“È un momento importante per riconoscere la nostra Storia: la Cgil nasce centovent'anni fa per dare voce al lavoro, nell'epoca della nascita del capitalismo che stava cambiando il mondo”. Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha aperto la celebrazione della Confederazione dal palco di Milano.
“Si è pensato fin dall'inizio che le persone che lavorano, se non lasciate sole e organizzate collettivamente, possano diventare un motore del cambiamento - ha aggiunto -. Si tratta di un'idea fondata sulla dignità e libertà della persona, per combattere lo sfruttamento e affermare un modello basato sulla giustizia sociale”.
Landini ha riassunto il senso dell'appuntamento: “Siamo davanti a un profondo cambiamento e riflettiamo su come il mondo del lavoro deve pensare, organizzare e agire la propria azione. I cambiamenti non devono essere subiti, ma devono vedere i lavoratori e le lavoratrici in veste di protagonisti”.
Quindi un omaggio alla Storia del sindacato: “Nel 1906 nasce la Cgil a Milano, frutto di tanti soggetti e organizzazioni del mondo del lavoro che erano già in azione. Nel 1891 nascono le prime Camere del Lavoro e in Italia nasce il movimento socialista, c'erano già molte forme di rappresentanza. Nel 1906 tutti i soggetti danno vita a una Confederazione: non si voleva essere un sindacato di mestiere, locale o corporativo, al contrario si voleva diventare un soggetto confederale e generale per unire le diversità. Si voleva affermare la difesa del lavoro e la giustizia sociale”.
Per arrivare a un nuovo modello sociale, dunque, “bisogna avere conoscenza di ciò che avviene e costruire solidarietà tra le persone: solo lavorando e lottando insieme si può produrre il cambiamento. Oggi siamo di fronte a una fase straordinaria dei processi sociali ed economici: affrontiamo tecnologie che potenzialmente possono modificare la vita delle persone, ma ci sono pochi grandi privati con una concentrazione del potere senza precedenti. La tecnologia non è neutra, dipende da chi la utilizza e a quali fini. Il mondo del lavoro rivendica di essere protagonista nell’uso della tecnologia, affermando un valore di libertà e di democrazia”.
Un passaggio inevitabile sui nuovi conflitti: “Ora c'è il ritorno alla guerra ormai sdoganata, che nasce dal controllo dei processi tecnologici e delle fonti energetiche che fanno girare l'economia. Il ragionamento che affrontiamo è come si governano questi cambiamenti. L'intelligenza umana deve rimanere l'elemento centrale. Nell'era dell'intelligenza artificiale, già oggi l'alimentazione dei dati nasce dallo sfruttamento del lavoro in ogni parte del mondo. A creare valore invece è il lavoro e l'intelligenza delle persone”.
Proprio sul lavoro, "noi stiamo assistendo a una svalutazione senza precedenti, con le persone che vengono ridotte a merci. Dobbiamo allora ragionare insieme per capire come intervenire sulle trasformazioni. Sul cambiamento climatico, se non modifichiamo modello di sviluppo all'insegna della sostenibilità ambientale mettiamo in discussione l'esistenza stessa della vita sul pianeta. L’intelligenza umana deve prevalere sugli interessi del mercato, anche la tecnologia deve tornare ad essere governata dalle persone. La nostra Storia ci indica come farlo: la democrazia esiste non perché ce l'hanno regalata, ma perché il mondo del lavoro e il movimento operaio hanno lottato per la democrazia”.
Senza energia, per il segretario, “non gira la vita e l'attività, ma ci sono due modi di farlo. Finora abbiamo usato le fonti fossili, che si trovano solo in alcune parti del mondo, sono oggetto di guerra, determinano la ricchezza di pochi e lo sfruttamento di molti. Se invece parliamo di fonti rinnovabili queste sono di tutti, come il sole, l'acqua e il vento. Le risorse che fanno vivere la Terra non sono proprietà di nessuno. Il mondo del lavoro può indicare una strada e battersi per un modello sociale che abbia questi valori".
“I diritti non ce li ha mai regalati nessuno - ha concluso Landini -. Non celebriamo solo la nostra Storia, ma la mettiamo al servizio del presente: rilanciamo insieme un’azione per affermare un altro modello sociale e di sviluppo basato su diritti, libertà, democrazia e giustizia sociale”.






















