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Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alle 4 intese tra governo e Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto sull’autonomia differenziata. Né Fratelli d’Italia né tanto meno Forza Italia sono particolarmente interessate all’autonomia differenziata, loro che esaltano la nazione. Peraltro, più volte il presidente della Calabria, nonché vicesegretario di FI, Occhiuto ha lanciato anatemi contro quel progetto, ma pur di rimanere ancorati alle poltrone ora e in futuro, che vuoi che sia approvare quelle intese. È l’ennesima conferma che a Meloni e ai suoi l’interesse del Paese, dei suoi cittadini e cittadine, non sta poi così a cuore.
“Il via libera, nell’ultimo Consiglio dei ministri, alle intese sull’autonomia differenziata con le Regioni Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto, più che al Paese, serve agli equilibri della maggioranza di governo”. Ad affermarlo, in una nota, il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari.
Ma c’è di più. L’aver stipulato quelle intese e averle varate in Consiglio dei ministri testimonia il dispregio per la Costituzione e per le Istituzioni che sono preposte a difenderla. Si ricorderà, infatti, che la Legge Calderoli sull’autonomia differenziata è stata sostanzialmente bocciata dalla Corte costituzionale che l’ha revisionata e profondamente “mutilata”. Indicando che si possono devolvere alle Regioni ulteriori quote di autonomia solo in casi eccezionali e per ragioni evidenti legate alla specificità del singolo territorio, e comunque solo per quelle materie che non siano legate a Livelli essenziali di prestazioni.
Questa destra nella Carta del ’48 proprio non si riconosce tanto che sta cercando in ogni modo di “superarla”. Dunque, Calderoli, i presidenti delle quattro Regioni, ministri e ministre che hanno approvato le intese di quella sentenza della Corte non si sono proprio curati visto che quelle sono assolutamente identiche, in barba all’indicazione della Consulta di legare la devoluzione di materie alle specifiche caratteristiche ed esigenze del singolo territorio. Così come si son ben guardati dal rispettare il vincolo delle materie non Lep. Il diritto alla salute già oggi è esigibile in maniera differenziata e diseguale, chissà cosa potrà accadere domani.
È ancora Ferrari, infatti, a illustrare: “Prendiamo la più rilevante delle materie oggetto delle intese: la tutela della salute. Anziché investire su un Servizio sanitario nazionale sempre più in difficoltà nel curare i cittadini, incrementando gli organici e migliorando le retribuzioni, lo si frammenta ulteriormente, aumentando i già insostenibili divari territoriali”.
E mentre assistiamo a un inedito balletto sulla legge di bilancio che si è fermata sulla soglia del Consiglio dei ministri perché i partiti della maggioranza di destra non si mettono d’accordo su come impiegare le scarsissime risorse di cui il Paese, a causa loro, dispone, scopriamo dalle anticipazioni giornalistiche che a fronte di 5 miliardi per la sanità chiesti dal ministro Schillaci che comunque sarebbero stati insufficienti, forse se ne troveranno la metà. Davvero un triste spettacolo.
E spezzettare anche altre materie certo bene non farà, a nessun territorio. Secondo il segretario confederale: “Non meno danni si produrranno sulle altre materie in questione: protezione civile, ordinamento delle professioni, previdenza complementare e integrativa”. “Tutto questo - aggiunge Ferrari - nel maldestro tentativo di far rientrare dalla finestra ciò che la mobilitazione popolare e la sentenza della Corte costituzionale sulla legge Calderoli hanno fatto uscire dalla porta”.
Dimenticano gli inquilini provvisori di Palazzo Chigi che i cittadini e le cittadine di questo Paese, diversamente da loro, nella Costituzione antifascista nata dalla Resistenza, invece, si riconoscono e come. E vogliono non solo continuare a difenderla così come hanno fatto a marzo scorso bocciando la riforma della giustizia, ma pretendono venga applicata. Lo rivendicheranno a gran voce sabato 17 ottobre in piazza a Roma con la Via Maestra.
Sapranno deputati e senatori essere all’altezza del loro mandato, mettersi in sintonia con le mobilitazioni popolari e fermare questo scempio?
“Manca un ultimo passaggio alle Camere prima che le intese diventino definitive. Confidiamo che i parlamentari mettano, in quel voto, gli interessi dei territori che rappresentano prima di quelli di partito. Come Cgil, continueremo a batterci per difendere un principio per noi irrinunciabile: l’uguaglianza e l’universalità dei diritti sociali, che non possono dipendere dal luogo in cui si è nati, si lavora e si vive”, conclude Ferrari.


























