“La sfida è consentire ai giovani di essere protagonisti per la costruzione di una Sicilia migliore che garantisca il diritto a restare o a fare ritorno nell’isola. Una Sicilia in cui le disuguaglianze sociali, di genere, generazionali e territoriali si affievoliscono e vengono via via meno. Una Sicilia dove è garantito il diritto all’istruzione e il lavoro di qualità non è più una chimera, con una sanità che funziona, sistema dei trasporti e infrastrutture adeguati. Per questo abbiamo organizzato questo confronto con la consapevolezza e la volontà di dovere ascoltare i giovani e ripartire da loro”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino, a conclusione della due giorni di festa della Cgil, nel corso della quale si sono susseguiti dibattiti su temi cruciali come il rilancio della sanità pubblica, la condizione femminile, le disuguaglianze, il lavoro dignitoso e sicuro e infine sul tema del diritto a restare, tavola rotonda che ha visto la partecipazione di Maurizio Landini. Scopo non solo le analisi ma anche la costruzione di proposte e rivendicazioni.
“Abbiamo la sensazione – ha osservato Mannino – che la classe politica al governo non abbia consapevolezza della profondità della crisi, di quanto il caro vita pesi sulle spalle dei siciliani e delle potenzialità della regione. E invece di occuparsi dei problemi aperti e allocare per la loro soluzione risorse economiche è impegnata, già in occasione di queste variazioni di bilancio, a spartirsi il bottino. Quelle mance e mancette che potranno servire ai singoli deputati a ottenere consenso in vista delle prossime elezioni”.
Ci hanno pensato i giovani sul palco insieme a Maurizio Landini a sottolineare che quando gli alloggi per studenti non sono sufficientemente finanziati e per giunta sulla messa a disposizione dei fondi si registrano ritardi, quando trasporti e servizi sono inadeguati, quando la sicurezza per ragazze e ragazzi non è garantita, quando la ricerca non è sufficientemente sostenuta con investimenti e salari adeguati, quando le scuole non hanno le certificazioni di agibilità, è il diritto allo studio e alla conoscenza a essere pregiudicato.
Questo accade, è stato sottolineato, nel disinteresse della Regione e col placet del governo nazionale che “in questi anni ha soltanto tagliato”. “Siamo il Paese in Europa che spende di meno in istruzione”, ha sottolineato Landini aggiungendo che la formazione deve diventare un diritto permanente di tutte le persone anche durante tutto il ciclo del lavoro. “L’origine delle disuguaglianze – ha detto il segretario della Cgil – sta nel divario tra chi sa e chi non sa”. Si è parlato anche delle aree interne abbandonate a se stesse in assenza di una strategia di sviluppo, “dove anche fare impresa e costruirsi il proprio posto di lavoro è impossibile”.
Landini ha parlato della necessità di investimenti per lo sviluppo e il welfare, con risorse da reperire attraverso una lotta serrata all’evasione fiscale e un sistema fiscale nel quale il criterio della progressività valga per tutti e non siano solo i 38 milioni di lavoratori e pensionati a pagare le tasse. Si è parlato di lotta alla precarietà e della necessità di affermare un sistema economico che abbia al centro le persone e i loro diritti. Battaglie che per la Sicilia assumono un significato ancora più importante. “Abbiamo da colmare tanti gap e superare ritardi – ha rilevato Mannino –, qui i salari sono più bassi, i servizi peggiori che in altre regioni, il lavoro manca soprattutto per i giovani e le donne, i diritti non sono garantiti. C’è anche da contrastare la politica antimeridionalista del governo Meloni. Noi siamo l’altra Sicilia, quella che resiste e che con il confronto dal basso, coinvolgendo giovani, donne, lavoratori e lavoratrici, pensionati, associazionismo democratico, vuole contribuire a costruire un nuovo modello di sviluppo, una nuova Sicilia, la Sicilia del lavoro e della legalità. Contrastando le politiche dissennate della Regione e di Roma”.























