Lavoravano fino a 14 ore al giorno, sette giorni su sette, sotto la pioggia come con il caldo. E venivano pagati tra gli 80 centesimi e un euro e mezzo a cassetta. Non potevano assentarsi per malattia, nè comunicare al telefono. Erano sottoposti al continuo e costante controllo dei caporali: avrebbero perso il lavoro se non fossero scappati in occasione di controlli delle forze dell’ordine o in caso di scarsa resa lavorativa o di malattia. C’è tutto questo dietro allo sfruttamento di extracomunitari privi del permesso di soggiorno.

L’accusa: intermediazione illecita e sfruttamento 

Le indagini, coordinate dalla procura di Santa Maria Capua Vetere e condotte di carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro di Caserta, sono durate per oltre due anni e oggi, 7 ottobre, tra Villa Literno e Mondragone, nel Casertano, sono scattati provvedimenti a carico di tre persone, tutte domiciliate nella provincia.

Disposta la presentazione alla polizia giudiziaria, obbligo di dimora a carico di un altro soggetto. Notificati ad altre quattro persone gli avvisi di conclusione delle indagini. Sono accusati di intermediazione illecita e sfruttamento dei lavoro per avere reclutato e impiegato manodopera clandestina.

“Le notizie dei lavoratori agricoli costretti a turni massacranti confermano una drammatica realtà schiavistica – afferma Silvia Guaraldi, segretaria nazionale della Flai Cgil, che condanna i gravissimi fatti emersi nell'inchiesta -. A dieci anni dall'approvazione della legge 199 contro lo sfruttamento non dovrebbero più registrarsi casi del genere. Per questo la Flai continua a chiedere la rigorosa applicazione della norma, il rafforzamento delle attività di controllo, il pieno funzionamento e il potenziamento delle sezioni territoriali della rete del lavoro agricolo di qualità e l’introduzione degli indici di coerenza”.

Reclutati per strada

I braccianti, anche fino a 80 al giorno, venivano reclutati in strada e trasportati nei luoghi di lavoro su furgoni fatiscenti adibiti anche a trasporto merci. Venivano pagati a cottimo, tra 80 centesimi e 1 euro e mezzo a cassetta, oppure a tempo, 3, 4 euro all’ora, oppure con paga giornaliera di 30 euro per i nuovi e 50 per quelli impiegati da più tempo.

Operavano in assenza di una visita medica, senza bagni chimici, senza punti di ristoro. Le indagini sono state condotte sia con pedinamenti che con indagini tecniche. I braccianti che hanno reso dichiarazioni utili sono stati collocati in località protette e sono state loro fornite una prospettiva di protezione e inserimento socio lavorativo. 

Il lavoro? Deve essere pulito, etico, sicuro

“Come ha svelato questa indagine, dietro alle eccellenze agricole del nostro territorio si nasconde spesso la drammatica realtà dello sfruttamento – dichiara il segretario Flai di Caserta, Tammaro della Corte -. Il sindacato resta in prima linea al fianco dei lavoratori: la nostra terra deve essere sinonimo di lavoro pulito, etico e sicuro”.

Proprio la scorsa settimana la Flai Cgil era nei campi tra Villa Literno, Caserta e Aversa con le brigate del lavoro, un’esperienza di sindacato di strada che si è conclusa con la settima edizione del Premio Jerry Masslo, dedicato al giovane bracciante ucciso barbaramente nel 1989.

“Ieri come oggi siamo sul campo e nei campi per portare sostegno ai lavoratori e per denunciare proprio quanto oggi emerge dall’inchiesta di Santa Maria Capua Vetere e che ben sappiamo non essere legato a episodi isolati – dice Igor Prata, segretario generale Flai Campania -. Non abbiamo più tempo, aspettiamo l’approvazione della proposta di legge depositata al consiglio regionale per la prevenzione e il contrasto dello sfruttamento lavorativo e del caporalato in agricoltura”.

Cgil Campania: “Scenari da Medioevo, urgente approvazione legge regionale sul caporalato”

“Quello che sta emergendo dall’inchiesta della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere è al di sopra di ogni immaginazione anche se non stupisce ma indigna profondamente. Uno scenario da Medioevo, con lavoratori trattati alla stregua di schiavi. Condizioni che, lo ribadiamo ancora una volta, devono portare a una serie riflessione da parte del governo sull’inadeguatezza del Decreto Flussi e, a dieci anni dalla sua approvazione, alla piena attuazione della legge 199 sul caporalato”. È quanto afferma in una nota Elisa Laudiero della segreteria Cgil Napoli e Campania, in merito all’inchiesta.