La crisi di Aeffe continua a pesare sul futuro delle lavoratrici e dei lavoratori. La richiesta di cassa integrazione straordinaria senza anticipazione da parte dell’azienda rischia di lasciare i dipendenti senza entrate per settimane, in attesa dei pagamenti diretti dell’Inps. Una prospettiva che preoccupa le Rsu di Milano e San Giovanni in Marignano, in provincia di Rimini, mentre resta tutto da definire il percorso di rilancio del gruppo della moda, proprietario dei marchi Moschino, Alberta Ferretti e Pollini.

Nell’incontro del 12 ottobre al ministero del Lavoro, convocato dopo la richiesta aziendale di Cigs, la direzione ha illustrato la proposta del Fondo Oxy e il percorso che dovrebbe concludersi a gennaio 2027 con la definizione di tre società distinte, ciascuna destinata a gestire uno dei marchi. L’azienda ha quindi chiesto l’attivazione dell’ammortizzatore sociale fino a un massimo dell’80 per cento, senza anticipare gli importi ai dipendenti.

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Aeffe, manca un piano di risanamento

In assenza di un piano di risanamento consolidato, neppure per il periodo fino alla fine dell’anno, il ministero ha rinviato l’incontro per consentire alla direzione di chiarire il percorso necessario ad accedere alla cassa integrazione per crisi, che dovrebbe terminare a maggio 2027. Il prossimo appuntamento è fissato per il 19 ottobre.

Per le Rsu, affrontare un periodo così lungo senza un piano industriale definito e senza l’anticipo della cassa significa trasferire ancora una volta il peso della crisi sui dipendenti. In base alle esperienze maturate nei territori, il pagamento diretto da parte dell’Inps potrebbe richiedere anche tre mesi, lasciando le famiglie senza un reddito su cui contare.

Le rappresentanze sindacali ricordano che a gennaio 2026 i lavoratori hanno già affrontato sacrifici occupazionali. Quanto emerso nell’incontro del 12 ottobre, sottolineano, contrasta con le rassicurazioni ricevute nei mesi scorsi sulla centralità delle professionalità e sulla necessità di tutelare il capitale umano.

Da Milano a Rimini, il rischio di perdere professionalità

Le conseguenze della mancata anticipazione della cassa integrazione preoccupano entrambi i territori, ma presentano anche specificità diverse. A San Giovanni in Marignano, dove ha sede il gruppo, le Rsu chiedono chiarezza sul progetto industriale e sulle prospettive occupazionali. L’ipotesi di una riorganizzazione dei marchi in tre società, con un percorso che dovrebbe concludersi a gennaio, non risolve infatti il problema di come sostenere lavoratrici e lavoratori nei mesi che precedono l’eventuale rilancio.

A Milano, dove il costo della vita è più elevato, il rischio riguarda anche la tenuta economica delle famiglie. Senza l’anticipo degli assegni, i dipendenti potrebbero trovarsi ad attendere per settimane il pagamento della cassa integrazione, senza entrate sufficienti per affrontare le spese quotidiane.

Una condizione che potrebbe spingere alcune persone a lasciare l’azienda, con il rischio di disperdere competenze e professionalità costruite nel tempo. Il paradosso è che, nell’attesa di un progetto di rilancio, proprio le lavoratrici e i lavoratori che dovrebbero sostenerlo potrebbero essere costretti ad andarsene per necessità economiche.

Aeffe, il 19 ottobre nuovo incontro al ministero

Le Rsu chiedono che si trovi un’alternativa capace di tutelare sia l’occupazione sia il reddito, con garanzie concrete per affrontare i prossimi mesi. Non basta indicare gennaio 2027 come orizzonte per la definizione del progetto industriale: occorre chiarire come si arriverà a quella scadenza e quali strumenti saranno messi in campo per evitare che la crisi ricada ancora una volta sui dipendenti.

Il nuovo incontro al ministero del Lavoro, previsto per il 19 ottobre, dovrà servire a fare chiarezza sulle condizioni per l’accesso alla cassa integrazione e sulle garanzie per le lavoratrici e i lavoratori. Per le Rsu, il futuro di Aeffe non può essere affidato a dichiarazioni di principio: servono risposte concrete sul lavoro e sul reddito.