“La tragedia di Brandizzo ci impone il dovere della memoria verso i cinque lavoratori e le loro famiglie, ma anche una precisa responsabilità morale e politica". Ad affermarlo il segretario nazionale della Filt Cgil Amedeo D'Alessio all'iniziativa pubblica organizzata dalla Cgil del Piemonte e di Torino e dalle categorie regionali di Filt e Fillea.

L’appuntamento arriva alla vigilia dell’apertura del processo per accertare le cause della tragedia alla stazione di Brandizzo dove hanno perso la vita cinque operai, addetti alla manutenzione ferroviaria. Il sindacalista ha sottolineato: “Vogliamo capire come aprire una vertenza per cambiare un modello che si è stratificato nel tempo affinché quel ricordo non si riduca a una sterile liturgia”.

"Mentre l’accertamento delle responsabilità penali seguirà il suo corso giudiziario - ha spiegato il dirigente nazionale delle Filt Cgil - noi non possiamo attendere i tempi della giustizia per correggere un modello organizzativo distorto. Il sistema delle esternalizzazioni, così come funziona oggi, va radicalmente rivisto. Quando l’appalto e, soprattutto, il subappalto non rispondono a reali esigenze di specializzazione, essi rischiano di diventare strumenti per ridurre il costo del lavoro, depotenziare la rappresentanza sindacale e scaricare i rischi sull'anello più debole della filiera”.

“Chi commissiona un'attività – dunque –, così come il primo appaltatore, detiene un potere decisivo, perché stabilisce cosa acquistare, con quali risorse, in quali tempi ed a quali condizioni operare. Questa responsabilità, tuttavia, non può esaurirsi con la semplice firma di un contratto. È necessario mantenere quanto più possibile un controllo diretto e competenze sul campo per non indebolire la catena della sicurezza”

"Allo stesso tempo - ha proseguito Amedeo D'Alessio - la sicurezza reale dipende dalla possibilità concreta delle persone di far valere i propri diritti sul luogo di lavoro. Oggi la frammentazione occupazionale genera un clima di condizionamento strisciante: un lavoratore può conoscere perfettamente una procedura di sicurezza, ma esitare ad applicarla per il timore di perdere il reddito, non vedersi rinnovato il contratto o essere allontanato dal cantiere come elemento ‘scomodo’”.

In questo contesto, “strumenti come la Stop Work Authority vanno nella direzione giusta, ma la vera sfida sindacale consiste nel renderli effettivamente esercitabili. Nel sistema dei subappalti, infatti, decidere di interrompere un lavoro non deve tradursi in una ritorsione professionale per i soggetti più vulnerabili. Per questo motivo è indispensabile mettere un freno al ricorso indistinto ai subappalti, rafforzando ed estendendo la rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza in tutti i siti in cui operano più imprese”.

"Servono - chiede la Filt Cgil nazionale - un coordinamento vincolante lungo l’intera filiera, un accesso trasparente alle informazioni e l'obbligo di risposte immediate a qualsiasi segnalazione. A questo vanno affiancate una formazione sempre più adeguata, risorse idonee, canali di comunicazione protetti e tutele vincolanti contro ogni forma di ritorsione. Va superata la logica del massimo ribasso e della deregolamentazione – infine -, riaffermando che nessun profitto e nessuna scadenza di cantiere possono valere la vita e la dignità delle persone”.