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Vittoria della Flc in Tribunale a tutela di un’insegnante salentina. Nel 2024 l’amministrazione scolastica ha male interpretato una sentenza, tagliando quattro punti nella ricostruzione di carriera. Un errore che è costato alla docente un calvario burocratico: i ministeri dell’Istruzione e dell’Economia infatti le hanno richiesto 7.200 euro per presunti stipendi indebitamente ricevuti. Il Giudice del Lavoro però ha ristabilito la verità, chiudendo il calvario.
La vicenda
Si è chiusa dunque con una vittoria su tutta la linea, la complessa vicenda legale di una docente salentina costretta a difendersi da un’ingiusta richiesta di restituzione di denaro avanzata dall’amministrazione scolastica. La sentenza n. 4895/2026 depositata il 7 ottobre scorso e firmata dal giudice Luca Notarangelo, ha dato pienamente ragione alla lavoratrice, annullando i provvedimenti del ministero dell'Istruzione e del Merito (Mim) e del ministero dell'Economia (Mef). Tutto ha avuto inizio nel gennaio 2024, quando l’istituto comprensivo in cui la docente prestava servizio ha emesso un nuovo decreto di ricostruzione della carriera. A causa di un’errata interpretazione di una precedente sentenza del 2023, l'amministrazione scolastica aveva improvvisamente cancellato quattro anni di servizio pre-ruolo (svolti tra il 1992 e il 1996), che erano invece già stati regolarmente riconosciuti alla professoressa.
Il “taglio” dell’anzianità ha innescato un effetto domino disastroso: il Mef, nel febbraio 2025, ha recapitato alla docente un’ingiunzione di pagamento, chiedendo la restituzione di 7.205,19 euro per stipendi percepiti indebitamente. La docente, iscritta alla Flc Cgil Lecce, non si è arresa e ha impugnato i provvedimenti davanti al Tribunale. “Il Giudice ha chiarito senza mezzi termini l’abbaglio dell’amministrazione – spiega Francesca Franza, segretaria generale della Flc Cgil Lecce –. La precedente sentenza non autorizzava in alcun modo l’esclusione di quegli anni di servizio pre-ruolo. Il Tribunale ha quindi sancito la totale insussistenza del debito, ordinando la disapplicazione dell’ingiunzione e del decreto di ricostruzione carriera. Il pronunciamento del giudice restituisce serenità alla professionista della scuola e fa giurisprudenza contro quegli automatismi burocratici che rischiano di penalizzare ingiustamente i lavoratori”.






















