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A quanto ammonta il salario dignitoso in Italia nel 2026? 12 euro netti all'ora, pari a 2.063 euro al mese, 24.756 euro all'anno se si lavora a tempo pieno. A fare il calcolo è la Campagna Abiti Puliti che ha aggiornato il rapporto Il salario dignitoso è un diritto universale, in occasione della giornata mondiale che si celebra il 25 settembre.
Una vita decente
2.063 euro al mese è quindi il livello di base per condurre una vita decente, una retribuzione capace di garantire a sé e alla propria famiglia cibo, acqua, abitazione, istruzione, salute, trasporti e abbigliamento adeguati, oltre a un margine di risparmio per gli imprevisti.
È un diritto umano riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e da numerose convenzioni internazionali, distinto dal salario minimo legale, che è spesso fissato a un livello insufficiente a coprire i bisogni essenziali.
La soglia di povertà
Ed è una soglia molto al di sopra di quella della povertà, che è pari a 13.237 euro, secondo le indicazioni dell’Istat del 2025, che infatti sottostima quanti siano davvero i lavoratori poveri in Italia. Stando ai dati dell'ufficio parlamentare di bilancio del luglio 2026, circa l'83,7 per cento dei lavoratori percepisce oggi una retribuzione inferiore ai 35.100 euro lordi l'anno: una platea larghissima si colloca a ridosso della soglia del salario dignitoso individuata da Abiti Puliti.
Aumentano le disuguaglianze
“Questo è un Paese sempre più diseguale, dove peggiorano le condizioni di vita di milioni di lavoratori, intrappolati nella spirale della povertà e della precarietà – riporta la nota di Abiti Puliti -. Lo conferma l'ufficio parlamentare di bilancio: tra il 1990 e il 2026 le retribuzioni reali nel settore privato si sono ridotte in media del 6,6 per cento, con un picco del 40,8 per cento per il 10 per cento dei lavoratori più poveri. Nello stesso periodo il lavoro si è fatto più precario: dal 1990 al 2018 gli operai e gli impiegati assunti part time sono passati da 500 mila a 4,8 milioni”.
Lavoro povero e povertà
Il lavoro quindi non protegge più automaticamente dalla povertà: salari bassi, part time involontario, precarietà, discontinuità occupazionale e un costo della vita che cresce molto più rapidamente delle retribuzioni hanno allargato l’area del lavoro povero.
“È proprio nel mercato del lavoro che si generano le principali disuguaglianze – sottolinea la sezione italiana della Clean Clothes Campaign -: il divario fra le retribuzioni degli operai e quelle dei manager è cresciuto in modo drastico, passando da un rapporto di 1 a 4 negli anni Ottanta a 1 a 11 nel 2018”.
Se si guarda ai dieci manager più pagati d'Italia, nel 2020 il rapporto con lo stipendio di un operaio saliva addirittura a 1 a 649. A pagare il prezzo più alto di queste disuguaglianze sono soprattutto le donne e gli immigrati, relegati in occupazioni a basso valore aggiunto e con minori possibilità di carriera e di autonomia decisionale.
Il salario dignitoso fa bene al clima
“Garantire a tutti i lavoratori un salario dignitoso di base non è soltanto una misura di giustizia sociale, per riequilibrare le disuguaglianze fra redditi - spiega la coordinatrice della Campagna Abiti Puliti Deborah Lucchetti -. È anche una misura di adattamento climatico urgente e necessaria, che consente di affrontare meglio la crisi climatica, avendo accesso a cibo, abitazione e servizi di maggiore qualità”.
La Campagna per la prima volta lega la battaglia per il salario dignitoso di base a un'altra urgenza, la giustizia climatica. L'aggiornamento 2026 arriva infatti a pochi giorni dall’allarme lanciato dall’Unep, il programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, sul superamento ormai inevitabile della soglia di 1,5 gradi fissata dall'Accordo di Parigi, con un possibile picco di 1,8 gradi anche nello scenario più ottimistico.
Far fronte alla crisi climatica e politica
Secondo Abiti Puliti una politica in grado di intervenire subito, senza aspettare i tempi lunghi della transizione energetica, garantendo un salario dignitoso, consentirebbe di poter far fronte al caro bollette e all'impennata dei prezzi del carburante e degli alimenti.
Questo perché gli impatti del riscaldamento globale non colpiscono tutti allo stesso modo: si abbattono con più forza su chi ha meno mezzi per proteggersi, mentre chi vive nel lusso continua a inquinare e a restarne, nell'immediato, quasi indenne. Anzi, se la cava anche meglio quando il clima va in tilt: case sicure, aria condizionata, servizi su misura.
La battaglia per il salario dignitoso, quindi, per Abiti Puliti non riguarda soltanto i diritti di chi lavora nella filiera della moda, ma rappresenta la possibilità di costruire una transizione, sociale, industriale, climatica, che non lasci indietro nessuno.
























