Dice Giorgia Meloni: “Una nazione che non investe nella propria sicurezza non sta risparmiando. Sta rinviando il conto”. Peccato che milioni di italiani quel conto lo stiano già pagando. Ogni santo giorno.
Lo paga chi aspetta un anno per una visita medica. Chi lavora e resta povero. Chi ha trent'anni e vive ancora con i genitori perché un affitto costa quanto uno stipendio. Chi arriva alla cassa del supermercato e deve decidere cosa lasciare sullo scaffale. E lo pagano, con la vita, tre lavoratori ogni mattina che escono di casa per guadagnarsi da vivere e non ritornano più.
Lei ci parla di carrarmati, droni, difesa aerea. Ma contro gli stipendi da fame quale scudo avete previsto? Contro le liste d'attesa quale sistema antimissile mettete in campo? Contro la precarietà, i licenziamenti, gli sfratti, la povertà, quale piano di difesa avete architettato?
Perché la sicurezza non è soltanto proteggere i confini di un Paese. È soprattutto proteggere le persone che dentro quei confini vivono. E un Paese in cui puoi sentirti al sicuro da un missile, ma non dalla prossima bolletta, ha un problema assai più grande.





















