Oggi, 7 ottobre, alla Ericsson di Genova si sono svolte le assemblee del personale. La preoccupazione resta altissima perché l’azienda ha confermato la procedura di licenziamento. “I fatti sono ben lontani dalle dichiarazioni della premier che hanno parlato di ‘ritiro dei licenziamenti’ – ha dichiarato Daniele Carchidi di Slc Cgil nazionale, presente alle assemblee insieme alla segretaria generale Slc Cgil di Genova, Sonia Montaldo, e al segretario generale Cgil Genova, Alessandro Pagano –. Nella giornata di ieri l’azienda ha nuovamente confermato la procedura secondo la quale i licenziamenti avverranno, seppur non in maniera coatta e prediligendo la volontarietà, condizione che comunque per il sito produttivo di Genova comporterà una riduzione di circa il 45% della attuale forza lavoro”, ha dichiarato Carchidi.

“Il 26 novembre potrebbero partire le lettere di licenziamento”

Il 5 ottobre scorso presso il Mimit nel corso di un incontro con le organizzazioni sindacali, le istituzioni nazionali e locali, i massimi rappresentanti dell’azienda Ericsson Telecomunicazioni Italia, accogliendo le sollecitazioni al tavolo, avevano dato disponibilità a poter chiudere la procedura di riduzione del personale in essere, attraverso un accordo che prevedesse come unico criterio la “non opposizione al licenziamento”, a fronte di un incentivo all’esodo di 48 mensilità, con uscita entro e non oltre il 31 dicembre 2026. “Il paradosso – sottolinea Carchidi – è quello che se non si raggiungesse un accordo sindacale, per l’azienda qualunque esso sia, ma non per il sindacato, e soprattutto non contro i diritti dei lavoratori, il 26 novembre potrebbero partire le lettere di licenziamento, altro che ‘ritiro della procedura”.

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“Servono interventi concreti, non annunci da campagna elettorale”

Senza interventi strutturali nel settore, senza strumenti per governare gli effetti della digitalizzazione, i pochi strumenti a disposizione della contrattazione sono “ammortizzatori sociali” e “incentivi all’esodo”, oramai palesemente insufficienti senza una politica industriale del governo che favorisca investimenti e garantisca il mantenimento dei perimetri occupazionali. Per Slc Cgil servono interventi concreti, non dichiarazioni enfatizzate e distanti dalla realtà, dal sapore di campagna elettorale. Il sindacato chiede ancora una volta l’appoggio di tutta la città, della politica e delle istituzioni per una vertenza purtroppo tutt’altro che conclusa.