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La Cgil compie 120 anni. 120 anni sono un tempo enorme: attraversano due guerre mondiali, il fascismo e la clandestinità, la Resistenza e la ricostruzione, le grandi fabbriche e le campagne, l’emigrazione, l’autunno caldo, lo Statuto dei lavoratori, fino alla precarietà e alle trasformazioni del lavoro di oggi.
La Confederazione Generale del Lavoro nasce a Milano nel 1906, dall’incontro tra Camere del Lavoro e federazioni di categoria. Al congresso costitutivo partecipano circa 700 delegati, in rappresentanza di circa 200 mila iscritti. Pochissime le donne delegate. Forse 3. Ma se vogliamo raccontare davvero questi 120 anni dobbiamo cambiare, almeno per una volta, il punto di osservazione. Guardare quella storia dalla parte delle donne. Perché le donne ci sono sempre state.
Erano nelle risaie e nei campi, nelle manifatture tessili e nelle fabbriche, negli uffici e nelle scuole. Erano mondine, braccianti, operaie, impiegate. Lavoravano dentro e fuori casa, spesso con salari più bassi e minori diritti. Scioperavano, organizzavano leghe, partecipavano alle manifestazioni, tenevano insieme lavoro, famiglia e militanza.
Eppure, per molto tempo, la loro presenza nella storia del lavoro è stata assai più grande della loro presenza nei luoghi in cui quella storia veniva raccontata e diretta. È una contraddizione che emerge con straordinaria chiarezza già nel dopoguerra. Nel gennaio 1945, a Roma, le lavoratrici di 35 aziende si riunirono mettendo la parità salariale al primo posto nella loro piattaforma. Pochi mesi dopo, al congresso della Camera del lavoro di Roma, le donne erano appena 9 delegate su 153. Lo stesso congresso istituì una Commissione femminile, affidandola ad Anna Fiorentini.
Nove su centocinquantatré. Dentro quel numero c’è una parte importante della storia che dobbiamo ricordare: le donne hanno dovuto conquistare non soltanto diritti nel lavoro, ma spazio e potere anche nel sindacato. E lo hanno fatto.
Lo hanno fatto donne come Teresa Noce, che nel 1947 arrivò alla guida del sindacato dei tessili, e figure come Lina Fibbi e Nella Marcellino, protagoniste del sindacalismo del dopoguerra. Ma la prima donna a entrare nella segreteria confederale della Cgil, Donatella Turtura, arrivò soltanto negli anni Settanta. Questo dato non diminuisce la grandezza della nostra storia. Ci obbliga, semmai, a raccontarla tutta.
Perché la storia delle donne nella Cgil è storia della Cgil. Sono le battaglie per la parità salariale e contro le discriminazioni. Per la maternità e i servizi pubblici. Per il diritto al lavoro e all’indipendenza economica. Per superare le segregazioni e i divari nel lavoro che attribuivano un valore diverso a seconda che a svolgerlo fosse un uomo o una donna. Sono le lotte delle braccianti, delle tessili, delle metalmeccaniche, delle insegnanti, delle lavoratrici dei servizi. Sono le battaglie contro le molestie e la violenza, per la conciliazione e la condivisione del lavoro di cura, per la libertà e l’autodeterminazione.
E sono anche le battaglie combattute dentro il sindacato, perché rappresentare le donne non poteva significare continuare a lasciare agli uomini quasi tutto il potere della rappresentanza. Per questo è stata introdotta la norma antidiscriminatoria nello statuto che prevede che nessun genere possa essere rappresentato al di sotto del 40% negli organismi statutari.
Nel 2010 un altro passaggio simbolicamente enorme: Susanna Camusso diventa la prima donna a guidare la Cgil. Più di un secolo dopo la nascita della Confederazione, una donna arriva per la prima volta al suo vertice. Ma a distanza di 120 anni dovremmo domandarci ancora chi compare nelle fotografie e chi nei gruppi dirigenti. Chi scioperava e chi parlava dal palco. Chi teneva in piedi le lotte e chi ne scriveva la storia. Chi c’era e chi veniva visto.
Ci sono state conquiste e sconfitte, avanzamenti e arretramenti, ritardi e contraddizioni. E proprio per questo la memoria serve. Perché i diritti non arrivano per naturale evoluzione della società. Qualcuno, e molto spesso qualcuna, prima di noi ha dovuto pretenderli, organizzarsi, scioperare, esporsi. 120 anni di Cgil sono anche 120 anni di donne. Donne che il sindacato lo hanno costruito, attraversato, cambiato. Donne che qualche volta hanno dovuto persino combatterlo per cambiarlo. E oggi, noi donne del 2026, dobbiamo continuare a fare ciò che quelle donne hanno fatto prima di noi: prendere parola, occupare spazio, esercitare libertà. Perché la storia delle donne nel sindacato non è finita.
E soprattutto, non è una storia minore. Le fotografie di questi 120 anni ci restituiscono migliaia di volti di donne. Donne davanti ai cancelli delle fabbriche. Donne nei cortei. Donne con gli striscioni. Donne nelle assemblee. Donne giovanissime e donne anziane. Donne che hanno conquistato diritti di cui altre avrebbero beneficiato molti anni dopo. Fino alle ragazze che oggi ballano e rivendicano nelle piazze. È forse questa l’immagine più bella dei 120 anni: una storia che passa di mano in mano e di donna in donna.























