Quando parliamo di sovranità digitale non dovremmo limitarci a discutere di tecnologia, software o innovazione. Dovremmo parlare di potere. Perché è precisamente di questo che si occupano aziende come Palantir: la trasformazione dei dati in una nuova forma di potere economico, politico e militare. Ormai è un dato di cui dovremmo avere tutti e tutte piena consapevolezza.

Palantir Technologies nasce nel 2003 a Palo Alto, in California, fondata da Peter Thiel (già co-fondatore di PayPal nel 1998 e grande investitore nella Silicon Valley), Alex Karp (attuale ceo), Joe Lonsdale, Stephen Cohen e Nathan Gettings. Per capirne la natura dobbiamo iniziare dal nome: Palantir, le pietre visive magiche de Il Signore degli anelli di J.R.R. Tolkien, ossia strumenti indistruttibili usati per vedere eventi lontani o comunicare attraverso il tempo.

L’idea originaria alla base della creazione di Palantir è l’utilizzo dei sistemi anti-frode di PayPal applicati alla sicurezza nazionale, raccogliendo però la più gran massa possibile di dati, e i creatori ci avevano visto giusto nel considerare che i dati, nelle mani di Palantir, potessero diventare una ricchezza enorme.

Palantir sostiene di essere un semplice fornitore di software e di non vendere né monetizzare i dati dei propri clienti. Ma il punto non è questo. Il vero nodo è che il suo modello di business si fonda sulla capacità di raccogliere, integrare e rendere interrogabili quantità gigantesche di informazioni provenienti da fonti diverse: dati sanitari, finanziari, amministrativi, telefonici, geolocalizzazioni, archivi pubblici e privati.

La forza di Palantir non consiste nel possedere i dati, ma nel diventare l'infrastruttura che permette di connetterli tutti. Ed è qui che sorge il problema democratico. Un sistema che riesce a ricostruire comportamenti, relazioni, spostamenti e abitudini di milioni di persone non è soltanto uno strumento tecnologico, ma un “potenziale” dispositivo di sorveglianza di massa. Un dispositivo che può essere utilizzato per fini legittimi, ma che può altrettanto facilmente essere impiegato per finalità incompatibili con i principi dello Stato di diritto.

Conoscere i programmi di Palantir rende l’idea del pericolo che corriamo. Se Foundry è il prodotto destinato al mondo industriale, utilizzato in Italia tra gli altri da Stellantis, Ferrari e Policlinico Gemelli, Gotham rappresenta il cuore originario del modello Palantir. Gotham è il sistema che collega ciò che era separato. La sua particolarità non consiste nel raccogliere dati nuovi, ma nel collegare dati già esistenti provenienti da archivi differenti e spesso disomogenei e incompatibili tra loro.

Registri anagrafici, banche dati sanitarie, documenti giudiziari, dati telefonici, email, immagini satellitari, flussi gps, intercettazioni, registri doganali, segnalazioni di intelligence e documenti operativi e qualunque altro dato o insieme di dati vi venga in mente possono essere integrati in un’unica rappresentazione digitale.

L'architettura di Gotham si basa su una funzione definita da Palantir come Ontology, cioè un livello di astrazione che trasforma dati grezzi provenienti da sistemi differenti in oggetti relazionati tra loro: persone, organizzazioni, mezzi, luoghi, eventi, conti bancari, telefoni, documenti.

Ontology. L’essere in quanto tale

In pratica non si consultano più migliaia di database separati, ma una sorta di enorme mappa dinamica di relazioni, intrecci, localizzazioni. Si possono ad esempio individuare in pochi secondi le connessioni tra un numero telefonico, una targa automobilistica, un conto corrente, una serie di spostamenti geografici registrati nel tempo e i contenuti social di un individuo.

La forza di Gotham è proprio questa: passare dall’archiviazione dell'informazione all'individuazione automatica di connessioni e schemi comportamentali. È il principio che sta alla base della cosiddetta intelligence data-driven, cioè guidata dai dati. Ma è anche il motivo per cui molti osservatori parlano di rischio di sorveglianza sistemica.

Quando una piattaforma è in grado di unificare tutte le tracce digitali lasciate da una persona, il confine tra mera attività investigativa e controllo permanente può diventare estremamente sottile o cessare di esistere. Se Gotham rappresenta la memoria e la capacità di correlazione dei dati, Aip (Artificial intelligence platform) costituisce il salto di qualità compiuto da Palantir nell'era dell'intelligenza artificiale generativa.

