Arriva la pre-intesa sul contratto nazionale dei medici 2025-2027: entrano in busta paga 500 euro lordi medi mensili, insieme a una serie di novità normative.

“Abbiamo sottoscritto un ottimo contratto che va nella direzione di dare risposte economiche, ma soprattutto normative, per migliorare le condizioni di lavoro e quindi la qualità delle cure”. Lo afferma il segretario generale della Fp Cgil Federico Bozzanca, dopo l’accordo che coinvolge circa 137.000 dirigenti medici, veterinari, sanitari.

Gli aumenti contrattuali

“La strada è ancora lunga per recuperare il terreno perso in questi anni di definanziamento che hanno allontanato i professionisti dal Ssn, ma con il contratto possiamo contrastare questa deriva liberista che favorisce il privato. Sugli aumenti contrattuali della busta paga tra tabellare, aumento specificità e posizione fissa – spiega il segretario - ci sarà un aumento minimo di 480 euro lordi mensili per medici e veterinari e 400 per i dirigenti sanitari”.

Tale ultima differenza di aumenti “deriva da una sperequazione tra i professionisti introdotta con le ultime leggi di bilancio, che abbiamo ripetutamente contestato e che al tavolo abbiamo ridotto notevolmente. Gli arretrati non saranno ingenti perché, come noto, è un contratto siglato in anticipo: circa 6.000 euro pro capite al netto dell'indennità di vacanza contrattuale già percepita”.

Il lato normativo

Dal punto di vista normativo, poi, ci sono tante novità. Così Bozzanca: “Abbiamo migliorato le relazioni sindacali, valorizzato tutte le carriere a partire dai neoassunti, che avranno un incarico fin dal primo mese di servizio e non più solo dopo il periodo di prova, fino alla fascia degli incarichi da sempre più sacrificati, con minimi retributivi ai 3 ed ai 10 anni di servizio; abbiamo reso ancora più chiaro che tutti gli incarichi dovranno avere una retribuzione variabile”.

In tema di orario di lavoro, inoltre, “abbiamo finalmente chiarito alcuni punti che ancora permettevano alle aziende di sottrarre ore ai professionisti che invece potranno recuperarle sin da subito. Abbiamo poi limitato il servizio fuori sede e aumentato la retribuzione della pronta disponibilità”.

“Abbiamo inoltre inserito due giorni di ferie in più nei primi tre anni di servizio ed una indennità percepita anche durante le ferie, migliorato l'articolato sui fondi contrattuali e introdotte clausole per l'equità retributiva di genere”.

Ora il governo finanzi la sanità

Un contratto, dunque, “che per certi versi raggiunge obiettivi di un percorso iniziato già dal triennio 2016-18 e che abbiamo sempre più perfezionato. Stiamo dunque introducendo quelle norme che possono aiutare a valorizzare i professionisti ed a lavorare in condizioni almeno accettabili”.

Si tratta di ottimi risultati su temi che attendevano risposte chiare da tempo. “Ora tocca al governo finanziare con la legge di bilancio i servizi sanitari pubblici a partire da un piano assunzionale straordinario”, conclude il segretario.