Difendere la libertà di dissenso: è uno dei temi centrali della manifestazione nazionale di sabato 17 ottobre a Roma, che segna il ritorno in piazza de “La Via Maestra”. La mobilitazione, promossa dalla Cgil e da oltre cento associazioni, mette in campo molte rivendicazioni: una fondante è la tutela della democrazia al tempo del governo Meloni che continua a metterla in dubbio coi suoi provvedimenti liberticidi.

Il diritto di manifestare democraticamente

Nel testo che chiama alla piazza il riferimento è esplicito: “Difendere il diritto di manifestare democraticamente, garantire gli spazi sociali, abrogare le norme dei decreti sicurezza che limitano gli spazi di libertà e partecipazione”.

Più in generale, la rivendicazione nasce da una tendenza degli ultimi anni: il diritto di protestare e manifestare non viene più garantito come strumento essenziale della partecipazione, bensì è trattato come un problema di ordine pubblico e una minaccia alla sicurezza nazionale. Un’idea che ha una mente precisa, il governo di Giorgia Meloni.

Le norme liberticide del governo

L’azione dell’esecutivo ha introdotto misure punitive contro tutte le forme di mobilitazione sociale, sindacale e civile. Dalle norme contro i raduni fino ai decreti sicurezza e ai disegni di legge in materia, la risposta della maggioranza alle proteste democratiche si è concentrata solo sull’inasprimento penale e sull’introduzione di nuovi reati.

Come più volte denunciato dal sindacato di Corso d’Italia, così facendo vengono criminalizzate manifestazioni pacifiche, blocchi stradali, occupazioni simboliche di spazi o azioni di protesta ambientale svolte dai più giovani. In discussione è finito perfino il diritto di sciopero. E si va a colpire la Costituzione, la base del nostro stare insieme, che prevede il diritto di manifestare liberamente.

Cancellare i decreti sicurezza

Tra le richieste ce n’è una fondamentale: bisogna abrogare le norme dei decreti sicurezza per restituire ai cittadini libertà e partecipazione. “La Via Maestra” chiede un colpo di spugna su tutti i punti più restrittivi: occorre cancellare le sanzioni penali legate ai blocchi stradali e ferroviari, così da evitare che lavoratori in sciopero o cortei studenteschi vengano duramente perseguiti.

È necessario poi eliminare le specifiche aggravanti introdotte per chi si oppone alla realizzazione delle grandi opere, partecipando a manifestazioni di protesta territoriale. Allo stesso modo, va superata la stretta punitiva rivolta alle occupazioni di immobili a scopo abitativo e sociale. Una misura che penalizza direttamente le condizioni di disagio, andando in senso contrario alla richiesta di politiche pubbliche adeguate sul tema della casa.

Netta bocciatura anche sull’estensione dei poteri di prevenzione amministrativa: i vari tipi di Daspo urbano e le restrizioni personali, che negli ultimi anni sono stati utilizzati per colpire attivisti e manifestanti negando il diritto di esprimere le loro idee.

Garantire gli spazi sociali: l’esempio di Spin Time

L’esempio più significativo di tale tendenza ce l’abbiamo davanti agli occhi: è lo Spin Time di Roma. “La Via Maestra” rivenda la tutela degli spazi sociali: oltre che a dare una casa a chi non ce l’ha sono luoghi di aggregazione, cultura e accoglienza democratica. Spesso peraltro rappresentano l’unico presidio solidale in contesti urbani segnati dall’abbandono delle istituzioni e dall’emergenza abitativa.

In tal senso Spin Time è stato non solo una risposta all’emergenza casa per centinaia di famiglie, ma si è trasformato negli anni in un cantiere sociale e culturale, capace di offrire servizi, laboratori, integrazione e sostegno ai più fragili. La grande mobilitazione traversale della scorsa estate è la prova dell’importanza degli spazi sociali.

Ripartiamo dalla Costituzione

Insomma bisogna ripartire dalla Costituzione. La libertà di dissenso, come ricorda la Cgil, non è un concessione ma resta il cuore della Repubblica e della democrazia. E la protesta non può essere questione di ordine pubblico, ma un momento importante di partecipazione e di libertà.

Tutti in piazza il 17 ottobre, dunque, anche per garantire il diritto al dissenso che sta alla base della nostra Carta, dunque va difeso ogni giorno da chi prova a metterlo in discussione.