Lanciata nel 2023, Aip integra grandi modelli linguistici e sistemi di IA con le infrastrutture Gotham e Foundry. La novità consiste nel fatto che l'operatore non deve più interrogare il sistema attraverso procedure tecniche complesse. Può semplicemente formulare richieste in linguaggio naturale: “Quali unità rischiano di esaurire le scorte entro una settimana?”.

L'intelligenza artificiale interpreta la domanda, consulta simultaneamente centinaia di fonti dati e restituisce risultati, scenari e raccomandazioni operative. Secondo Palantir il sistema mantiene sempre un essere umano nella catena decisionale (human in the loop), ma è evidente che la capacità dell'algoritmo di selezionare informazioni, evidenziare priorità e suggerire azioni può influenzare profondamente il processo di decisione.

Nel settore militare questo significa contribuire all'identificazione di obiettivi, alla pianificazione delle missioni e all'allocazione delle risorse. Infatti, proprio nel 2024 la US Army ha assegnato a Palantir Technologies un contratto di sviluppo iniziale da circa 178,4 milioni di dollari per realizzare i primi prototipi di veicoli Titan.

Cos’è il progetto Titan (Tactical intelligence targeting access node)? Nulla più che una stazione di terra di nuova generazione dell’esercito degli Stati Uniti, progettata per integrare dati provenienti dallo spazio, dai cieli e dal terreno in un’unica piattaforma tattica mobile. L’obbiettivo è ridurre drasticamente il tempo intercorrente tra la rilevazione di un obbiettivo e bersaglio e il “tiro”.

Nel settore civile significa incidere sull'organizzazione del lavoro, sulle decisioni manageriali, sulla gestione del personale, delle forniture, della logistica e perfino dei servizi sanitari.

Per questo molti analisti parlano di una transizione cruciale: non siamo più di fronte a sistemi che producono informazioni, ma a sistemi che orientano direttamente le decisioni.

A rendere ancora più grave la questione è il conflitto irrisolto tra la normativa europea e quella statunitense. Il Cloud Act e il Fisa 702 consentono infatti alle autorità americane di richiedere l'accesso ai dati detenuti da società statunitensi anche quando tali dati sono conservati in Europa. Una situazione che mette aziende, enti pubblici e amministrazioni davanti a un paradosso giuridico: rispettare gli obblighi imposti dagli Stati Uniti può significare violare le norme europee sulla protezione dei dati; rispettare il Gdpr può significare entrare in conflitto con la legislazione americana.

Non è soltanto una disputa tra giuristi. È un problema di sovranità. Con Gotham e Aip, Palantir non si limita più a sapere ma comincia a suggerire cosa fare. È questo il vero cambio di paradigma che dovrebbe interrogare la politica, il sindacato e le istituzioni democratiche. Perché il potere non appartiene più a chi raccoglie dati, ma a chi è in grado di interpretarli e trasformarli in decisioni.

Se nel Novecento il conflitto riguardava il controllo dei mezzi di produzione, nel XXI secolo riguarda il controllo delle infrastrutture dell'informazione e degli algoritmi che guidano le scelte collettive. Ed è per questo che la questione Palantir non è una questione tecnologica, ma di costruzione di un sistema sociale e politico nuovo che interessa e coinvolge la democrazia, la sovranità la distribuzione del potere. Chi controlla i dati può conoscere la società. Chi controlla gli algoritmi può orientarla. Chi controlla entrambe le cose rischia di governarla senza nemmeno dover chiedere il consenso dei cittadini.

E mentre il dibattito pubblico resta confinato agli addetti ai lavori e milioni di cittadini non sanno nemmeno che una parte sempre più rilevante della loro vita digitale viene organizzata, analizzata e resa leggibile da piattaforme private, l’Europa ha il dovere di decidere chi deve controllare le infrastrutture che organizzano l'informazione strategica di uno Stato.

Il rischio più grande non è l'esistenza del Grande Fratello. È che il Grande Fratello sia già entrato nelle nostre istituzioni, nelle nostre aziende e nei nostri servizi pubblici senza che quasi nessuno se ne sia accorto.

Contro questa deriva servono scelte politiche radicali perché i dati non sono il petrolio del XXI secolo, come spesso si ripete. I dati sono potere. E il potere che non viene controllato finisce per controllare chi avrebbe dovuto governarlo, con un esito che la Storia ci ha già ampiamente mostrato.

Cinzia Maiolini è segretaria nazionale della Filctem Cgil