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Dopo otto anni di impegno sindacale ai massimi livelli Andrea Filippi torna alla sua professione di medico psichiatra del servizio pubblico. Al suo posto Francesco Palmeggiani, medico radiologo del servizio pubblico.
Da pochi giorni hai assunto la responsabilità di guidare i medici e i dirigenti sanitari della Fp Cgil. Che sindacato immagini?
Immagino un sindacato che continui nell'opera avviata dai miei predecessori, nello specifico da Andrea Filippi, che sia in grado cioè di migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei professionisti. Certo l'aspetto retributivo è importante, ma tenendo sempre come barra al centro la qualità nei rapporti umani e nella relazione con i pazienti. Immagino un sindacato che sappia coniugare gli aspetti di politica sanitaria attraverso la vertenzialità, con la capacità di farci massa critica in difesa del servizio sanitario rinnovato su quelli che erano i principi della 833/78: uguaglianza, solidarietà, gratuità finanziata dalla fiscalità generale. Immagino un servizio sanitario futuro in stretta connessione con le politiche sociali. Quello che auspichiamo è il superamento del modello aziendalistico e una gestione democratica del servizio.
Quali sono, allora, le prime tappe del tuo impegno
Rafforzare la nostra identità e riconoscibilità. Cercare di essere presenti in tutte le aziende, un sindacato, dunque, radicato sul territorio. Contemporaneamente lavoreremo per costruire un sindacato di strada, che abbia come missione la giustizia sociale e che, contemporaneamente, sappia analizzare le storture che hanno reso ineguale l'accesso alle cure. Come fare? Penso siano fondamentali corsi di formazione tenuti anche da esperti non necessariamente del sindacato, ma coinvolgendo università, centri di ricerca. I temi che mi piacerebbe approfondire sono diversi, l’etica comunitaria, professionale e della persona; il lavoro al tempo dell'intelligenza artificiale; la mitologia e l'etica della velocità; la solitudine del paziente; il ruolo della comunità per il lavoro medico. Ci sono poi diverse questioni da approfondire attraverso gruppi di studio sull'emergenza/urgenza, sul rapporto ospedale territori, sulle realtà sanitari locali, sulla riforma del sistema degli Ecm, sulle assicurazioni sanitarie e quindi sui processi di privatizzazione, sulla proliferazione dell'università privata in medicina, sull'autonomia differenziata, sul testamento biologico e sul fine vita.
Dal servizio sanitario universale e pubblico affermato con la 833 del 78, siamo oggi a un sistema misto che vede una privatizzazione strisciante. Che fare?
Io non la chiamerei strisciante, la privatizzazione è manifesta. Più del 30% del Fondo sanitario nazionale finisce a finanziare il privato accreditato e non. Penso allora a una stagione di mobilitazione che coinvolga settori più ampi possibili della popolazione per diffondere la consapevolezza dell’importanza anche sociale di un servizio sanitario nazionale pubblico. Bisogna realizzare una gestione migliore del fondo sanitario. A me piacerebbe che il Fondo fosse destinato interamente al servizio sanitario nazionale pubblico. Chi vuole fare la sanità privata, fa la sanità privata. Penso che in questo quadro sia necessaria la reinternalizzazione dei servizi esternalizzati, il superamento del tetto di spesa per il personale e per il salario accessorio.
In questi ultimi anni assistiamo a una progressiva fuga dal pubblico dei professionisti sanitari. Perché e come arginare questo fenomeno?
I motivi sono tanti: le condizioni di lavoro sono diventate sempre più difficili; non c'è democrazia all'interno delle Asl; l’aziendalismo puro mal si adatta a un’azienda sanitaria che non deve fare profitto ma far salute; siamo preda una burocrazia sempre più incombente e invasiva, le retribuzioni non sono adeguate a quelle europee e perché la carenza di personale ha portato a una gestione e dunque a condizioni di lavoro sempre più difficili. La nostra idea di una sanità multiprofessionale diventa difficile da realizzare perché il territorio è stato svuotato completamente e anche gli ospedali, soprattutto i pronto soccorso che di fatto sono l'unica porta di accesso al servizio sanitario nazionale. Ed è bene ricordare, che nonostante tutte queste difficoltà, nonostante l’Italia destini solo il 6,3% del Pil alla sanità, siamo ancora riconosciuti come uno dei servizi sanitari nazionali migliori al mondo.
Due giorni prima della tua nomina è stato siglato il rinnovo del contratto dei medici e dei dirigenti sanitari. Anche la Fp Cgil ha firmato. È un buon contratto?
È un buon contratto sia dal punto di vista economico che normativo, con aumenti che sfiorano il 7%, a differenza del precedente che non abbiamo firmato perché ha comportato una perdita del potere d’acquisto del 10% rispetto all’inflazione. Con questo rinnovo migliorano le relazioni sindacali e la progressione di carriera dei dirigenti, è resa certa l'assegnazione degli incarichi. Molto migliorato l'articolato sull’orario di lavoro che non potrà più essere interpretato in modo fantasioso dalle aziende, e quindi non potranno più rubarci le ore lavorate in extra orario. Altro elemento per me importante è che è stato introdotto un sostegno psicologico, oltre alla tutela legale, per chi è vittima di aggressioni e sono state equiparate le ferie dei neoassunti che arrivavano a due giorni in meno. Ciò che invece ci lascia molto amareggiati è la grande sperequazione tra l'indennità di specificità per medici e veterinari e quella di specificità per dirigenti sanitari e dirigenti delle professioni sanitarie, anche se - è bene ricordarlo – siamo riusciti ridurla. Questo è stato un nostro successo anche se ancora non completamente soddisfacente.
Infine, perché sabato 17 ottobre sarete in strada con la Via Maestra?
Perché la Via Maestra ci ha indicato la strada. Ci ha spiegato che è importante anche uscire dall'ambito sindacale, coinvolgendo associazioni e movimenti di lotta per la difesa della salute. Coinvolgersi, cercare di creare una massa critica, è la via giusta per cercare di contrapporre a una visione del governo di destra, una diversa idea di società. Vogliamo una società più giusta, che redistribuisca la ricchezza prodotta dal Paese. Serve una riforma fiscale nel solco della Costituzione che possa dare le risorse per riformare il Ssn, rendendolo in grado di rispondere positivamente ai bisogni di salute di cittadini e cittadine. Insomma, è necessaria un'inversione di rotta rispetto alle politiche sempre più autoritarie e privatistiche care alla destra.






















