E se ad amministrare le nostre città fossero i bambini? Se davvero la fantasia andasse al potere? È da queste idee - folli solo all’apparenza - che prende le mosse una piccola rivoluzione. Sono gli anni novanta quando Francesco Tonucci, pedagogo e scrittore, si immagina “La città dei bambini”: una nuova filosofia di governo, che assume i più piccoli come parametro, unità di misura delle nostre città.

Il documentario di Emanuela Tomassetti

Quest’incredibile intuizione, diventata un’esperienza diffusa, è al centro del documentario di Emanuela Tomassetti, “La città dei bambini. L’Utopia di Francesco Tonucci”, che ripercorre la nascita e le evoluzioni del progetto. Un viaggio tra passato e presente, tra esperienze e buone pratiche che mettono al centro l’infanzia e il diritto al gioco, partendo da Fano, dove negli anni novanta venne messa in pratica, per la prima volta, questa nuova concezione della città. Da lì le sperimentazioni si sono moltiplicate in tutto il mondo, partendo da una concezione dello spazio pubblico fondata sulle esigenze dei bambini.

La rivoluzione gentile di Francesco Tonucci

Nel documentario Emanuela Tomassetti raccoglie le testimonianze dei protagonisti coinvolti nella rete internazionale del progetto, tra Italia, Spagna e Sud America, raccontando una rivoluzione gentile capace di immaginare città più inclusive e comunità più vivibili. Francesco Tonucci ci dice che “una città adatta ai bambini è una città adatta a tutti”, perché se il bambino diventa l’unità di misura del tempo e dello spazio, questi smettono di essere disumani, dominati dall’unica logica del profitto.

La cultura childfree

Le esperienze legate alla città dei bambini ci offrono oggi la possibilità di pensare una lettura diversa della nostra società, in un momento storico in cui i bambini sono diventati la presenza da evitare. Lo spazio pubblico delle grandi città è stato oggetto di una progressiva erosione a partire dagli anni del boom economico in poi. Le auto, le fabbriche, gli uffici e i palazzi hanno inghiottito le piazze, le strade non trafficate, i luoghi aperti al tempo della condivisione.

Ma oggi stiamo assistendo a qualcosa di ancora più violento: la necessità di cancellare l’infanzia. Si moltiplicano i luoghi childfree, le coppie childfree, in un’esasperazione della rinuncia ad avere figli che forse non è più solo motivabile con le difficoltà della vita materiale, ma va ricercata anche nell’evoluzione verso nuovi stili di vita.

Il diritto al gioco

I bambini danno fastidio, fanno rumore, sono scomodi. Ecco perché vanno nascosti, spostati, evitati. E così, senza rendercene conto, li stiamo rendendo sempre più invisibili. Non solo perché se ne fanno sempre di meno, ma perché a quelli che ci sono viene chiesto di crescere in fretta, delimitando chiaramente gli spazi dedicati a loro: parchi, sale giochi, gonfiabili.

Ma così il gioco non è più un diritto, che può sconfinare libero nei luoghi della vita quotidiana. Lo dice bene Tonucci e lo raccontano ancora meglio i bambini intervistati da Tomassetti nel suo documentario: “Siamo pieni di cose da fare, di attività da svolgere dopo la scuola, abbiamo bisogno di un tempo che sia davvero libero e liberato”.

La città dei bambini da Fano a San Giorgio a Cremano

Il progetto utopico di Tonucci propone soluzioni concrete che già vengono sperimentate in numerosi territori, come Fano e San Giorgio a Cremano: città con limiti di velocità a 30 chilometri orari, percorsi sicuri che consentono ai bambini di andare a scuola autonomamente, strade restituite al gioco e alla socialità, grazie anche al capillare impegno di attivisti e organizzazioni come Street for kids, che in Italia e nel resto d’Europa lavora per realizzare interventi di urbanismo tattico, che trasformino strade trafficate in vie pedonali destinate a bambini, anziani, famiglie.

Il Consiglio dei bambini

Tra le proposte più visionarie di Tonucci c’è sicuramente quella dei Consigli dei bambini, che dialogano con le amministrazioni locali avanzando proposte e suggerimenti. Una proposta che fa paura, spiega lo scrittore, perché mettere in pratica quello che propongono i bambini è pericoloso: impone davvero agli adulti d’invertire la rotta e capovolgere il paradigma produttivo. Alcuni amministratori ci hanno provato sul serio: hanno accolto alcune proposte dei bambini nel governo della città. Hanno avuto il coraggio, e hanno corso un rischio enorme: trasformarla in un posto migliore.

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