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Da undici anni il Disability Pride porta nelle piazze italiane centinaia di persone con disabilità, familiari, associazioni e cittadini per rivendicare diritti che troppo spesso, nel nostro Paese, restano ancora soltanto enunciati.
L'edizione nazionale del Disability Pride 2026 si è svolta a Roma sabato 3 ottobre, con un corteo partito da Piazza del Popolo e conclusosi a Piazza Santi Apostoli. Anche la Cgil, come avviene ormai da diversi anni, ha partecipato e sostenuto l'iniziativa, condividendone obiettivi e rivendicazioni per costruire una società realmente inclusiva, fondata sul pieno riconoscimento dei diritti e della dignità delle persone con disabilità.
Il percorso del Disability Pride proseguirà sabato 10 ottobre con gli ultimi appuntamenti territoriali dell'anno, in programma a Torino, Bologna e Palermo.
«La libertà non esiste se non si ha la possibilità di raggiungerla». È da questa affermazione che prende forma il manifesto del Disability Pride Italia 2026, intitolato "In Movimento!", un'appassionata chiamata all'azione che individua nella mobilità fisica, culturale, sociale e politica la condizione indispensabile per l'esercizio effettivo della cittadinanza.
Il manifesto definisce il movimento come la prima e più fondamentale delle libertà, quella che rende possibile l'accesso alla parola, al voto, al lavoro, alla casa e alla partecipazione sociale. Non una concessione, ma una condizione essenziale di civiltà e democrazia, incompatibile con l'isolamento, il pietismo e ogni forma di istituzionalizzazione.
Al centro della manifestazione è stata presentata una piattaforma rivendicativa che pone l'accento sul diritto delle persone con disabilità a vivere pienamente gli spazi urbani, accedere ai servizi e partecipare alla vita della comunità senza ostacoli e discriminazioni.
Come ha ricordato Daniele Renda, responsabile e portavoce nazionale del Disability Pride, quest'anno ricorrono i quarant'anni della Legge 41 del 1986, nata con l'obiettivo di eliminare le barriere architettoniche. A distanza di quattro decenni, tuttavia, il divario tra principi normativi e realtà quotidiana resta evidente. Marciapiedi impraticabili, edifici pubblici e scolastici inaccessibili, fermate del trasporto pubblico non adeguatamente fruibili e percorsi urbani che continuano a escludere migliaia di cittadini rappresentano ancora oggi una grave limitazione all'autonomia e alla partecipazione.
Tra le principali rivendicazioni del movimento vi è il diritto alla vita indipendente. Per il Disability Pride, ogni persona deve poter scegliere dove vivere, con chi vivere e come costruire il proprio progetto di vita. Un obiettivo che richiede investimenti adeguati e strutturali, ma soprattutto una chiara e coerente volontà politica.
Un'altra priorità riguarda il diritto al lavoro. Il mercato del lavoro continua, infatti, a non offrire risposte adeguate alle persone con disabilità, che troppo spesso restano escluse dall'occupazione o vengono inserite in percorsi professionali non coerenti con le competenze possedute, con condizioni retributive insufficienti e limitate prospettive di crescita.
Nel dibattito è emerso inoltre il tema della cosiddetta Riforma della disabilità che, pur nascendo con l'ambizione di promuovere un profondo cambiamento di paradigma, sta evidenziando criticità significative. La scarsità delle risorse disponibili, le difficoltà applicative e i rallentamenti nelle procedure di riconoscimento stanno infatti compromettendo l'efficacia degli interventi e, in alcuni territori, producendo effetti negativi sulla vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie.
Attraverso la partecipazione alle manifestazioni del Disability Pride, dichiarano Maria Grazia Gabrielli della Segreteria confederale e Valerio Serino responsabile dell’Ufficio politiche per il lavoro ed inclusione delle persone con disabilità della confederazione, la Cgil ribadisce il proprio impegno al fianco delle persone con disabilità e delle loro famiglie, sostenendo una battaglia di civiltà che riguarda l'intera società. L'obiettivo è affermare con forza il principio secondo cui la centralità della persona, il rispetto dei diritti e la piena cittadinanza devono rappresentare una priorità permanente dell'agenda politica e istituzionale del Paese.






















