Il 10 ottobre si celebra la giornata mondiale della salute mentale, promossa fin dal 1992 dall’Oms. La salute mentale di adulti e minori è la protagonista dell’art. 10 della proposta di legge di iniziativa popolare per il rilancio del Servizio sanitario nazionale elaborata da Cgil e decine di associazioni della società civile organizzata.

“La ricorrenza del 10 ottobre ci permette di rilanciare con vigore la raccolta firme, ragionando di come la sofferenza psichica sia esperienza sempre più diffusa nelle famiglie, nelle scuole e nei luoghi di lavoro, e di come la difficoltà del servizio pubblico di farsene carico lascia in condizioni di bisogno soprattutto chi non può rivolgersi al mercato per trovare soluzioni”, sottolinea la segretaria confederale della Cgil Daniela Barbaresi.

Che aggiunge: “È con la volontà di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitano di fatto la libertà di stare bene e l'eguaglianza di accesso alle cure in materia di salute mentale, che Cgil e associazioni hanno fortemente voluto l’art. 10 della proposta, con l’obiettivo di garantire l’accessibilità ai servizi territoriali 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno, rafforzando la presenza di tutte le figure professionali”.

Solo in questo modo, sempre in linea con l’art. 3 della Costituzione, si creano le condizioni per il pieno sviluppo della persona umana e la sua partecipazione alla vita del Paese.

Il tema dei servizi

“Chiediamo – spiega la dirigente sindacale - il rafforzamento dei servizi pubblici e la garanzia di programmi riabilitativi che mettano al centro la persona, con l’integrazione personalizzata di interventi ambulatoriali, domiciliari, semiresidenziali ed eventualmente residenziali, che non si riducano a intrattenimento o custodia, compreso il sostegno alle famiglie, alla casa e all’inserimento lavorativo. Perché la salute mentale è salute. E la salute non può essere una questione di classe”.

Barbaresi sottolinea che “pensando ai soggetti più vulnerabili, esigiamo il definitivo superamento della contenzione, con investimenti dedicati e formazione obbligatoria per tutto il personale. Immaginiamo programmi per il diritto alla salute delle persone detenute o ospitate nelle Rems, con preferenza per le misure alternative alla detenzione".

Infine, aggiunge, “mettiamo al centro bambine e bambini, adolescenti e giovani adulti in sofferenza, che meritano percorsi di cura caratterizzati da continuità, programmazione, budget dedicato e accompagnamento al passaggio alla vita adulta. Per non lasciare indietro nessuno”.

Il Nodo del personale

Quello del personale dei servizi di salute mentale è il nodo cruciale. “Sulla base delle analisi sul fabbisogno del personale Ssn elaborate da Agenas e Conferenza Stato Regioni emerge la necessità di aumentare del 47% l’attuale dotazione di personale presso i Dsm” (Mondo sanità, 7 dicembre 2024).

Si tratta di assumere circa 15 mila operatori con un impegno di spesa stimata (nel 2023, da parte della Società italiana di epidemiologia psichiatrica) di 783 milioni di euro, che è aumentata negli ultimi anni fino a quantificarsi in circa 1 miliardo di euro. Eppure, nel “Piano di azione nazionale per la salute mentale 2025-2030” voluto dal ministro Schillaci non sono indicati obiettivi e standard per ovviare alla strutturale carenza di settore, mentre la legge di bilancio per il 20261 ha riservato appena 30 milioni di euro – quota appena simbolica – per l’assunzione di personale dei ruoli sanitario e sociosanitario da destinare ai servizi.

Al giorno d’oggi, l’assistenza viene garantita grazie all’impegno, alla motivazione e alla disponibilità dei professionisti, che però rischiano la percezione dell’irrilevanza, dell’invisibilità e dell’autostigma accompagnati da crescenti livelli di burn out e abbandono. L’aumento delle risorse dedicate al personale e la predisposizione di piani occupazionali sono questione di dignità, di riconoscimento professionale e di sicurezza per l’utenza, finalizzate a garantire l’erogazione dei Lea.

La salute mentale è determinata da fattori biologici, psicologici e sociali. Grande rilevanza hanno la povertà economica, educativa e relazionale, l’assenza di reti sociali e di stabilità lavorativa, la marginalizzazione, l’isolamento e le discriminazioni intersezionali e minority stress, che possono contribuire a deteriorare il benessere mentale. Pertanto, la sua qualità e la sua cura richiedono una pluralità di risorse relazionali: educative, familiari, sociali, culturali, ambientali, psicologiche, sanitarie e, se necessario e in ultima istanza, psichiatriche.

Per fare tutto questo, per farlo bene, serve impegno, e servono soldi. Per questo la proposta di legge chiede l’aumento del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale fino al 7,5% del Pil. C’è tempo fino al 14 novembre: firma e fai firmare.