnato dall’imminente congresso del suo partito: sta di fatto che non ha dato alcun cenno, nemmeno di ricevuta comunicazione. Silenzio e ancora silenzio.
Le organizzazioni sindacali di categoria, però, non hanno nessuna intenzione di lasciar perdere. Per questo lunedì 5 ottobre è partita la quarta lettera, indirizzata per conoscenza anche al ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi.
In una nota Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UIltucs spiegano: “ Il bando tipo, licenziato lo scorso 30 settembre, è alle ultime battute: non contiene alcuna garanzia vincolante per chi lavora. La tutela dell'occupazione è affidata esclusivamente a criteri premiali nell’attribuzione di punteggi di gara: un'opzione che il concorrente può cogliere o ignorare e che lascia spazio solo alla discrezionalità”.
Ovviamente così non va proprio bene, è mai possibile che un posto di lavoro dipenderà dalla buona volontà e dai buoni sentimenti di chi vince la gara? Perché non è stata inserita la clausola che preveda che nel passaggio da un concessionario a un altro i posti di lavoro devono essere garantiti?
“Si tratta di un meccanismo debole ed iniquo verso chi ha lavorato per il concessionario uscente”, attaccano i sindacati. Un posto di lavoro non può dipendere dalla buona volontà e dai buoni sentimenti di chi vince la gara.
In realtà verrebbe da dire nulla di nuovo sotto il cielo. Mentre si declama la strategicità del settore turismo per l’economia del Paese, i lavoratori e le lavoratrici continuano ad essere precari, ad avere paghe basse e contratti fragili e irregolari.
Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs chiedono che il bando venga rivisto e preveda “l'obbligo di mantenere in servizio il personale del concessionario uscente, sul modello del codice dei contratti pubblici; l'applicazione dei contratti nazionali firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale, per mettere uno stop alla concorrenza al ribasso sul costo del lavoro; la perdita della concessione per il subentrante che violi le norme sul lavoro, salute e sicurezza”.
“Il ministro Salvini ha trovato il tempo per incontrare ripetutamente i balneari – dichiarano congiuntamente le tre sigle sindacali –. Chiediamo che trovi il tempo anche per chi lavora garantendo, spesso in condizioni di assoluta fragilità contrattuale, ospitalità e sicurezza al tempo libero dei residenti e dei turisti. Rivendichiamo la convocazione delle organizzazioni sindacali, che rappresentano le lavoratrici e i lavoratori del settore, prima che il testo venga emanato. Dopo sarà troppo tardi”.






















