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La crisi della ceramica tra Modena e Reggio Emilia coinvolge almeno 30mila lavoratori, considerando dipendenti diretti, interinali, lavoratori in appalto e occupati nell’indotto. Per Cgil Modena e Cgil Reggio Emilia la situazione ha ormai una dimensione che non può essere affrontata soltanto sul piano delle difficoltà delle singole imprese.
"La politica batta un colpo", chiedono i segretari generali delle due Camere del lavoro, Alessandro Di Nicola e Cristian Sesena, insieme alle strutture provinciali della Filctem Cgil.
L’intervento del sindacato arriva dopo il nuovo allarme lanciato da Augusto Ciarrocchi, presidente di Confindustria Ceramica, sul costo dell’energia. Ciarrocchi ha parlato di un caro gas ormai strutturale, sostenendo che con il prezzo del gas naturale arrivato a 80 euro al megawattora "non si può continuare a fare ceramica". Secondo il presidente dell’associazione delle imprese, il combinato disposto tra costi energetici elevati, domanda debole e concorrenza extra-Ue sta comprimendo i margini delle aziende e rischia di portare alla fermata di alcune linee produttive.
È proprio questo scenario che, secondo la Cgil, non può essere lasciato alle sole dinamiche del mercato. "Le dichiarazioni di Ciarrocchi non possono cadere nel vuoto", affermano Di Nicola e Sesena. Il problema, osservano, riguarda un sistema produttivo strategico per il territorio e non soltanto la tenuta economica delle aziende.
Una crisi che investe un intero territorio
Tra le province di Modena e Reggio Emilia il comparto ceramico rappresenta infatti una filiera che coinvolge decine di migliaia di persone. Ai dipendenti delle aziende si aggiungono gli occupati nelle attività in appalto, nel lavoro interinale e nell’indotto. Per le due Camere del lavoro, quando un settore di queste dimensioni entra in difficoltà, gli effetti diventano immediatamente occupazionali e sociali.
"Non possiamo limitarci a registrare le difficoltà delle imprese o a prendere atto degli effetti che la crisi sta producendo sugli ordinativi e sulla produzione", sottolineano i dirigenti sindacali. Il timore è che la combinazione tra costo del gas e concorrenza dei produttori esteri finisca per ridurre ulteriormente gli investimenti e la produzione, con conseguenze sui posti di lavoro e sui salari.
La Cgil collega la situazione anche al quadro internazionale e alle scelte di politica economica. Il rischio, secondo il sindacato, è che le conseguenze delle tensioni geopolitiche e delle decisioni assunte a livello nazionale ricadano ancora una volta sui lavoratori e sui territori.
"Servono misure strutturali"
Per Di Nicola e Sesena non basta quindi intervenire sulle emergenze delle singole aziende. "A rischio, oltre alla tenuta del futuro industriale e degli investimenti, è anche il futuro dell’occupazione e dei salari di lavoratrici e lavoratori coinvolti", affermano.
La richiesta è rivolta innanzitutto al Governo, chiamato a mettere in campo misure strutturali di politica industriale. La prossima legge di bilancio, secondo Cgil Modena e Cgil Reggio Emilia, dovrebbe diventare l’occasione per intervenire sul costo dell’energia e sostenere un comparto che rappresenta una parte rilevante del sistema produttivo dell’Emilia-Romagna.
"Se non è l’Europa a poter dare risposte al prezzo del gas, che la risposta la dia il Governo italiano", sostengono le due Camere del lavoro. La richiesta, spiegano, è di non limitarsi ad accompagnare la crisi, ma di intervenire sulle condizioni che stanno mettendo sotto pressione imprese e occupazione.
"Chiediamo alla politica di smettere di assistere e di iniziare ad agire", concludono Cgil Modena e Cgil Reggio Emilia. L’obiettivo indicato dal sindacato è sostenere il sistema produttivo e difendere il lavoro, evitando che siano ancora una volta lavoratrici e lavoratori a pagare il prezzo delle crisi internazionali.






















