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“Il sistema idrico in Campania presenta oggi più ombre che luci. A undici anni dall’approvazione della legge regionale 15 del 2015 di riordino del sistema, il quadro complessivo continua a essere caratterizzato dalla frammentazione – i cui effetti si ripercuotono sui lavoratori e le lavoratrici delle aziende e su tutti i cittadini della Campania – e dalla fragilità dei gestori, con elementi di preoccupazione in alcuni territori in particolare. Mentre siamo ancora in attesa di comprendere le decisioni della Regione sul futuro degli impianti di adduzione primaria, dopo il ritiro della gara e l’accantonamento del progetto della precedente giunta regionale, la tensione resta alta tra i lavoratori di Acqua Campania a causa dell’imminente scadenza della proroga tecnica fissata per il 31 dicembre 2026”. È questo l’allarme lanciato da Cgil e Filctem Cgil Napoli e Campania al termine dell’attivo regionale delle lavoratrici e dei lavoratori del settore idrico, al quale ha partecipato il segretario Filctem Cgil Nazionale, Ilvo Sorrentino.
Cgil e Filctem denunciano situazioni drammatiche in cui l’emergenza è strutturale e permanente
“Ci sono – sostengono il segretario confederale Cgil Napoli e Campania, Raffaele Paudice, e la segretaria generale Filctem Cgil Napoli e Campania, Lella Messina – situazioni di estrema drammaticità come quella della provincia di Caserta, con la ITL oberata di debiti e in concordato fallimentare e quella dell’Alto Calore anch’essa sull’orlo del fallimento, con centinaia di lavoratori che rischiano la perdita del posto di lavoro e un servizio idrico che, in Irpinia e nel Sannio, è ormai in condizioni di emergenza strutturale permanente. In mezzo una situazione caotica, con ancora tantissimi Comuni, alcuni anche di grandi dimensioni, che continuano a gestire in proprio la distribuzione dell’acqua”.
Per Cgil e Filctem “una gestione del servizio idrico con queste modalità compromette la possibilità di fruizione da parte dei cittadini mettendo a rischio un bene così fondamentale e fragile come l’acqua. Le risorse dei fondi comunitari, che assegnano tra le priorità per la programmazione 2021-2027 la resilienza del sistema idrico, risultano sostanzialmente inutilizzate, eccezione fatta per il progetto Grande Sarno. Non è andata meglio con le risorse del Pnrr, che richiedono capacità progettuali che solo una governance strutturata può offrire”.
Cgil e Filctem Campania chiedono quindi alla Regione “di farsi carico di risposte urgenti a questa situazione di estrema difficoltà, convocando un tavolo con le organizzazioni sindacali per affrontare le criticità ma anche per aprire una discussione sugli esiti e le prospettive della legge regionale 15 del 2015. Solo costruendo gestori forti a carattere pubblico di livello regionale – sostengono Paudice e Messina – è possibile guardare a una gestione industriale della risorsa idrica e garantire sia la tutela occupazionale che investimenti adeguati a garantire l’efficienza del ciclo idrico integrato. Ma qualora dovesse venire meno questo ruolo e in assenza di un confronto i lavoratori – annunciano – siamo pronti a una mobilitazione che riporti al centro della discussione il tema della gestione dell’acqua”.






















