Le continue trasformazioni nella catena di fornitura del cantiere Ikea di Padova hanno portato la vertenza sindacale a un serio punto di rottura. Al centro dello scontro vi è la gestione dell’appalto relativo ai servizi di trasporto e montaggio mobili, un comparto segnato dall’ingresso di nuovi fornitori, dal mancato rinnovo di contratti a termine e dalla frammentazione della manodopera.
Dopo una prima richiesta formale d’incontro inviata a fine luglio da Filcams e Filt Cgil Padova a Ikea e alla Regione Veneto, il perdurare del silenzio e l’aggravarsi delle irregolarità hanno spinto la categoria dei trasporti della Cgil padovana a formalizzare nei giorni scorsi sia la richiesta di “messa a disposizione” dei lavoratori rimasti esclusi sia la proclamazione immediata dello stato di agitazione di tutto il personale operante sul sito.
La “messa a disposizione” rappresenta l’atto giuridico con cui le lavoratrici e i lavoratori, tramite il sindacato, dichiarano la propria completa disponibilità a prestare servizio, richiedendo la decorrenza della retribuzione e degli istituti contrattuali differiti a carico non solo dell’azienda AF Logistics S.p.A. ma anche nei confronti di tutti i fornitori subentranti e del committente. Attraverso questa formalizzazione si rivendica il diritto di precedenza e il pieno riassorbimento del personale impiegato nel cantiere, impedendo che l’avvicendamento o la moltiplicazione delle aziende appaltatrici diventi uno strumento per eludere le tutele del lavoro ed eliminare personale precedentemente occupato.
Katia Basso, Filt Cgil Padova: “Bastta alla logica del massimo ribasso e del dumping contrattuale”
“Nei giorni scorsi – spiega Katia Basso, segretaria provinciale della Filt Cgil Padova – abbiamo inviato due comunicazioni formali ai vertici di AF Logistics, Rhenus, Capio Srl e alla committenza Ikea Italia. La prima per richiedere la messa a disposizione del personale coinvolto (stiamo parlando di circa una sessantina di lavoratori) e l’applicazione del diritto di precedenza per il loro riassorbimento nei confronti del fornitore principale e di tutte le società accreditate sul sito di Padova. In particolare, siamo indignati dalla condotta di Ikea: utilizzare più fornitori senza riassorbire chi opera già nel cantiere equivale a eludere le normative sul lavoro vigenti nel nostro Paese. Abbiamo concesso dieci giorni per ottenere risposte o per il reintegro dei lavoratori, riservandoci di informare le istituzioni del mancato rispetto degli accordi sottoscritti in sede regionale a tutela della buona occupazione”.
“A fronte dell’assenza di chiarimenti adeguati – prosegue Katia Basso – abbiamo contestualmente comunicato l’inizio dello stato di agitazione di tutto il personale del cantiere Ikea di Padova impegnato nelle operazioni di trasporto e montaggio. In quest’ultimo mese e mezzo abbiamo assistito a gravi irregolarità: mancati rinnovi di contratti a tempo determinato senza riassunzione, inserimento continuativo di nuovi fornitori privi di reali garanzie e violazione degli impegni presi di fronte alla Regione Veneto, con il protocollo sulla legalità degli appalti del settore privato. Non possiamo più tollerare che la logica del massimo ribasso e del dumping contrattuale continui a gravare sulle spalle dei lavoratori, ridotti a operare in condizioni di costante stabilità precaria”.
“Siamo pronti a mettere in campo tutte le iniziative di protesta necessarie per ripristinare la legalità all’interno dell’appalto Ikea – conclude la segretaria provinciale della Filt Cgil Padova –. Quanto sta accadendo a Padova dimostra ancora una volta l’urgenza di regole certe e vincolanti per l’intero settore. Proprio per questo, come Cgil, stiamo portando avanti con determinazione la campagna di raccolta firme per due proposte di legge di iniziativa popolare: una pensata per riordinare e tutelare il mondo degli appalti, garantendo parità di trattamento economico, tutele e sicurezza lungo tutta la filiera, e l’altra mirata alla difesa e al rilancio del Servizio Sanitario Nazionale e della sanità pubblica. Chi lavora merita dignità, rispetto e tutele umane e contrattuali indiscutibili, e noi non faremo alcun passo indietro”.
























